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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi

venerdì 25 luglio 2008

Gao Xingjian ed i nodi della vita






Il premio nobel 2000 per la letteratura è stata una scoperta recente, grazie ad un'intervista curata da Giuseppe Conte sul Giornale.




Le parole di Gao Xingjian si succedevano con ritmo armonico ed i concetti si dipanavano con una logica compiuta ed irreprensibile. Il suo pensiero veniva esposto con un linguaggio piano e scorrevole ed era di una chiarezza esemplare.




Le stesse qualità le riscontro nella lettura di un romanzo scritto dopo il conferimento del premio.




Una prosa semplice in un'ottima traduzione induce a concentrarsi sulla storia autobiografica de Il libro di un uomo solo, sul quale incombe la persecuzione subita dal regime maoista, dipanandosi, per altri versi, tra storie d'amore, un elegante erotismo ed i molti interrogativi sull'esistenza.




In genere gli accenni politici non sono gradevoli per chi cerca un significato estetico nella letteratura, l'arte svincolata dagl'ideologismi.




Per troppo tempo abbiamo letto romanzi dove il tema ideologico prevaleva su tutto e conduceva a risultati modesti o inutili dal punto di vista strettamente letterario.




Ma qui, si avverte l'angoscia del vivere sotto la pressione quotidiana in un clima inquisitorio, poliziesco, razzista con i tanti tranelli tesi, ad ogni pie' sospinto, per accertare la disciplina e l'obbedienza al partito e alla rivoluzione culturale: la persecuzione è diretta a sradicare l'uomo dalla propria famiglia, dai ricordi e le abitudini, le tradizioni antecendenti l'avvento del comunismo.




Appare evidente, in questo caso, la trasfigurazione della lotta personale e politica contro il reazionario Gao nel dramma individuale e collettivo dell'oppressione e della sofferenza, nel rischio persistente della perdita della libertà e dello stesso dono della vita.




Le figure femminili che accompagnano le peripezie del protagonista paiono lenire la sua tragedia soggettiva, accendendo lumi di speranza per il riscatto dalla schiavitù, per relazioni umane, libere da paure e condizionamenti, dove i sentimenti abbiano diritto di esistere pienamente e riacquistino la forza di rendere stabili i legami del cuore.




Un crocevia di emozioni, un labirinto di memorie e dolori, grandi afflati ed aspettative per capire il mondo: un compito difficile, se non improbabile, animato da un desiderio indefinito di spiritualità, che induce l'autore ad affermare problematicamente:...Questa vita è come una rete che tu pensi, maglia dopo maglia, di sciogliere nodo dopo nodo, ma, di fatto, non fai altro che un unico groviglio di nodi, la vita, questo stupido ammasso, tu non hai proprio modo di scioglierlo.

mercoledì 23 luglio 2008

Un saluto a Laura

Laura ha un blog dal titolo accattivante, Epistolae, pubblicato da Monotype ( sul quale per ora mi è difficile commentare). Questo il link:




Le sue osservazioni sono puntuali, pertinenti, intelligenti e spiccano nel panorama banale offerto dai molti blogger blateranti che invadono il web.


Devo esser grato al Giornal Blog di Giordano Bruno Guerri per averla incontrata.


Oggi voglio ringraziarla per le cortesi parole riservate a questa pagina e ricambiare con sincerità i complimenti per quello che scrive.


Rara avis.


E' un piacere sapere che esistono ancora donne colte ed eleganti nel modo di comunicare ed esprimere pensieri profondi.


Un cordialissimo saluto a Laura con i migliori auguri per le sue delicate e significative epistolae.


martedì 22 luglio 2008

Io premio, tu premi:noi ci premiamo !







Qualche tempo addietro il mio amico Mouscardin tirò fuori un post dal titolo emblematico:"Non voglio più caramelle !"

In esso si stigmatizzava la brutta abitudine di molti blogger di fare della propria pagina una specie di salotto, in cui la maggiore occupazione era quella di bere un tè e mangiucchiare pasticcini fino alla nausea.

La parola d'ordine era ed è, visto che la situazione permane, arruffianarsi.

Per carità, il fair-play e la gentilezza sono la regola, ma se riduciamo la nostra pagina ad un caramellificio o ad una pasticceria, dove si esibiscono baci (finti) di cioccolata, è finita.

Adesso sta prendendo piede un'altra pessima abitudine: quella di premiarsi.

Anche in internet, come nella società civile, c'è una folla immensa e straripante di frustrati (non frustati; magari fossero frustati, ogni tanto, certi fastidiosi personaggi, colmi della propria presunzione...), i quali, per passare il tempo, coniano qualche logo con scritte del tipo "Premio per il miglior blog della terra", convinti che sia come il premio Nobel.

Poi, non paghi, questi tristi figuri passano all'azione:contattano qualche sicario o sicofante o complice da bettola e indìcono le
elezioni fra una decina di compari, col sistema della catena di S. Antonio.

Infine si votano. Tra loro.

E tutti insieme, in cordata, esibiscono il trofeo del più bello tra i blog possibili.Come se fosse tutto vero.

Una meschinità assoluta.
Ed una presa per i fondelli per i poveri ingenui, che vanno a leggere ed immediatamente cadono in una tremenda confusione mentale, perché
vedono che tutti i blog della cosca hanno il premio.

Ma allora, scusate non era meglio starsene tranquilli e continuare a farsi complimenti (falsi) reciproci, con lo scambio di dolciumi virtuali, in cui la nausea e la monotonia la facevano da padrone, ma se non altro il gioco era scoperto?

Con lo spreco di energie, derivante
dal voto di scambio l'unico risultato palpabile è l'aumento di anidride carbonica nell'aria e quindi dell'inquinamento.

Per reagire a questo andazzo idiota,
non lascerò neppure un punto esclamativo sui blog dove campeggia il logo della menzogna di un premio:

una visione aggiornata e cretina della manzoniana colonna infame.

sabato 19 luglio 2008

Se anche Bush fa il babbione






Divorzia.
Anche lui, il Presidente duro e puro, il secondo cow- boy dell'America contemporanea, dopo Reagan (il quale però si tenne stretta fino alla fine la sua Nancy), molla la moglie per la Rice, negretta volitiva e sculettante, tutto pepe e voli all'estero, è finita.

Il mito della Provincia americana, con la sua Chiesa Battista, i figli incolonnati dietro mammà continuamente sorridente, per confermare la felicità casalinga, avviticchiata al marito da mane a sera, festività comprese, comincia ad appannarsi, ci sono forti dubbi che l'impero a stelle e strisce non possa declinare, come accadde nella storia per altri colossi, a cominciare da quello romano.

Non siamo tra quelli che pensano al matrimonio come caposaldo della civiltà.

Anzi riteniamo che divorziare sia spesso un bene per l'umanità, oltre che per se stessi ed i figli, ma sono i Capi di Stato che destano perplessità quando cominciano a comportarsi come divetti superficiali.

Riteniamo che le grandi nazioni sono state tali, perchè erano guidate (in democrazia o no poco importa) da grandi uomini all'altezza delle situazioni che i tempi imponevano, interessati più alle questioni politiche ed istituzionali ed alla salvaguardia dell'assetto sociale dei popoli loro affidati, piuttosto che alle beghe familiari e alle avventure extraconiugali, da mettere in piazza magari come piccoli borghesucci o politicanti da strapazzo, di cui pare oggi i parlamenti di mezzo mondo son pieni.

Non che queste faccende non accadano ai personaggi di spicco, ma essi sanno che i panni sporchi si lavano a casa e meno ciance si fanno in materia di sesso od affari sentimentali ed è meglio per tutti, durante e dopo il ruolo ricoperto.

Non c'è altra strada che la discrezione la riservatezza la menzogna pubblica, per assicurare al proprio paese il decoro e con esso la saldezza del Governo nel susseguirsi delle generazioni.

Bush, con tutti i suoi difetti, pareva assicurare un certo stile. Mai ci saremmo aspettati che, alla fine del mandato, facesse strillare radio, giornali e televisioni sulla conclusione del suo matrimonio, come se la recita fosse finita e, calato il sipario sulla sua attività di statista, potesse correre come un qualsiasi manager in pensione tra le braccia della sua assistente, saltellando di qua e di là
per annunciare che finalmente era libero di fare, come tutti gli altri, la figura del babbione.
O tempora o mores!

mercoledì 16 luglio 2008

Che pensare?



I casi di Eluana e di altre povere creature, grandi e piccole, colpite da malattie gravi, inesplicabili, difficili o impossibili da curare, richiamano alla coscienza il problema del male nell'esistenza e nel mondo.
Che pensare?
La logica non dà risposte che abbiano un senso compiuto. la mente umana non è capace di dare risposte plausibili.

C'è chi dice di accettare la realtà così com'è, perché intanto è impossibile cambiarla. Anzi suggerisce di collegare il cosmo al microcosmo individuale per proiettare la vita nell'universo dove l'io è un punto impercettibile, senza seguito, destinato a perdersi nel grande Sé.

Per l'uomo occidentale è una strada faticosa, abituato al dualismo e alla separazione tra anima e corpo,l' immanente e il trascendente, quella di superare le distinzioni e l'individualità, la persona.

Certo, in una prospettiva in cui ognuno di noi è solo una molecola del grande oceano dell'assoluto, anche la sofferenza acquista una dimensione diversa, relativa, di minore importanza.

Ma quando si vive accanto al dramma e alla tragedia di un familiare o un amico o comunque di un altro essere umano, che suscita empatia, come si fa a convincersi che tutto fa parte della natura, immutabile nelle sue leggi eterne, dove il piccolo puntino, il singolo conta quanto un granello di sabbia?

Che pensare allora per chi non è capace di abbandonare una concezione, in cui ogni soggetto ha un valore seppure transitorio e che ognuno di noi può passare a soffrire, da un momento all'altro, un evento imprevedibile r problematico, una situazione in cui il dolore dell'essere appare senza giustificazioni logiche?

La risposta più opportuna forse è non pensare. Rassegnarsi a non capire.Anche se ciò può non significare necessariamente rinunciare a cercare.

giovedì 10 luglio 2008

Alè Ilva Bella !





Pare che l'antico nome dell'isola de La Maddalena fosse Ilva.



Non si sa che credito attribuire a questa ipotesi, che si perde nella notte dei tempi. E' certo però che la Polisportiva Ilva (o Ilvarsenal) vide la luce agl'inizi del 1900 e acquisì grande fama in breve tempo, trattandosi di uno dei pochi sodalizi attivi, in campo regionale ed interregionale, forse alla pari con la squadra del Cagliari, la capitale.




Lo sport è un sintomo di vitalità, un'espressione di civiltà consolidata, di buona consapevolezza comunitaria e non si può negare che la Città di La Maddalena, pur nella sua breve storia, essendo ufficialmente nata intorno al 1798 come presidio della Regia Marina Sarda, ai tempi della Rivoluzione francese, di meriti mondani ne acquistò a sufficienza, grazie alla sua posizione geo-politica, al centro del Mediterraneo.






Oggetto di attenzioni da parte della stessa Convenzione e del giovane Napoleone, prima, dei Savoia dopo e di Nelson nella drammatica lotta per il predominio sui mari della magnifica Inghilterra, e via via, fino a Garibaldi e al Duce del fascismo.




Una serie di personaggi che, in un modo o nell'altro, hanno dato l'imprinting ad un arcipelago fra i più belli e conosciuti al mondo, sempre a contatto con gente di diversa provenienza, sia come piazzaforte militare fin dalla prima guerra mondiale, sia in quanto sede prestigiosa (e proficua per il benessere economico locale) della Marina militare ( la quale - in occasione della sconfitta del luogotenente Bonaparte da parte del nocchiero indigeno Domenico Millelire, si appuntò la prima medaglia d'oro al valore) ed infine quale meta, a ragione, decantata di una delle migliori località del turismo internazionale, a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, tanto per le bellezze naturalistiche, quanto per una una delle più prestiose scuole di vela d'Europa, il Centro Velico di Caprera.




Dopo la lunga parentesi americana, inaugurata, quasi alla chetichella, dal Presidente Andreotti e chiusa clamorosamente circa un paio d'anni orsono, senza valide alternative alla dismissione di un'economia garantita dallo Stato ed integrata moderatamente da flussi estivi di turisti pendolari o d'élites, la speranza della ripresa economica e del progresso socialmente utile, a detta del Governatore della Sardegna, doveva proprio consistere nella prossima riunione del G8, con il quale, realizzando alcune rimarchevoli opere al servizio della manifestazione, si sarebbe creato un nuovo volano per il suo rilancio turistico internazionale sevendosi altresì di una gestione oculata e produttiva deil grande patrimonio di beni del demanio pubblico.



Dalla cantieristica al servizio dei maxi yacht ad efficienti infrastrutture per il diporto nautico compatibili con la presenza del Parco Nazionale dell'Arcipelago, ora ridotto ai minimi termini di credibilità, grazie al clientelismo dei politici di tutti i colori (e buon da ultimo dal verde Pecoraro-Scanio), da trasformare finalmente in un Ente managerale di effettiva tutela ambientale.




Ora è arrivata la doccia fredda da parte del Cav. Berlusconi, il quale mette in dubbio la celerità dei lavori per il meeting dei grandi della terra, da realizzarsi entro il luglio 2009.




Dal Giappone, ha avvertito, infatti, il Premier che, se l'attuazione dei progetti continuerà ad andare a rilento, c'è un'alternativa pronta nel cassetto del Governo, per assicurare un'altra sede degna e funzionale al prossimo G8.






Come la prenderanno i cittadini del Comune sardo-corso non è facile dirlo.



Un mix di supponenza e d'innato scetticismo, il senso britannico del distacco, dell'autosufficienza nel proprio splendido isolamento, fanno ritenere che la popolazione reagirà, probabilmente, con la solita indifferenza (o apatia?), che ha contrassegnato, per un paio di secoli, il suo carattere, fatti salvi gli avvenimenti eccezionali in grado di muovere all'entusiamo la folla.






Se ne ricordano alcuni in particolare: Il decesso di Giuseppe Garibaldi, la visita ufficiale del principe Umberto di Savoia, prima della dichiarazione di guerra agli Stati Uniti d'America, quella del Ministro Ferrari-Aggradi (discendente da una delle famiglie anticamente dimoranti nell'isola), nel periodo antecedente il boom economico dell'Italia, l'elezione di Mario Segni , prima, e di Giuseppe Cossiga (diuturno amico dell'arcipelago maddalenino), a Presidente della Repubblica, la visita ufficiale del Capo dello Stato del tempo, Giuseppe Saragat.






Ma forse nessun altro evento ebbe a scuotere la tipica flemma degl'isolani, se non la promozione nella serie più alta del girone regionale della grande Ilva, la squadra di calcio più antica e benemerita (è bene ricordare che il secondo dopoguerra vide nascere la nuova compagine de "La Maddalena", a riscossa dei ceti proletari, che avevano il loro punto di forza nei nuclei operai dell' Arsenale militare e dei lavoratori del prezioso granito delle cave presenti nel lato sud-occidentale del territorio comunale).






Per giorni interi si festeggio' la vittoria dei calciatori bianco-celesti (i colori dell'associazione sportiva), sempre sostenuti con passione dall'intera popolazione.






Non si sa se l'ostinato Soru (giovanile campeggiatore di Caprera), ed il pur dinamico Bertolaso riusciranno a pungolare a tal punto Sindaco, Giunta e comunità locale, suscitando lo stesso tifo del tempo andato, per giungere con puntualità al traguardo dei lavori finiti.






Ce lo auguriamo per la Città del Leone di Caprera, che non merita di decadere.




Alè, Alè, Ilva Bella!




mercoledì 9 luglio 2008

Dialogo sull'infanzia


Dice saggiamente Mitì,
riferendosi all'infanzia come all'età dell'Equilibrio : Avevamo attorno realtà nette, definite, precise, limpide e chiare.E poi siamo cresciuti.


Certamente d’accordo. L’equilibrio e le celluline grigie si perdono con la crescita…Crescere significa declinare: una vera beffa del destino!Sei tra le mie preferite,fin da bambina. Lo sapevi?"


"Impertinente, sin da bambina? mi conosci da allora? ;-)"


"Sì Mitì, ti conosco da allora. Alle elementari sei stata il mio primo amore… E tu danzavi per me."

martedì 8 luglio 2008

Taurus (Un contributo alla festa dei girotondini)





Per dare un po' di suspense, ho atteso
prima di rendere nota la risposta.

Eccola, ora.
Sappiate che il toro maschio ha i peli sotto le ascelle. La femmina, no.

Grazie per la vostra paziente attesa.
Spero che ora sia tutto chiaro.

P.S.
Amici, questo è il mio piccolo contributo per la festa dei girotondini.

Siate tolleranti.
A proposito si dice Girotondi o Girotonti ?

Differenze di sesso







Ho voglia di movimentarmi la giornata, calda, afosa, monotona.

Desidero parlare in libertà ed esprimere concetti elevati, che facciano riflettere e, magari, scatenino qualche critica costruttiva sul piano scientifico.

Vorrei affrontare il problema del riconoscimento dell'identità maschile e femminile, dell'accertamento della diversità dei sessi tra i nostri amici animali, ed in particolare del Toro: uno dei segni zodiacali più rappresentativi del pianeta, ma anche un simbolo di forza divina in alcune religioni antiche ed, oggi, specie in via di estinzione in alcuni paesi, tanto da esigerne la protezione.

Perfino i toreri non godono più tanta considerazione in Spagna e negli altri paesi dove si pratica la tauromachia: un' arte antica quanto magica, che affascinò irrimediabilmente Ernst Hemingway, fino ad esaltarne il senso drammatico della lotta tra l'uomo e la natura, gl'istinti primigenii con i quali s' ingaggia la battaglia per l'esistenza.

Bene, digressioni letterarie a parte, mi sia consentito di chiedere:qual è la differenza tra un toro femmina e un toro maschio?

Rispondete,
se avete qualche cognizione precisa in proposito.

Coraggio.
La risposta al prossimo post.

Pessimismo maschile


Quanti pregiudizi ci sono nei confronti delle donne e quanto pessimismo trasuda dalle parole di scrittori afflitti da pessimismo catastrofico nei riguardi del genere femminile, malamente temperato dalla letteratura stilnovista e cavalleresca e da qualche scampolo di narrativa contemporanea di autori finalmente colpiti da sensi di colpa, dopo il lungo asservimento maschilista dei cervelli.

Eppure rimangono luoghi comuni e complessi freudiani, magari sotto traccia. Costituiscono un fil rouge che attraversa età e continenti. Mentalità d'oriente ed occidente.

Due esempi in questa sede, oggi. E che valgano come monito per le nuove generazioni globalizzate.

Le donne? Date loro qualche spazio a casa ed un po' di tempo e s'innamoreranno dello spazzacamino.
(W.Makeprace Tackeray, Le memorie di Barry Lindon)

Toutes les femmes sont lascives, mais elles donnent toujours une impression de beauté et l'art a besoin de cela. ( Gao Xingjian, La Montagne de l'âme)

venerdì 4 luglio 2008

La mia vita è il mio amore

Maddalena è una mia amica.
Lei ha conosciuto i miei genitori ed i miei parenti ed io sento parlare della sua famiglia da quand'ero con i calzoni corti.
Un'imprenditrice coraggiosa alle soglie della terza età: la sua vita l'ha trascorsa sul mare, tra barche, isole e un'attività di ristorazione. Offrendo, da oltre mezzo secolo, ai turisti, una cucina prelibata e genuina e gite tra le coste di raffinata bellezza.
Un paio di giorni fa ha subito due incendi in due case distinte, sebbene vicine.
E' stata avvertita quando ormai l'opera di spegnimento stava per concludersi e l'unica sua preoccupazione è stata di accertarsi che non ci fossero ospiti negli appartamenti.
Sul momento è rimasta fredda, ma dopo, risolto il problema, con l'intervento sollecito dei vigili del fuoco, ha avuto uno shock, da cui si è peraltro ripresa abbastanza presto, tanto da telefonarmi per raccontarmi l'accaduto e confidarmi che, nonostante il mutuo di seimila euro da pagare per le abitazioni e la distruzione di arredi suppellettili ed abiti, lei, dopo lo spavento, era tornata tranquilla, perché potevano esserci conseguenze più gravi...
A dir poco, ero io il più impressionato dal racconto, mentre lei cercava di risollevami. E, alla fine, concludeva dicendomi: la vita è troppo bella per prendersela per queste cose. L'importante è vivere, andando avanti nonostante ostacoli e difficoltà.
Complimenti Maddalena: my life is my love.
Stupendo insegnamento.

giovedì 3 luglio 2008

Il Premier e Matrix



Il Premier non va a Matrix.

Meglio così.
L'ora tarda impedisce, di per sé, di assistere ad una trasmissione delle solite.
Argomenti in primo piano nella cronaca vengono sviscerati per la gioia degli amanti del gossip e per approfondire poco, sul piano delle riflessioni e della maturazione dei giudizi.

In questo caso poi, il Cavaliere avrebbe potuto rischiare di fare la figura del suo cameriere, il quale, dal buco della serratura, guarda ciò che non va guardato ed ascolta, alla porta della camera da letto, ciò che non va ascoltato.

In una casa che si rispetti, infine, i fatti privati si discutono a parte, evitando di mettere in piazza i famosi panni sporchi.

Vizi privati e pubbliche virtù.
Questa regola dell'ipocrisia sociale, vale ancora di più per un Capo di governo, che di gaffes ne ha commesse troppe e deve, ora, dimostrare ai cittadini la correttezza delle proprie scelte, in vista di un cambiamento significativo di rotta, soprattutto in economia.

La gente comune vuole vedere scendere i prezzi dei generi alimentari, vuole arrivare alla fine del mese. Non sa cosa farsene dei discorsi hard, costituenti il piatto forte, condito in tutte le salse, sui giornali, in televisone, al cinema ed al teatro e via dicendo.

Certo, un po' di senso della misura in più non guasterebbe in tutta la classe dirigente.
Un po' di stile, ragazzi. Datevi un contegno.
Almeno provateci in pubblico ed i vostri affari privati di donne ed affini, blindateli nel boudoir.

L'Italia ha bisogno di decoro.

Un grande sociologo ed economista, come Vilfredo Pareto, criticava il cosiddetto virtuismo, la caricatura delle virtù civiche, quelle che fanno grande e degno di rispetto un paese, le sole richieste dai cittadini ai propri governanti, nel vecchio continente non puritano.

Le piccole virtù, legate alle cose private e di piccolo spessore non vanno considerate molto importanti nella vita sociale. Peccatucci non gravi da assolvere nel confessionale, perchè non riguardano il bene pubblico, ma la natura imperfetta dell'uomo.
Il brillante pensatore aveva ragione, con un avvertimento in più per i mass media, cui è necessario, se è possibile un salto di qualità a favore della privacy di ognuno di noi, celebre od oscuro personaggio di questa società a brandelli.
Tolgano la bava dalla bocca dei propri cronisti e fotoreporter, evitino le morbosità, fin troppo dentro il dna degl'italiani.
Intanto, a lungo andare, dei pettegolezzi di Signorini e company anche il popolino più coatto alla fine si stuferà se non altro, per una sorta di rigetto naturale.


E allora che comincino subito ad eliminare il trash più maleodorante, come si spera si stia facendo a Napoli.

mercoledì 2 luglio 2008

Picasso ad Avignone


E' passato tantissimo tempo, ma ricordo benissimo quel pomeriggio assolato di fine gennaio. Non sembrava inverno, ma un anticipo della primavera. Era stata allestita una mostra di quadri e disegni di Picasso in una residenza storica della cittadina, che fu sede pontificia, per un certo periodo, durante le lotte intestine del papato.

Ero in compagnia di un amico, che tuttora si diletta a scrivere: lì per lì, in una pausa della preparazione degli esami, decidemmo di fare una scorrazzata in costa azzurra, bella tutto l'anno per i turisti, ma già trasformata dall'architettura d'assalto per contornare spiagge e coste di residence e porticcioli per la nautica da diporto: prefigurava, con un decennio di anticipo, quella che sarebbe divenuta la rapallizzazione della vicina riviera ligure.

Colpa della burocrazia nostrana, ma almeno un po' di spazio naturale, per qualche anno ancora, sarebbe rimasto intatto.

Non erano molte le opere esposte, ma si notavano per la loro robusta identità.

Il pittore aveva una prepotente personalità, un gusto forte per la vita, l'amore, la passione, tutti i lati più avvincenti dell'esistenza.

Si diceva che, trascorresse la mattinata, nella dimora della notorietà acquisita, in boxer, a bere caffè e fumare gauloise, mentre maneggiava i pennelli o raccoglieva l'ispirazione per creare.
Chissà se era vero. Ma intanto la leggenda galoppava.
Il grande artista, impegnato in tutti i campi della vita civile culturale, era citato dappertutto, osannato e corteggiato come un Adone, anche se in realtà ricordava un fauno dell'antichità.
Si può dire fosse ancora all'apice della fama, quando raggiungemmo Avignone: eppure nonostante la giornata domenicale non incontrammo molti visitatori. Singoli o coppie che si avvicendavano, ma senza eccessivo entusiamo o manifestazioni evidenti di apprezzamento. Forse come accade per quanti sono troppo osannati, si stava creando un circuito di autodifesa critica da parte del pubblico, una reazione ad un surplus d'informazioni e di elogi.

Capita a chi viene incoronato genio in vita.
L'alloro in testa comincia a traballare finché rischia di cadere tra lo scetticismo o l'indifferenza.

Oggi non so se possa rappresentare un idolo.
Né conosco in quale posto di rilievo, nella pittura di tutti i tempi, le sue creazioni possano essere collocate.

Nonostante tutto, però, in quell'occasione, rimasi colpito anch'io, come appuntava diligentemente nel suo taccuino il mio compagno di viaggio, " dai colori, dalle linee forti, marcate, che sembravano tagliare la tela e proiettarsi fuori delle sale del museo: per le strade, le piazze, i mercati, sul mare non molto lontano. Il mediterraneo era lì
pronto ad accogliere un caleidoscopio d'immagini e forme variopinte, incancellabili dalla memoria. Dietro di loro s'intravvedeva un uomo, piccolo e vitalissimo, dagli occhi fiammeggianti, che danzava instancabilmente sulle onde.
Anzi, roteava come un matador, pronto a colpire inesorabilmente il toro dell'imaginazione.Picasso incarna l'anima universale della Spagna, quasi come Goya o Velasquez, certamente cercava di rappresentare il volto moderno ed enigmatico del suo paese, privo ormai di precisi punti di riferimento ed avvolto in mille contraddizioni."

Quella della cittadina francese fu un'ottima scelta.

martedì 1 luglio 2008

Exodus


Duemilaseicentomiliardi delle vecchie lire incassate dal fisco indebitamente saranno restituiti.
Ci credete voi? Io no.

Il primo magliaro d'Italia è lo Stato.

Nella sua veste di esattore è come i vecchi corsari alla Drake.

Cartelle pazze. Notifiche fasulle. Commissioni tributarie schierate dalla parte degl'impositori come si ricava dalle statistiche che confermano il disfavore delle sentenze nei confronti del cittadino contribuente.

Ad esser maligni, si direbbe che, altrimenti, non ci sarebbero risorse per le indennità da distribuire ai giudici tributari...

Eppure, se si pensasse che, ogni euro versato nelle casse pubbliche, dovrebbe servire per fornire servizi, i quali regolarmente o sono assenti o sono fortemente carenti, si ha la misura dello sfacelo e della rapida discesa verso una condizione di schiavitù, se è vero che, per almeno sei mesi l'anno, il lavoro svolto serve per pagare balzelli variamente denominati.

E balzelli fa rima, ahinoi!, con (presa per i) fondelli.

In Campania pare che per pagare la tassa sui rifiuti, basti utilizzare un sacchetto, anche artiginiale, per l'immondizia e sia automaticamente obbligati a pagare.

Insomma o la spazzatura si nasconde oppure paghi per il solo fatto che la produci, indipendentemente dalla sua raccolta.
Un bel sistema.

Una volta c'era la "tassa sull'ombra", chissà che fine ha fatto. Ma sono convinto che esiste ancora, ha solo cambiato nome e look, ma c'è.

Io pago anche una tassa per lo spazio pubblico davanti al mio garage, cioè per la strada, che se non sbaglio venne realizzata con i cosiddetti "oneri di urbanizzazione", ma non ho diritto al passo carrabile: occorre una richiesta specifica e naturalmente si deve pagare un altro onere...

Al tempo di Mussolini, anche gli scapoli pagavano l'una tantum per rimanere liberi. A pensarci bene almeno quella, visti i continui aggravi di costi per le famiglie, e la politica demografica promossa dal regime, aveva un po' di senso:la libertà ha sempre un prezzo!

Adesso, esaurita la fantasia e sperimentati tutti i marchingegni per spremerci come limoni, ci manca solo l'air tax ed abbiamo raggiunto il record dei primati.

Contro il Moloch insaziabile, non c'è che un rimedio: l'esodo .

Mi viene in mente un vecchio film, Exodus appunto. Se ricordo bene, raccontava il viaggio di un piroscafo stracarico di ebrei alla ricerca di una terra propria, la futura nazione israeliana. Una storia dolorosa ed immagini strazianti di migliaia di persone che fuggivano da paesi dove non erano considerati cittadini.

Finiremo così anche noi? L'amministrazione finanziaria ha le sembianze di un Satrapo insaziabile, che impone lo strozzinaggio ai più deboli ed onesti, ma sorvola su furbizie piccole e grandi.

E' la solita Italia descritta da Prezzolini nel suo "Codice della vita italiana", che divide i sudditti in furbi e fessi.

Un'amabile coppia di signori mi dice sul web che, in Indonesia, si vive da ricchi con 800 euro al mese.
E se fosse vero?

Prima o poi vado a vedere.

Ma se non quello, ci sarà pure qualche altro paese, dove si può ancora respirare liberamente
...

sabato 28 giugno 2008

Mamma ha fatto gli gnocchi!


Ridete, ridete. Sollazzatevi alla lettura delle intercettazioni pubblicate da L'Espresso .

Ma ancora di più, ne vedremo di belle nei prossimi giorni e settimane.

Il divertimento, pare, sarà assicurato dalla rivelazione di colloqui privati del premier con altri interlocutori, o forse con lo stesso ineffabile Agostino Saccà, aventi come oggetto principale, nientedimeno che le donne, di tutti i tipi e di tutte le fattezze.

Preferiamo non ripetere il termine goliardico che alcuni giornalisti indicano quale argomento delle inutili conversazioni intercettate e pubblicate.

Ci affidiamo allusivamente ad un vecchio detto che fa riferimento al piatto di gnocchi come segno di festa in famiglia, piuttosto che ricadere nel solito vizio italiano di richiamare, ad ogni pie' sospinto, faccende di sesso, tanto più citato quanto meno praticato.

Però, lasciamo la parte ogni altra considerazione legata al gossip, prima materia di studio in Italia per studenti e professori, e doliamoci di quello che sta avvenendo nel nostro paese.

C'è un nuovo governo che sembra abbia intenzione di fare qualcosa di serio in materia economica e sociale, mentre il governatore della Banca d'Italia lamenta gravemente il peggiorare della situazione, in campo nazionale, per i redditi della maggior parte dei cittadini, già vessati da tasse ingiuste e sprechi da ripianare a cura dei contribuenti.

E c'è un settimanale dalla grande storia passata, che fu valido innovatore del costume e delle libertà civili, quando ancora era diretto da Arrigo Benedetti, e che ora fa concorrenza alle numerose pubblicazioni patinate, le quali dedicano la loro attenzione a corna, avventure, esibizioni volgari di corpi ed anime perse, maldicenze e pettegolezzi di ogni tipo.

Non abbiamo molta considerazione per la maggior parte di giornali e giornalisti, i quali, in fondo, rispecchiano la povera realtà di una comunità civile allo sbando, dove conta di più avere una figlia velina che ingegnere, o semplice casalinga in grado di governare marito, casa e prole.

Si chiedono i signori de L'Espresso se da servizi d'informazione di tal genere, alla fine, la figura meschina non sia del Presidente del Consiglio e della sua corte, ma di tutti noi, ed in particolare di ogni persona attenta al decoro proprio e della nazione ?

A sentir parlare di "pelo di donna" da una resocontista ritenuta affidabile fino ad oggi, vengono i brividi ed un moto di repulsione irrefrenabile ci fa giurare che non vale la pena di leggere più né quotidiani né rotocalchi, né pensare che gl'italiani possano stare in Europa come cittadini dabbene.

Altro che risate e gnocchi...

martedì 24 giugno 2008

Incantesimo


Non è facile innamorarsi.

Si sa che occorre del tempo per stabilire se si tratta di vero amore o di semplice infatuazione.
Le distinzioni in quest'impervia materia sono d'obbligo.
La realtà è un conto, il virtuale un altro.
Sebbene anche nell'universo telematico non possano escludersi possibilità variegate, che danno luogo ad incontri veri, che confermano le impressioni tratte dallo schermo, non mancano le delusioni e le provvisorie frequentazioni, che si risolvono in una bolla di sapone.
A me è capitato di stringere, tramite il web, vere amicizie.
Ma per innamorarsi anche virtualmente ci vuole ben altro.
Almeno un film, non dico tanto.
La storia interpretata da una bella donna, seducente e persuasiva nell'interpretazione.
Gli sguardi e le movenze giuste. L'atteggiarsi delle labbra.
Sono elementi indispensabili perché l'immaginario venga colpito dal dardo dell'angioletto.

Era dai tempi di Audrey Hepburn, che non provavo qualcosa di simile a quello che ho sentito (sentito, sì) sgorgare dentro di me alla vista del film "Un cuore d'inverno".
Si trattava di un replay televisivo, e di una donna veramente bella in una delle vesti principali, di un'attrice intravista prima di sfuggita, che, nell'occasione, ho potuto ammirare in tutto il suo splendore.

C'è da tener conto che Audrey la conobbi nell'infanzia, in pellicole in bianco e nero.
Emmanuelle Béart, quella a cui mi riferisco nella fattispecie, è molto più giovane ed ha mille colori che incantano.
E' figlia d'arte, ma soprattutto una meravigliosa creatura.

In questa storia improbabile del regista francese Patrice Laconte, viene conquistata da un uomo arido ed algido, incapace di reazioni normalissime in chi avesse gli ormoni, oltre che il cervello ed il cuore, al proprio posto.
Costui si muove come un robot, senz'apprezzare nulla al di fuori del proprio lavoro d'antiquario e di realizzatore di violini di pregevole fattura.
Egli è reificato. S'inserisce nell'oggetto prodotto, fino a farne un involucro per la propria anima.
Ma come si fa a vivere così? Eppure capita.
Lei la Béart, che incarna una dolcissima musicista, colma di sentimenti, idee, fantasie ed ardori non ricambiati, è l'immagine stessa dell'amore: complicato, tormentato, inesauribile fonte di vita e di malinconia, dolore e passione.

Si rimane senza parole davanti ai suoi occhi grandi ed espressivi, al corpo elegante e perfetto nelle sue forme armoniche e sensuali.
Come si fa a rimanere freddi?
Si è al cospetto di un essere pensante, palpitante, il quale meriterebbe ben altra sorte, che non l'indifferenza e l'allontanamento ad opera di questo banalissimo artigiano-antiquario, dallo sguardo un po' ebete, mentre la osserva come se avesse di fronte non una dea, ma la corda spezzata di uno strumento mal riuscito ed inutilizzabile.

La vicenda cinematografica si conclude, com'era prevedibile, amaramente, ma il profumo femminile rimane sospeso nell'aria e soffonde il cuore.
Se non è amore, è innamoramento allo stato puro, nascente, originario, primigenio, selvatico, istintivo.
Forse è solo infatuazione. Probabilmente sì, ma densa di sviluppi insperati in un'epoca lubrica e volgare come quella presente.

Emmanuelle? Peut-etre.

venerdì 20 giugno 2008

Asinocrazia









Ogni tanto mi soffermo a guardare qualche sito o blog gestito da docenti dell'Università. E devo dire che, a parte qualche lodevole eccezione, c'è un triste spettacolo davanti agli occhi di chi mantiene il culto della conoscenza e del sapere, a causa dell'impressione assai poco gradevole, che si trae dagli argomenti trattati e dal modo di esporli.
La sensazione è quella di una sciatteria presso che uniforme e di una banalità così grave da rimanere esterrefatti.

Mi ero illuso, fino a poco tempo fa, che l'ambiente universitario, nonostante le forti immissioni di personaggi ambigui e di traballante competenza, conservasse un ceto insegnante degno di rispetto.

Invece mi accorgo, ad ogni pie' sospinto, che l'asinocrazia ha fatto passi da gigante, conservando del passato solo le bardature retoriche e decadenti e le baronie, per le quali vale sempre la regola della lotta al coltello, favorita dalla lottizzazione partitocratica. Non c'è nemmeno il gusto di sbeffeggiarli questi insegnanti, tanto in basso è caduta la figura, un tempo, aureolata del sapiente per eccellenza.

Una volta, a tirar sberleffi contro un Ugo Papi, emblema del professore satanico e reazionario, arroccato nella torre eburnea del potere cripto-fascista, c'era almeno da cogliere, nel viso del personaggio contestato, un lampo di austera dignità, finita ormai nel nulla dell'anonimìa imbelle, partorita dal sistema livellatore della pseudo- democrazia.
A parte i Piperno, i Negri e non so chi altro sia giunto in cattedra, grazie agli esami collettivi e alle autoproclamazioni dei trenta e lode, si deve però constatare come anche la classe di docenti venuta su con selezioni e concorsi, modulati dalla cooptazione e dal comparaggio, con lo scambio di favori mafiosi, è quanto di più deprimente e narcisistico, presuntuoso e vacuo possa generare il virus della mediocrità e del pressapochismo.

Già alcuni anni fa mi meravigliai della proposta fattami da un rettore di tenere alcune lezioni in una disciplina, che praticavo da tempo e per la quale avevo maturato esperienza professionale specifica. Mi chiesi se ciò sarebbe stato possibile quando ancora i prof erano poco più di semidei pronti ad assidersi nell'olimpo di un qualsivoglia ateneo di provincia. Poi mi dissi che forse alcune materie mancavano d'interscambio tra pratica e dottrina, come invece sarebbe auspicabile per ogni branca dello scibile e di qui l'esigenza dell'interrelazione. Sul momento, ne fui lusingato, ma, dopo, a ben vedere, mi accorsi che tra coloro, che approdavano al ruolo di Preside di facoltà, ve n'erano alcuni già conosciuti come puri e semplici fuoricorso.
Approfondendo le conoscenze e frequentando certi esemplari della fauna universitaria, mi sento deluso e disincantato.
In questo settore, come in tanti altri dell'apparato pubblico, c'è solo una generale clima di disarmo intellettuale, e pare un miracolo incontrare ancora, di tanto in tanto, valide personalità, persone dalla testa lucida e pensante, che meritatamente godono di stima anche all'estero.

Nonostante questo, vale sempre la pena di ricordare l'epoca orgogliosa in cui, senza mezzi né supponenze, impartivano lezioni eminenti ed incoraggiavano le più alte speculazioni pensatori della tempra di Abelardo con il suo scelto e spontaneo seguito di attenti e curiosi clerici vagantes.

martedì 17 giugno 2008

Il talento di Woody



Il recente film del regista americano Woody Allen, dal suggestivo titolo "Match Point", rappresenta il culmine di un'evoluzione artistica, che ha visto il passaggio da tematiche intrise di drammatico pessimismo, temperato o nobilitato da un raffinato sense of humour, alla pura e semplice esaltazione del cinismo.

E' il senso di una lucida disperazione quello che accompagna il cammino di questo talento della macchina da presa, nei cui sguardi si concentra tutto la pena, il sarcasmo, l'aporìa ed il dolore del popolo ebraico.

Basta vederlo mentre suona il clarinetto con aria smarrita, per capire che si tratta di un uomo, tormentato fin dalla nascita potrebbe dirsi, dal dilemma della fede, che attanaglia tutti i membri della sua comunità nell'arco millenario della propria storia.

Uomini condannati a vagare per il mondo come sappiamo, in preda ad un senso di colpa inestirpabile, lacerati tra la speranza del messia e il dubbio nichilista di un'esistenza affidata al caso e alla fortuna... (non quella machiavellica in cui c'è uno spazio riservato al valore del singolo nel determinare in parte almeno gli eventi ed il corso degli avvenimenti storici, ma quella raffigurata nell'immagine della dea bendata, che elargisce i propri doni a chiunque, perfino a chi non li merita).

Il film è dedicato alla casualità considerata ormai l'unica regolatrice della nostra vita.
Il protagonista che aspira, manco a dirlo, ad un'esistenza da ricco a qualsiasi costo, si abbandona alla passione, ma non sa controllarla e tra il sentimento d'amore e l'agiatezza di un matrimonio d'interesse, sceglie quest'ultimo, commettendo un duplice omicidio per liberarsi dell'amante scomoda perché, incinta, vorrebbe il riconoscimento di un legame autentico, a dispetto dell'ipocrisia e del compromesso.
In questa storia si capovolgono tutti i tradizionali parametri del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto e di quella che un tempo si definiva la"nemesi".
Come a dire che finalmente sappiamo tutta la verità del mondo com'è e come è sempre stato: una foresta selvaggia, dove può capitare che il "fato" arcaico sia coerente con i fini malvagi dell'uomo, fino al punto di dire che l'audacia nel commettere un delitto è premiata con l'impunità e addirittura con una vita serena, non turbata da alcuna coscienza, perché questa non esiste od è addomesticabile a proprio piacimento.
Questa l'idea cardine attorno alla quale ruota la storia cinematografica, povera di colpi di scena, ma ricca d'insegnamenti rovesciati.
Woody Allen non ride più sarcasticamente né satiricamente dei suoi protagonisti, li comprende e li esalta, alla fine, come la testimonianza del nulla che ci circonda.
Qui consiste il suo talento: svela una realtà diffusa e ineluttabile.
Basta guardarsi attorno e osservare il vicino di casa o l'interlocutore occasionale, per rendersi conto di quanto sia banale la chiave di lettura del mondo circostante: vivi qui e subito coltivando con ipocrisia il tuo arbitrio con il disprezzo o l'indifferenza per il prossimo:la vita è una roulette. Almeno per la maggior parte della società occidentale avanzata.

domenica 15 giugno 2008

Osservazioni brevi a Dell'Arti










Dell'Arti è il curatore del "Foglio dei Fogli", settimanale del Foglio di Giuliano Ferrara.
Ma soprattutto Dell'Arti è un brillante commentatore, che ha concluso oggi la sua settimana a "Prima Pagina" di Raitre, una rubrica di dialogo con gli ascoltatori.
Egli ha anche un suo blog sulla "Gazzetta dello sport", dove pubblica post che raramente hanno a che fare con lo sport, ma che sono sul piano della politica e del costume una fonte di riflessione critica sugli avvenimenti più importanti del momento.
Non sempre si concorda con i commentatori che stimiamo e d'altra parte Dell'Arti è un personaggio da "rissa" culturale, il quale per amore del vero non ha peli sulla lingua o ritrosìe diplomatiche: un'eccezione nel panorama di camaleonti del mondo giornalistico.

Ho fatto alcune osservazioni ad argomenti trattati nella trasmissione: intercettazioni, ici, insegnanti.

Caro Dell'Arti, per quanto riguarda le intercettazioni credo che siano troppe e costose e che non servano a molto. Gl'italiani le vogliono in maggioranza? Perchè sono, in maggioranza, pettegoli e morbosi. A Raitre Lei ha contraddetto se stesso, dicendo, da un lato, che i Comuni sperperano e rubano i soldi al contribuente e, dall'altra, che l'Ici va mantenuta. Ma la casa appartiene al privato o al pubblico? E quante tasse si pagano già per lo stesso bene? Lei pensi che per 26 (presunti) mq. di ufficio, dentro l'abitazione, pago due volte la tarsu, da single, per altrettanti 520 euro!La prego non segua anche Lei la corrente dei (finti) giustizialisti, che con le tasse hanno ridotto in schiavitù la maggior parte del ceto medio: quello che non è ricco e non lavora in nero ed è il solo a tenere in piedi questo paese.Quanto agl'insegnanti, infine, mi lasci dire (in barba alla neoministra Gelmini) che guadagnano troppo!, sia in rapporto alla preparazione, che non hanno, sia per il lavoro che non fanno.Salve e complimenti per la trasmissione (sia detto, senz'ombra d'ironia, da un lettore del fogliaccio).

sabato 7 giugno 2008

Augias e la farsa del Sacro


Nell'ultima trasmissione "Enigmi", andata in onda su Raitre, Corrado Augias, che pare vieppiù assomigliare al celebre Ridolini, attor comico del secolo scorso, ha voluto affrontare il tema del satanismo, piatto forte di qualsiasi showmen, intellettuale-scrittore- presentatore, che voglia richiamare l'attenzione del pubblico di palato facile e dalle tendenze morbose, come si addice alla moderna società di massa, tanto più incolta, quanto più credula e manipolabile.
Che Augias, al pari dei suoi colleghi di cordata presenti, dalla preistoria, nella TV giacobina della terza rete, abbia come missione ben remunerata (dai contribuenti) quella di manipolare le folle teledipendenti, ormai è chiaro perfino ai bambini.
Negli ultimi tempi, si è acceso a comando un nuovo interesse per la pseudo-religione e, traendo spunto dai numerosi fatti di cronaca nera, in cui si mescola la criminalità comune con sette diaboliche di vario tipo, qualsiasi imbonitore televisivo si lancia a testa bassa, per cogliere furbescamente qualche risultato nella battaglia quotidiana, che i vecchi militanti della gauche di piazza e di governo, continuano a sostenere contro la Chiesa cattolica, simbolo di tutti gli oscurantismi, di ieri, di oggi e di domani.
Da laici non laicisti avremmo pensato ad un'inchiesta obiettiva che mettesse a fuoco il problema, certamente grave, separando i fatti dalle opinioni, come regola d'oro dell'informazione. Ma siccome in Italia, la fazione deve conquistare consensi per il bene della causa, ecco che si rimescolano le carte, non tanto per rendere un servizio al pubblico, quanto per orientarlo verso il pregiudizio marxleninista o neopositivista, atto a smantellare la "Reazione in agguato", da sempre annidata nelle schiere vaticane. Sicché si è organizzata una tavola rotonda, nella quale il posto minoritario doveva necessariamente spettare al sacerdote di turno, perché potesse apparire chiaro a tutti qual è il vero errore d'impostazione ideologica, contornandolo di personaggi, ormai da rotocalco, o utili idioti, o quinte colonne, per accreditare le tesi più funzionali alla critica demolitrice dell'Istituzione religiosa.
Nella passerella dell'ultimo spettacolino organizzato dal volpino Augias, anch'egli misuratosi con il cristianesimo giallo o noire, come va di moda adesso, scrivendo un'Inchiesta su Gesù dall'esito quanto mai incerto, sono sfilati dunque, oltre al Don Aldo (prete benemerito nel sociale, per la lotta alle sette sataniche, con la sua meritevole organizzazione della quale non possono parlar male neppure i più accaniti anticlericali), il filo-plagiatore radical chic Umberto Galimberti ed il neo-teologo presenzialista,Vito Mancuso (unico intellettuale ammesso nei buoni salotti teleprogressisti, dopo il battesimo ottenuto con Otto e mezzo, circa un anno fa, per il best-seller, in lieve odore d' eresia, dal titolo "L'anima ed il suo destino"), oltre ad un onesto investigatore privato, collaboratore delle forze dell'ordine,ma di scarsa influenza per la formazione delle idee.
Le quali, viceversa, nell'intento di Corrado "Ridolini" dovevano essere elargite a piene mani del duo Umberto-Vito, i veri maitre à penser della situazione, probabilmente uniti nel comune disegno di realizzare un accordo secolare di stampo teo-scientista. A contenere le interpretazioni passatiste del sacerdote circa il maligno, il diabolico, le possessioni ed i delitti di setta, ci ha pensato il moderatore, pronto ad interrompere qualsivoglia ragionamento politically incorrect, minacciando la scarsità di secondi a disposizione dell'interlocutore impertinente, mentre a straparlare dell'immaginifico binomio "Sacro e Follia", che la Chiesa di Roma trascura costantemente di combattere (sic!), avendo come interessi prevalenti temi minoritari e moralistici, provvedeva l'illustre semiologo Galimberti, mescolando allegramente il mito di Dioniso con il male del mondo,ricollegando, non si sa bene come e perché, alla pazzia del nostro tempo la sacralità, non relegata, nella sfera ad essa precipua, dalla classe ecclesiastica, disattendendo così i propri compiti(! ? !)sia mondani che ultramondani.
Orbene, se la trasmissione ha sortito un effetto, non pare sia stato quello propostosi dall'ineffabile conduttore, il quale, un po' insoddisfatto in chiusura, ha tentato disperatamente di ottenebrare almeno il termine "Spirito Santo" ostinatamente innalzato come un vessillo crociato da un Don Aldo pervicacemente legato a doppio filo all'ortodossia della propria fede.
Invano l'anchormen, un po' comicamente, rimproverava al Prof. Mancuso di non aver adeguatamente difeso il neologismo teleogale, consistente nella parola pittoresca e taumaturgica "Energia", evidentemente ritenuta, nella sua alternatività, più consona alla tutela dell'ambiente razionalista e più promettente per i fautori della"Religione fai da te", la sola ammissibile per il pensiero unico della sinistra fondamentalista.
P.S.
Al Prof Galimberti suggeriamo di attingere per le prossime performances, scritte o parlate, dal libro di Mircea Eliade "Il sacro ed il profano". In esso troverà, forse, la spiegazione della follia e dei crimini delle sette, frutti perversi di un mondo desacralizzato.

giovedì 5 giugno 2008

La rinascita spirituale

In occasione dell'ottantaduesimo della nascita di Elémire Zolla, si terrà nel Montefeltro, in località Pietrarubbia, ridente cittadina della provincia di Pesaro - Urbino, ad un tiro di schioppo da S. Marino, un interessantissimo convegno sul tema della rinascita spirituale in Italia e del fondamentale contributo dato in tal senso dal grande studioso e pensatore, indagatore profondo del misticismo occidentale ed orientale, scomparso nel 2002, con un lascito d'idee, ancora fertili e tuttora al centro di lucide riflessioni e di proficue ricerche.

Presso il Castello, il 7 giugno ci sarà una giornata intera dedicata all'argomento, con interventi di qualificati relatori, provenienti da varie università, italiane e straniere, coordinati dalla Prof. Grazia Marchianò, moglie dell' autorevole saggista ed amorevole curatrice dell'opera di Zolla.

Nella circostanza, si riproporranno alcune significative conversazioni televisive dello scrittore, in modo da presentare al pubblico una sintesi efficace delle sue valutazioni, una summa della sua visione del mondo e dell'essere.

Saranno presentate inoltre le ultime ristampe di alcuni suoi libri ed articoli, fra i quali meritano particolare attenzione quelli apparsi sulla preziosa rivista "Conoscenza Religiosa", di cui fu direttore apprezzatissimo ed insostituibile, e l'ultima edizione di "Potenze dell'Anima", un caposaldo della sua lussureggiante
meditazione sull'io universale, con l'introduzione, imperdibile per acutezza e profondità, della stessa Grazia Marchianò, estetologa ed orientalista di chiara fama.

Chi può trascorrere un week- end culturale di livello elevatissimo, immerso nella bellezza della natura, non perda questa felice e, per molti aspetti, unica opportunità di arricchimento intellettuale.
Ne tornerà rigenerato e pronto ad affrontare le meschinità del quotidiano.

Mi piange il cuore di non poterci andare.

Ma spero vivamente che il tema dell'incontro fruttifichi un po' ovunque.

martedì 3 giugno 2008

L'impresa del Ministro


Alberto Mingardi plaude al piano del Ministro per la Funzione Pubblica che si ripromette di risparmiare 40 miliardi dal suo piano di ammodernamento dello Stato con i tagli dei rami secchi e l'introduzione di criteri di efficienza privatistica.


Egli scrive:"Sulla riforma della pubblica amministrazione, si vedrà quanto è un mito, e quanto invece triste realtà, l'ipotesi di lavoro della irriformabilità dell'Italia. Non c'è settore in cui il cancro italiano sia pronunciato e grave quanto la pubblica amministrazione. La malattia dell'Italia è lo Stato. E purtroppo non è da altrove rispetto allo Stato che possa cominciare la guarigione".


Sono toto corde convinto della necessità di attuare il progetto di riforma del neo-ministro.


Superfluo, quasi, ripetere che in Italia c'è troppo statalismo, senza un minimo ormai di senso dello Stato, di quel che un tempo era il principio irrinunciabile per ogni suo servitore piccolo o grande che fosse, costituito da un patrimonio di regole rigorose e di uomini dai comportamenti ineccepibili, vago ricordo dell'Italia post-risorgimentale.


Temo però che l'esimio Prof. Brunetta si troverà a mal partito senza supporti "culturali" adeguati ed un'univoca volontà di Governo.


Le sue esperienze in campo privato e nell'ambito dell'Università non bastano.


I Ministeri (per non parlare delle Regioni e degli altri Enti locali: ma andiamo per gradi...) sono uno Stato nello Stato ed occorre una vera rivoluzione reganiana per smantellare privilegi, sinecure, incrostazioni corporative e cominciare a riformare sul serio, cioè dalle fondamenta, la pubblica Amministrazione, divenuta terra di conquista della partitocrazia ormai da decenni.


Il Ministro scelga, per ogni settore, un dirigente di fiducia, che conosca la macchina del proprio dicastero e sia disponibile a collaborare per mutare radicalmente la situazione.(Non m'illudo che ci siano tanti Bertolaso, ma persone dello stesso stampo, a cercare bene, credo se ne trovino).
Inoltre non si accontenti della "facciata".

Di false liberalizzazioni ne abbiamo avute fin troppe, a cominciare dalle Poste, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Nel contempo predisponga una strategia a lungo termine, che preveda, la nascita di un soggetto come L'ENA francese,un'apposita scuola formativa e selezionatrice per i futuri dirigenti o manager pubblici.
In Italia, nonostante imperfezioni e lacune,ed il degrado generale, ancora funzionano i Seminari dei religiosi e le Accademie militari, che costituiscono ancora un'accettabile modello per ridare senso compiuto alle Istituzioni, una volta liberate dalla burocrazia e dal sovraffollamento.
Un'impresa difficile ed ardua, irta d'ostacoli e di tranelli, ma coraggio Prof. Brunetta!

lunedì 2 giugno 2008

La Repubblica dei Vip


La visione dei giardini del Quirinale, inondati da uno splendido sole ha dato l'idea di una Repubblica rappresentata da 2500 vip: tanti erano gl'invitati a numero chiuso chiamati a partecipare alla festa dal Presidente Napolitano.Volti noti delle istituzioni e del parlamento e purtroppo della televisione di stato e no.


Questo vuol dire che siamo anche e soprattutto una mediacrazia, nel senso che quello che una volta si chiamava il quarto potere, adesso con l'avvento della mass mediologia è diventato il primo o il secondo in ordine d'importanza e d'influenza.


Ma questo comporta anche come conseguenza la vittoria della mediocrazia, cioè della mediocrità non aurea ma d'infimo livello.


Ragioniamo: se oggi la De Filippi può riempire le piazze simboliche o reali ed avere un seguito di consensi che attraversa tutte le età e può predicare a piacimento il proprio verbo scuotendo la propria testolina con gravità e compunzione come se stesse annunciando al mondo la verità della condizione umana in concorrenza con il santo pontefice, vuol dire che conta quanto e più del capo della chiesa di Roma, almeno in Italia. E dunque perché lei e gli altri videocrati non dovrebbero essere invitati al Quirinale?


Tra gli ospiti illustri, nella rapida carrellata delle telecamere, infatti abbiamo intravisto il sorrisino melenso di Floris, quello che inaugura e termina le sue serate al gridolino di alé, dopo aver impartito magistrali lezioni di filosofia morale ai propri ospiti nel segno di Ballarò.


E poi ci meravigliamo che a Napoli non si riesca a fare un passo avanti sulla strada delle discariche?