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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi

domenica 28 settembre 2008

"Tra il sonno e il sogno"

Tra il sonno e il sogno
tra me e colui che in me
è colui che suppongo,
scorre un fiume interminato.
E' passato per altre rive,
sempre nuove più in là,
nei diversi itinerari
che ogni fiume percorre.
È giunto dove oggi abito

la casa che oggi sono.
Passa, se io medito;
se mi desto, è passato.
E colui che mi sento e muore

in quel che mi lega a me
dorme dove il fiume scorre –
questo fiume interminato.

Ovviamente, la poesia non è mia. "Tra il sonno e il sogno"è di Fernando Pessoa.
La sua lettura può servire a distinguere, nell'impermanenza del vivere quotidiano, ciò che vale da ciò che non vale.
E a concentrare l'attenzione sul filo d'erba ..., più che sulla menzogna e l'ipocrisia, le false illusioni e le inutili aspettative dell'apparenza.


sabato 27 settembre 2008

"Stanchezza"


Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza non di questo o di quello

e neppure di tutto o di niente:stanchezza semplicemente, in sé,stanchezza.

La sottigliezza delle sensazioni inutili,le violente passioni per nulla,gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,tutte queste cose -queste e cio' che manca in esse eternamente -tutto ciò produce stanchezza,questa stanchezza,stanchezza.

C'è senza dubbio chi ama l'infinito,c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,c'è senza dubbio chi non vuole niente -tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:perchè io amo infinitamente il finito,perchè io desidero impossibilmente il possibile,perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,o anche se non può essere...E il risultato?

Per loro la vita vissuta o sognata,per loro il sogno sognato o vissuto,per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...Per me solo una grande, una profonda,e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,una supremissima stanchezza,issima, issima, issima,stanchezza...

Alvaro de Campos(Fernando Pessoa)

Amare il finito, il possibile, quel che può essere...Pessoa non si dichiara idealista come gli appartenenti alle tre categorie indicate nelle strofe precedenti.
A scrutare la realtà e quello che non può essere si finisce ad accusare stanchezza e a sentirsi felici della scoperta?

Che cervello bizzarro e capriccioso potrebbe dire qualcuno, come già sottolineò il Vasari nei confronti del pittore rinascimentale ed eterodosso Durer.
Oggi si riconosce a Durer come del resto ad Arcimboldo la qualifica di rivoluzionari", in quanto non ortodossi e non allineati con il pensiero dominante del loro tempo.
Penso che sostanzialmente tale definizione possa attagliarsi anche a Pessoa, un personaggio enigmatico, affascinante e geniale, non integrato nella società dell'epoca, già in cammino verso la triade Ragione, Progresso, Uniformità.

Si deve ad Antonio Tabucchi il merito di aver reso noto lo scrittore e poeta portoghese in Italia ed in Europa.
Un uomo singolare, geniale nell'analisi dell'animo umano, della perdita d'identità nella società massificata, dal carattere malinconico e fatalista che affondava le sue radici nell'Africa lusitana.

giovedì 25 settembre 2008

L'anarchico Pessoa



(I know not what tomorrow will bring... )
Ritorna in libreria "Il banchiere anarchico" di Fernando Pessoa, un racconto lungo, nel quale si rintracciano le idee principe dello scrittore e poeta portoghese, considerato tra i massimi del novecento.
Pessoa
nacque anarchico, ma, nel corso della vita, dovette aggiornare la propria posizione libertaria di carattere assoluto, facendo i conti con la realtà, vale a dire con l'osservazione penetrante, lucida e pessimistica, della società e della natura degli uomini.
Fino al punto di considerare il conservatorismo come la via più consona, per mantenere intatto e praticabile il proprio anarchismo delle origini.
Provando a rileggere le pagine del libro, si ricavano concetti difficilmente revocabili in dubbio anche per il tempo presente.
Un breve esempio è dato dal seguente passo:
“Il vero male, l’unico male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alle realtà naturali – tutto, dalla famiglia al denaro, dalla religione allo stato. Si nasce uomo o donna – voglio dire, si nasce per essere, da adulti, uomo o donna; non si nasce, a buon diritto naturale, né per essere marito, né per essere ricco o povero, come non si nasce per essere cattolico o protestante, o portoghese o inglese”.

lunedì 22 settembre 2008

Tutto è bubbola?



Il dilemma non è nuovo.

Il mio blog non è proprio recente e quindi posso parlare con cognizione di causa.

Dovrei indispettirmi quando le mie opininioni sono clonate o parafrasate, riconoscendo corrette ed appropriate, adeguate e congrue, almeno implicitamente, le mie osservazioni?
No.
Mi prendo la soddisfazione di vedere confermate le mie intuizioni e tanto mi basta.
Non ho intenzione di apparire ed esserci a tutti costi.

Le rassegne, le passerelle, gli show li lascio agli altri, ai narcisisti di professione, convinto come sono che le esibizioni servono a poco.
Tanto rumor per nulla si potrebbe dire, riecheggiando il titolo di un'opera di Shakespeare.
A proposito del quale, en passant, udite udite, si dice che fosse cattolico, ma non potesse dichiarare liberamente la sua fede, per paura delle ritorsioni del potere.
E'incredibile come il mondo, mutatis mutandis, non cambi sostanzialmente mai.

Sarà vero?

C'è da dubitare di tutto.

La mia fortuna consiste nel fatto che, con l'esperienza e il trascorrere degli anni, mi vado convincendo quanto sia vana l'esistenza e la ricerca dell'assoluto, secondo i criteri impartiti dalla scienza o dalla filosofia, ad uno sguardo non miope, ad occhi che vogliano vedere lontano e spaziare su piani diversi, regioni inesplorate, accogliere nuove prospettive, abbandonando l'abitudine e la pigrizia.

Credevo, di essere il centro dell'universo e niente è più ingannevole dell'universo.
Quando si ritiene di averlo compreso, sfugge di mano come sabbia.
Non si riesce a trattenere neppure un granello della vita e quando ci si rende conto di essere solo un pulviscolo dell'infinito, vagante nell'atmosfera in cerca di posarsi in qualche punto immoto, ecco che tutto il resto, quanto è fondato sull'apparanza di sé e la presunzione del proprio io è solo una grande, avvolgente ed ingannevole, bubbola.

sabato 20 settembre 2008

Lettera a Marcello Veneziani


"La guerra delle parole"
Caro Veneziani,
Lei si è indignato con Gianfranco Fini, indicandolo come un voltagabbana, che non rappresenta più la destra per il proclama steso alla festa di Azione Giovani e lo ha fatto con un rovente articolo apparso su Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri.


Sull'analisi dell'evento non sono d'accordo e spiego perché.


Purtroppo l'area moderata ha perso, da tempo, quella che Mario Tedeschi definiva "la guerra delle parole" ed, oggi, Fini non fa che adeguarsi: antifascista è sinonimo di democratico, mentre ancora anticomunista è sinonimo di fascista.
E' bastato che Alemanno distinguesse tra razzismo e fascismo o che il neo-Ministro della difesa ricordasse tutti i caduti della guerra civile e no, perché si scatenasse il putiferio sulla stampa ed i media di regime, nonostante la stragrande maggioranza degl'italiani sia perfettamente convinta che "la destra" non ha nulla da spartire con il ventennio mussoliniano, vera autobiografia della storia.
E allora che deve fare un "povero Presidente della camera", il quale, neppure anagraficamente, può essere definito "fascista", se non proclamarsi "antifascista", indicando la nuova strada a tutta Allenza nazionale, compresi i suoi giovani militanti?


Duole rilevare, sempre per la sconfitta, sul piano propagandistico, del centrodestra, che il Partito democratico "non ha passato le acque" e non ha necessità di proclamarsi "anticomunista", per essere legittimato a governare e può tranquillamente allearsi, addirittura, con gli eredi dichiarati del comunismo e del marxleninismo.


Speriamo soltanto nel lavoro degli storici autentici ed in una riforma della Costituzione, fin troppo viziata dai tabù dei cnl, per ristabilire, in futuro, un maggior equilibrio antitotalitario ed il rispetto della verità.


Certo, un atteggiamento meno conformista, per affermare il rispetto dei princìpi liberaldemocratici da parte di un leader della destra moderata e libertaria, conservatrice o tradizionalista che sia, sarebbe stato auspicabile.


Ma, come don Abbondio, se uno il coraggio non ce l'ha...


Auspichiamo piuttosto un "gramscismo" di segno opposto a quello praticato finora, con successo, dai vetero-comunisti e loro discendenti, grazie al prolungato monopolio dell'industria culturale, con il nuovo "Popolo delle libertà", al servizio della democrazia sostanziale, della libera circolazione delle idee e del sapere non inquinato da ideologismi.


Ed auguriamoci, anche, con l'aiuto di "Libero", di mettere al bando i troppo zelanti neofiti, replicanti e cortigiani, di casa nostra, pronti a genuflettersi, pur di non perdere la poltrona, o le prebende, di fronte a qualsiasi potente, grande o piccolo che sia.

venerdì 19 settembre 2008

Van Gogh e il Giappone






Silente geisha un filo d'erba sente soffio del vento.

Nel primo volume "Sugli orienti del pensiero", l'autrice, l'illustre estetologa, Grazia Marchianò, descrive "la natura illuminata" e cita, nell'indicare i rapporti tra l'artista e l'oggetto da rappresentare, il pittore folle Van Gogh, il quale soffermava la sua attenzione sul filo d'erba, per giungere poi alla comprensione della vita e dell'universo intero, secondo l'insegnamento religioso - estetico del Giappone, che concepisce l'esistenza dell'uomo come parte della natura.


Colpisce come un artista definito pazzo possa aver espresso un'idea talmente profonda, da inserirsi a pieno titolo nella larga messe di riflessioni filosofiche e dottrinarie, che caratterizzano la comprensione della speculazione intellettuale orientale.

Erasmo aveva scritto un "elogio" di questa stravagante deriva della mente, la quale, attraverso "la dissennatezza", poteva giungere ad esiti di tutto riguardo, per l'intuizione della verità.
Mi pare che il genio di Van Gogh testimoni appieno questo percorso.

Ecco il brano illuminante del pittore, tratto da una lettera del 1888 diretta al fratello Theo:

Studiando l'arte giapponese, si vede un uomo, indiscutibilmente saggio,filosofo e intelligente, che passa il suo tempo a far che?A studiare la distanza tra la terra e la luna? No.A studiare la politica di Bismarck? No.A studiare un unico filo d'erba. Ma quest'unico filo d'erba lo induce a disegnare tutte le piante, e poi le stagioni e le grandi vie del paesaggio e infine gli animali e poi la figura umana.Così passa la sua vita e la sua vita è troppo breve per arrivare a tutto.Ma insomma non è una vera religione quella che c'insegnano questi giapponesi così semplici e che vivono in mezzo alla natura come se fossero essi stessi dei fiori?

domenica 14 settembre 2008

BlogFest e lobby








Alla "BlogFest" di Riva del Garda se ne vedono di tutti colori.
Il Potere non può fare ameno d'ignorare il fenomeno globale dei blog e quindi deve, in qualche modo, attestare la propria attenzione verso un fenomeno non facilmente controllabile e dominabile, sebbene la tendenza all'omologazione si faccia strada anche in questo settore, grazie all'istinto gregario, latente in molti blogger, il quale porta all'aggregazione ed al lobbismo, alle nuove corporazioni, ai gruppi di pressione, al condizionamento psicologico ed al soft mobbing , in grado di orientare idee e comportamenti, mettendoli, se possibile, al servizio dell'establishment, nel quale ha spazio rilevantissimo il monopolio telematico.
Franco Bernabè, a similitudine di Obama al congresso del partito democratico negli USA, si presenta a Riva del Garda e graziosamente concede se stesso, la visibilità del suo gruppo, a partecipare al dibattito, rispondendo alle domande di alcuni interlocutori pre - selezionati tra i presenti all'evento, ed esprimere così il volto moderno, accattivante della sua società, già apprezzata, nel tempo, per significative ragioni di eterodossia, manifestata, in campo nazionale ed internazionale, nei settori piu sotterranei della politica e dell'economia.
E che succede?

Vorremmo sbagliare, ma l'impressione è che i qualificatissimi rappresentanti dei succitati coagulatori di blog, quelli che, a loro volta, tramite solidarietà pelose ed arruffianamenti istituzionali, si pongono riverenti e paghi al di cotanto personaggio, quasi fosse un Obama all'amatriciana, ovvero un'altra madonna apparsa nella città trentina come capitò ai fedeli salmodianti o a quelli in pectore, a Civitavecchia o a Medugorie.

"Grazie Franco, benvenuto tra noi, sei grande e democratico, e non faremo nulla per cambiare te ed il grande fratello, del quale sei legittimo erede con la tua inimitabile società per azioni", sembrano ripetere, da soli o in coro, tanti fieri campioni d'anticonformismo parolaio e bloggarolo.

Meditiamo su quest'aspetto dei meeting organizzati da rampanti opinionisti del web, più o meno in buona fede, con legami sottili con la grande stampa, i media, la telefonia mobile e fissa, i cosiddetti "poteri forti" e cerchiamo di sottrarci al richiamo del branco.

Domandiamoci quanti affari si fanno a Riva del Garda e quanta autentica voglia di libertà ci sia tra questi nuovi santoni, che si fanno in quattro per accogliere, con smodati inchini, i potenti piccoli e grandi, del nostro stravagante paese, magari rendendosi disponibili, con la loro riverenza, ad accettare di corsa un posto, che assicuri loro non solo il biblico piatto di lenticchie, ma anche pane, companatico, dessert e benefit vari, sempre pronti a contestare con licenza delli superiori.
A loro, blogger o no, ripetiamo uomini siate e non pecore matte.

martedì 2 settembre 2008

Tucci ed il buddhismo


Una volta era privilegio di pochi definirsi buddhisti. Una certa ritrosia condizionava la scelta di dichiararsi di una religione diversa dalla cattolica, anche tra le personalità di rango.
Oggi c'è per fortuna maggiore libertà di culto e non culto.
In compenso è aumentata la confusione.
Quando uno studioso come Tucci (stando a quanto riferiscono i suoi allievi) affermava di essere diventato buddhista per seguirne la dottrina etica, in quanto, in questo modo, era tutto “più semplice e si sentiva più libero”, in realtà non indicava una via spirituale, una speculazione profonda del pensiero, ma un’opzione tra le varie morali.
Ora, da un personaggio di tale levatura, che ha fatto conoscere in Occidente, fra l’altro, il Tibet ed il suo spirito religioso, conducendo ricerche benemerite e dirigendo l’Istituto per L’Asia e l’Africa, uno strumento di collaborazione ed amicizia, oltre che di affinamento di conoscenze culturali tra l’Italia e l’Oriente, ci si sarebbe aspettato di più nei riguardi di lettori ed ammiratori, i quali, conservando ampia libertà di condividere idee, giudizi, valutazioni, si attendono peraltro contributi di valore scientifico, più che la descrizione di episodi legati ad esperienze personali, da mantenere, più correttamente, in un ambito riservato, in quanto nulla aggiungono al patrimonio intellettuale ereditato dal Maestro.
Ma tant'é.
Non bisognerebbe confondere la vita privata con quella pubblica, proprio per non dare adito ad equivoci, ambiguità, distorsioni.
Ed invece spesso s'intersecano i due aspetti e si dà luogo ad un quadro non propriamente compiuto del soggetto, né dei risultati acquisiti dalla sua operosa attività, con il rischio di sminuirne il valore e l’immagine per rendere noti piccoli eventi, cronachette di scarso rilievoo aneddoti comunque legati ad aspetti particolari della sua vita e personalità, più adatti a chiacchiericci da salotto che non a panorami estesi o alte vette di montagna, cioè i luoghi preferiti dell’autore.
Ancora oggi, c'à chi interpreta il buddhismo come una raccolta di norme comportamentali, sostanzialmente svincolato da una visione religiosa e chi lo vive come ideale mistico.
Senza considerare che per molti seguaci occidentali è una sorta di via consolataria ai mali delle società progredite economicamente od anche un'attrattiva intellettuale o perfino una moda.
Non penso, comunque, per chiunque segua, con intima convinzione, le regole del buddhismo, anche soltanto come insegnamento morale, sia senza ostacoli e difficoltà applicarne i precetti.
La semplicità in questo campo non
esiste.