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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi

lunedì 25 gennaio 2010

' Le bretelle di Paragone '


'L'ultima parola', la trasmissione in tarda (e lunga) serata in onda, ogni santo sabato, sul secondo canale della Rai, vorrebbe essere un antidoto dell'Infedele dell'ex lottacontinuista, in quota Fiat, Gad Lerner.

L'ultima puntata è stata un potpurri (o melting pot) di vari elementi legati al problema dell'immigrazione e del razzismo e alla natura xenofoba della lega, per acquisire una maggiore consapevolezza di quel che accade nel nostro paese, a causa dell'aumento della presenza degli stranieri in cerca di occupazione.

Per quanto vispo ed intelligente, il brillante giornalista di 'Libero' e della 'Padania', non ha potuto nascondere l'ansia di assolvere il movimento leghista, per il quale tifa con temperato entusiasmo, dall'accusa di chiusura e d'intolleranza nei confronti dei migranti.

Gli ospiti in studio, dallo stesso Lerner a Mughini e Penati e all'ineffabile Salvini, recentemente convertitosi al cattolicesimo delle parrocchie, hanno espresso liberamente la propria opinione, mostrando i propri tic e le proprie inclinazioni. Il palcoscenico, diviso in due settori, ha visto anche la presenza di ospiti di colore, sistemati di fronte ai partecipanti l dibattito, per dimostrare che anche in Italia, da decenni ci sono personaggi perfettamente integrati ed orgogliosi di essere chiamati negri e non neri (bel colpo Feltri!).

Il ministro La Russa, intervenuto a distanza, ha spiegato ai tutti che cosa intenda il governo per società multietnica e multiculturale e per integrazione, meta a cui tendere nel rispetto delle regole.

L'inquieto Lerner, costretto alla disciplina dell'invitato, ha continuato ad insinuare il dubbio che, dietro le parole dei leghisti, ci sono fatti incresciosi, come la condanna del sindaco di Verona per istigazione all'odio razziale ed i cori anti-napoletani dello stesso Salvini.
Quest'ultimo fa un penoso distinguo tra quanto si urla nella curva sud degli stadi e quello che si costruisce in positivo nel parlamento e nel governo delle città, mentre il Presidente della provincia di Milano, Penati, si preoccupava di recuperare alla ragione gli operai transfughi della sinistra, andati ad ingrossare le fila dell'elettorato della lega nord.

L'unico che manteneva una certa lucidità di mente, in mezzo ad una 'bagarre' dalla quale era impossibile uscire con un un minimo di idee chiare, era Mughini, il quale, allenato dalle domeniche sportive, aveva buon gioco a dire che anche i siciliani come lui, avevano potuto integrarsi nell'unità italiana, pur mantenendo alcuni tratti caratteristici originari, divenendo 'multiculturali' tra Catania, Roma, Torino e Milano.

In definitiva, nonostante i servizi giornalistici che hanno infarcito il programma, per mettere in evidenza come diversi protagonisti di nascita africana hanno potuto divenire cittadini italiani a pieno titolo (fino al punto di declinare la lingua nazionale ed alcuni dialetti del profondo settentrione), il problema multirazziale è ancora tutto da risolvere, perché mancano strumenti legislativi, burocratici, economici e culturali adeguati all'impellenza delle masse d' irregolari presenti nel nostro paese.

Al termine del dibattito, continuavano a colpire l'attenzione del pubblico le mirabolanti bretelle di Paragone,al quale sarebbe opportuno riferire che quel tipo di accessorio si porta sotto il gilet e sotto la giacca e non va esibito sulla camicia sbottonata, alla maniera dei Soprano's, ovvero degl'italo-americani del secolo scorso, affiliati a qualche temuta gang di Chicago o New York.