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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi

domenica 31 ottobre 2010

Manifesto d'ottobre




Ottobre 2010: si apre un varco per un atto di politica generativa, una decisione perché qualcosa avvenga. Politicamente, cioè nella vita di tutti, con l’azione di tutti: un patto per la rinascita della res publica. Non una litania di valori ma un progetto per l’Italia contemporanea, una concreta costruzione di rigore e di impegno civile.

La politica oggi non ha visione né passione, non sente né esprime i bisogni e i desideri dei cittadini, che, votanti o no, la rifiutano e ne sono rifiutati, confinati ai margini di una sfera pubblica occupata da interessi privati e oligarchici. Solo attraverso l’immaginazione e il progetto la politica può ritrovare il senso della realtà, rimediando alla rassegnazione esistenziale che spegne lo spirito individuale e contrastando lo scetticismo diffuso che azzera ogni sentimento della cosa pubblica.

Ma politica e cultura crescono insieme o insieme declinano. Senza cielo politico non c’è cultura, ma soltanto erudizione e retorica: un rinnovato impegno politico e intellettuale si offre oggi come occasione di rinascita civile, come segno di responsabilità che coinvolge tutti i cittadini e in prima persona chi lavora con il pensiero e l’invenzione, con l’intelligenza e la fantasia, per stabilire la stretta relazione tra Potere e Sapere che dà virtù all’etica pubblica.

La corruzione politica più grave non è quella di cui si occupano i tribunali: l’illegalità è solo l’altra faccia della routine e del cinismo al potere.La crisi è profonda perché come una vera ruggine ha sfigurato l’immagine e intaccato la sostanza della politica. Non sono solo i partiti a essere in crisi ma la politica stessa è in pericolo perché non ha più né parole né ragioni per dirsi.Le parole della politica sono corrose, sono spuntate, non fanno presa sulla realtà.

È urgente uscire da una fase di transizione infinita, aprendo la strada alla modernizzazione della politica, della cultura, dell’economia italiana. Occorre promuovere una fase costituente, sottoscrivere un nuovo patto fondativo: costituzionale in un senso non solo giuridico, politico in senso non solo istituzionale.

Occorre ritrovare il filo di un grande racconto, di una narrazione più vera e più nobile della cultura e della storia repubblicana contro il degradante clichè di una italietta furba e inconcludente: ripensare il modello italiano e incarnare quel progetto, ridare corpo a una tradizione civile di cui si possa andare orgogliosi.

Mettere in gioco un libero pensiero, critico e creativo, in sintonia con le energie del presente per investire inquesto nostro tempo: pensiero per sfidare il presente, ma insieme pensiero per costruire il presente. Non c’è cultura né azione politica efficace senza passione del proprio tempo.

Non c’è politica senza un pensiero di rottura delle consuetudine usurate: occorre abbandonare la retorica che inchioda il futuro al passato. Superando le vecchie einaridite appartenenze, congedando le ossessioni e i ricatti delle memorie ferite,la politica rinasce nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un nuovo patto politico.

Non c’è politica senza un pensiero che esprima la passione del presente come intelligenza del futuro, che non è solo dopo, ma è anche altro: è sparigliare le carte e le compagnie del gioco per disegnare nuove coordinate dell’impresa comune. Esatta passione, mobilitazione di energie intellettuali e politiche per l’edificazione di un nuovo paesaggio nazionale.

Il patriottismo repubblicano è la forma non retorica di questo sentimento che è regola, prima che tradizione, impegno prima che eredità. E che è anche cura del bene comune e dei beni comuni,difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio materiale e immateriale.

Patriottismo repubblicano è promuovere un’idea espansiva e non puramente negativa della libertà. La migliore garanzia contro l’ingerenza arbitraria del potere nella sfera della libertà personale è infatti l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: “La libertà politica significa infattiildiritto di essere partecipe del governo oppure non significa nulla” (Arendt). Per questo è essenziale assicurare ai cittadini gli strumenti utili a “conoscere per deliberare” (Calamandrei). La politica vive nel nesso inscindibile tra pensiero e azione, tra cittadinanza e partecipazione politica, non nella rigida 'divisione del lavoro' tra rappresentanti e rappresentati, che aliena gli uni e gli altri e degrada la vita pubblica, spingendola alle opposte derive tecnocratiche e populistiche.

La politica laica protegge, custodisce, riveste la nuda persona di tutti i diritti civili che vanno precisamente declinati e garantiti: ma afferma anche il valore dei diritti politici che fanno di una persona un cittadino attivo. Patriottismo repubblicano è anche coltivare un’idea positiva della competizione tra le parti e dell’agonismo tra le forze politiche come presidio della libertà, secondo la lezione che Machiavelli desume dall’esperienza della repubblica romana.

Politica, però, è non solo rappresentazione dell’esistente, ma presentazione dei ‘senza parte’. Rappresentare gli ‘invisibili’, la realtà molecolare e disaggregata degli outsider i cui interessi non contano e non pesano nei rilevamenti statistici o nelle simulazioni dei sondaggi: che non hanno espressione e finiscono schiacciati e confusi nell’area indifferenziata del non voto e della renitenza civile. Non sono tutti poveri. Non sono tutti disoccupati o sottooccupati. Non sono tutti marginali. Non sono tutti stranieri. Ma sono tutti ‘clandestini della politica’, esclusi dalle logiche della rappresentanza e della decisione pubblica. Si tratta di persone – e sono milioni – la cui precarietà, prima ancora che da condizioni economiche e sociali, dipende da ragioni di esclusione e di afasia politica: refrattari alla vita pubblica e, proprio in quanto politicamente e intellettualmente più esigenti, non corrisposti dalle logiche privatistiche, antipolitiche, anticulturali che in questi anni hanno monopolizzato la sfera istituzionale.

Non c’è politica senza un pensiero che anticipi e accompagni l’azione trasformatrice. Il principale compito intellettuale della politica consiste nel riaccendere l’immaginazione progettuale della società. La politica deve rispondere con parole e azioni adeguate alle opportunità e alle sfide della scienza e della tecnologia nell’era della globalizzazione, dotandosi delle forme procedurali e istituzionali che possano governare i processi e i progressidell’innovazione: investire strategicamente nella ricerca, nelle arti e nelle nuove sfide dell’apprendimentoper avere presa sul futuro.

Azione politica e impegno intellettuale: l’obiettivo è accrescere il capitale sociale rappresentato dall’intelligenza e dalle virtù civili degli italiani. La qualità di una Città e del suo futuro si misura sulla virtù e sul merito dei suoi cittadini.

È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. La principale sfida politica e intellettuale che attende l’Italia è trovare la misura per riconoscere, chiamandoli con nuovi nomi, quanti sanno governare il presente e progettare il futuro, rispetto a quanti difendono l'esistente come il miglior mondo possibile. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.

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le prime (più o meno) 100 firme
tutti i firmatari (elenco aggiornato al 29.10.2010)
Lirio Abbate, scrittore
Serenella Accorsi, produttrice teatrale e culturale
Gino Agnese, storico dell’arte, presidente Quadriennale Roma
Aldo Amati, ex sindaco di Pesaro
Giampiera Arrigoni, storica delle religioni, docente Università di Milano
Salvo Andò, giurista, docente e rettore Università Kore
Emanuela Andreoni Fontecedro, latinista, docente Università Roma Tre
Antonio Arena, funzionario parlamento europeo
Luca Barbareschi, deputato al Parlamento italiano
Giuseppe Barbera, agronomo, docente Università di Palermo
Dino Barrera, architetto
Silvio Bastiancich, regista
Daniel Michael Belardini, programmatore
Lorenzo Benedetti, ingegnere
Marco Benatti, imprenditore
Giulio Bernini, avvocato
Sergio Bertelli, storico, Università di Firenze
Dario Bezzanti, docente
Piermario Biava, oncologo
Fancis Biggi, musicista
Giulio Biddau
Gianluca Bocchi, Filosofo della scienza, docente Università di Bergamo
Paolo Bonetti, regista
Maurizio Bonanno, giornalista
Sergio Bontempelli
Piercarlo Borgogelli Ottaviani, artista pubblicitario
Alessandro Bortolotti, giornalista
Giancarlo Briguglio
Edoardo Bruno, critico cinematografico, direttore Filmcritica
Vito Bruno, scrittore
Federico Brusadelli, giornalista
Angelo Buongiovanni
Piero Cafasso, neurochirurgo
Maurizio Calvesi, storico dell’arte
Omar Camiletti, islamista
Alessandro Campi, politologo, docente Università di Perugia
Giacomo Canale
Rosalinda Cappello, giornalista
Andrea Carbone
Franco Cardini, storico, docente SUM-Italia
Alessandro Carbone, produttore Esecutivo Rai
Alfio Caruso, scrittore
Carmine Caruso, architetto
Fabio Caserta
Vittorio Cassese
Giancarlo Cauteruccio, regista
Giuseppe Cecere, islamista, ricercatore IFAO Cairo
Monica Centanni, grecista, docente Università IUAV Venezia
Mauro Ceruti, senatore del Parlamento italiano
Diletta Cherra, giornalista
Gioachino Chiarini, latinista, docente Università di Siena
Michele Ciacciofera, artista
Luca Ciancabilla, storico dell’arte, ricercatore precario Università di Bologna
Domenico Codazzi, consulente
Arnaldo Colasanti, scrittore, critico letterario
Umberto Colombo
Remo Colonna
Giuliano Compagno, filosofo, scrittore
Paola Concia, deputato al Parlamento italiano
Alessandro Corradetti, studente
Fiorello Cortiana, fondatore Verdi italiani
Carlo Cozzetto, artista
Luigi Crespi, direttore Crespi Ricerche
Giampaolo Cugno, regista
Laura Cutini, biologo
Luigi De Anna, italianista, Università di Turku - Finlandia
Gabriele De Francisci, Arcipelago Nazionale
Roberto De Gaetano, storico del cinema, docente Università della Calabria
Fabrizio De Liso
Silverio Della Rosa, ingegnere
Roberto Della Seta, senatore al Parlamento italiano
Benedetto Della Vedova, deputato al Parlamento italiano
Fernanda De Maio, architetto, docente Università IUAV Venezia
Giorgio De Michelis, docente di Informatica teorica, Università di Milano – Bicocca
Fabio De Milio, studente
Luigi Di Gregorio, politologo, docente Università della Tuscia
Bruno Di Marino, storico del cinema, docente UTIU
Giovanni Diurno, ingegnere
Andrea Dominijanni, medico, ambientalista
Massimo Donà, filosofo, docente Università San Raffaele
Maria Laura D’Onofrio, commercialista, Institute of Studies for the Mediterranean and the East
Francesca Eccher
Sergio Escobar, direttore Piccolo Teatro di Milano
Piercamillo Falasca, Fondazione Libertiamo
Michele Fasolo, archeologo, ricercatore
Marco Fedeli
Mauro Federico, fisico, ricercatore Università di Messina
Maurizio Fenati, ingegnere
Alberto Ferlenga, architetto, docente Università IUAV Venezia
Francesco Ferrante, senatore al Parlamento italiano
Michele Forese, operaio
Franco Fortunati, socio-economista, Presidente FormArea, docente a contratto Università di Bologna
Nadia Fusini, anglista, docente SUM- Italia
Giovanni Gaglio, dirigente scolastico
Giuseppe Gallo, giornalista e sociologo della letteratura
Giuseppe Gatto, docente
Robi Gaviano
Paolo Gentiloni Silveri, deputato al Parlamento italiano
Manuel Giliberti, regista
Giulio Giorello, filosofo, docente Università Statale di Milano
Giuseppe Giulietti, deputato al Parlamento italiano
Pino Goisis, docente di Politica ed etica, Università Ca' Foscari di Venezia
Carlo Gualtieri, ingegnere
Adriano Guarnieri, musicista
Paola Guerci
Gabriele Guida, studente
Fabio Granata, deputato al Parlamento italiano
Piero Guccione, artista
David Incamicia
Carlo Infante, libero docente di 'Performing Media'
Sergio Guidotti, vice Presidente Consiglio provinciale di Bologna
Franco La Cecla, antropologo
Luciano Lanna, scrittore
Stefano Lanna, sindacalista
Linda Lanzillotta, deputato al Parlamento italiano
Giuseppe Latella, medico
Giuseppe Leonelli, italianista, docente Università Roma 3
Arnaldo Lombardi, editore
Sebastiano Lo Monaco, attore
Alessandro Loretti
Gianfranco Macrì, giurista, docente Università di Salerno Marco Magrini
Maurizio Makovec, scrittore
Mauro Magnani, Laboratorio per il social network e l'informazione iperlocale
Valerio Massimo Manfredi, archeologo, scrittore
Antonio Manni, managing Partner Bloomk Advisor
Annalisa Maregotto
Massimo Marletta, avvocato
Francesco Marranghello, sindaco di San Lorenzo del Vallo (Cs)
Giacomo Marramao, filosofo, docente Università di Roma Tre
Paolo Martino, linguista, docente LUMSA
Mirella Marzoli, giornalista Rai
Luca Meldolesi, economista
Angelo Mellone, politologo, dirigente RAI
Angela Meoni
Filippo Merlo, studente
Costanza Messina, direttore artistico Festival del Paesaggio
Cecilia Moretti, giornalista
Piergiuseppe Moretti
Massimo Morigi, storico, ricercatore precario Università di Coimbra
Cosimo Montalto, dirigente pubblico
Chiara Moroni, deputato al Parlamento italiano, docente Università della Tuscia
Marco Mueller, direttore settore Cinema, Biennale di Venezia
Cristiana Muscardini, europarlamentare
Peppe Nanni, coordinatore Forum delle Idee
Domenico Naso, giornalista
Paolo Nifosì, storico dell’arte
Giovanna Nuvoletti, scrittrice
Nazzareno Orlando, ingegnere
Carmelo Palma, direttore Libertiamo
Marco Pancini
Daniele Pario Perra, artista
Antonio Paruzzolo, ingegnere Thetis- Arsenale Venezia
Roberto Pecora, imprenditore
Andrea Pedussia, sindaco di Sommariva del Bosco (Cn)
Flavia Perina, deputato al Parlamento italiano
Ivelise Perniola, storico del cinema, docente Università Roma Tre
Sergio Claudio Perroni, scrittore
Stefano Petrecca, economista, docente a contratto Università di Cassino
Luisa Pezone, Fondazione Mezzogiorno Europa
Maurizio Pieroni, già presidente del Gruppo dei Verdi al Senato
Vincenzo Pirrotta, attore e regista
Marco Podini, avvocato
Carlo Quintelli, architetto
Mauro Raichi, dirigente
Antonio Rapisarda, giornalista
Fabrizio Ravizza, naturopata
Ermete Realacci, deputato al Parlamento italiano
Emanuele Rigitano, blogger
Antonio Rigo, bizantinista, docente Università Ca’ Foscari di Venezia
Bruno Roberti, storico del cinema, docente DAMS Università della Calabria
Riccardo Rocchi
Sergio Roda, storico romano, docente e prorettore Università degli Studi di Torino
Cristna Ronchi
Luca Ronconi, regista
Filippo Rossi, scrittore e giornalista, Festival Caffeina
Paolo Rosso, medico
Francesco Rovella, gallerista
Alberto Russo, giurista, docente Università di Messina
Lucio Russo, consulente aziendale e formatore
Gianluca Sadun Bordoni, filosofo del diritto, docente Università di Teramo
Piero Sampiero, avvocato
Daniela Santus, storica e geografa, docente Università di Torino
Andrea Sarubbi, deputato al Parlamento italiano
Sergio Scalpelli, presidente Pierlombardo Culture
Giuseppe Scarano, studente
Spiro Scimone, autore teatrale, attore
Marco Sciommeri, economista
Sergio Sconocchia, latinista, docente Università di Trieste
Simone Sella, insegnante
Mirella Serri, storica, docente Università La Sapienza
Francesco Sframeli, regista, attore
Francesco Siciliano, avvocato
Umberto Silvestri, fondatore Maratona di Roma
Bruno Socillo, direttore RAI
Luciano Sovena, Cinecittà-LUCE
Luca Spadaro
Nicoletta Stame, sociologa, docente Università La Sapienza
Enrico Subioli, imprenditore
Antonio Tarantino
Annalisa Terranova, scrittrice
Roberta Torre, regista
Fulvia Toscano, antichista, direttore artistico Festival Extramoenia
Daniele Tranchida, storico, docente Università di Messina
Ermanno Tritto, Teatro Franco Parenti Milano
Bruno Tropeano
Carlo Truppi, architetto, docente, preside Facoltà di Archiettura Siracusa, Università di Catania
Gabriele Vacis, regista
Vito Vadalà, architetto
Giuseppe Valditara, senatore al Parlamento italiano
Remo Vegni
Sofia Ventura, politologo, docente Università di Bologna
Massimo Venturi Ferriolo, filosofo, Politecnico di Milano
Roberto Vicentini
Alessandro Visca, Forum delle idee
Marco Vitale, economista
Michele Zampino
Elena Zaniboni, musicista
Federico Zuliani, politologo


lunedì 19 luglio 2010


Dal blog 'Fatti d'Europa', traggo le seguenti notizie:

'Qualche giorno fa il parlamento francese ha approvato a maggioranza in prima lettura un progetto di legge che punta a vietare l'utilizzo del velo islamico integrale nei luoghi pubblici. Per questioni di pubblica sicurezza e di riconoscibilità, il progetto di legge, benché forse poco utile, è più che legittimo e coerente con i princìpi dello Stato repubblicano. Pare che questa mossa non piaccia agli Stati Uniti (loro sì che se ne intendono... di ingerenze però), a tal punto che ci si è scomodato ilportavoce del Dipartimento di Stato, il quale si è messo a fare la morale ai francesi: «Negli Stati Uniti noi prenderemmo altre misure per assicurare l'equilibrio fra sicurezza, da una parte, e dall'altra parte il rispetto della libertà religiosa e dei simboli ad essa associati». Lo stesso Dipartimento di Stato Usa, in un suo documento sul rispetto dei diritti umani nel mondo, aveva criticato la Svizzera per il referendum sui minareti e si era detto preoccupato per la generale discriminazione dei musulmani in Europa (!!!). Già Obama, nel suo discorso tenuto al Cairo l'8 giugno 2009, aveva insolentemente puntato il dito contro quei Paesi occidentali che "dettano legge" sull'abbigliamento femminile (implicito era il riferimento proprio alla Francia, in cui si stava discutendo del progetto di legge anti-burqa). Dove voglia andare a parare questa strategia "pro-minoranze" dell'amministrazione americana, da queste parti è stato già detto due anni fa e ripetuto in maniera ancor più esplicita il mese scorso.'

Credo che da noi il più equilibrato assertore della libertà religiosa sia il cattolico Franco Cardini, che dimostra di essere più liberale di tanti finti liberali.

C'è chi non capisce purtroppo.

Il fatto è che, di questo passo, tutti i simboli religiosi prima o poi seguiranno la sorte del burqa, senz'accorgersi che in tal modo si fa tabula rasa del sacro e delle sue ultime tracce per lasciare al solo fondamentalismo laicista tutto il campo, in nome di un falso omaggio alla libertà ( che se non ricordiamo male dovrebbe limitarsi a pochi divieti, in nome della tolleranza).

Mi dispiace, ma i commenti del governo americano sono difficilmente contestabili sul piano della civiltà giuridica e liberale.


sabato 10 luglio 2010

Un popolo di eroi



Chi ebbe l'ardire di definire l'Italia un popolo di eroi, non sapeva sicuramente che piega avrebbe preso quest'affermazione.

Tramontati i tempi degli eroi romani, risorgimentali e della grande guerra; ripudiati tutti quelli che furono innalzati sull'ara della patria durante il ventennio, insufficienti quelli resistenziali, logorati dall'indifferenza anti-retorica del regime democristiano e catto-comunista e dal successivo revisionismo storiografico, siamo arrivati a fare tabula rasa della categoria, inquinando spesso e volentieri il significato originario di questo termine, già tenuto in grande sospetto da intellettuali sessantottini e filo-marcusiani.

Siccome alle sorprese non c'è mai fine e, bene o male, ai miti della musica e del cinema era necessario affiancare qualche personaggio di maggior spessore nel rappresentare il costume della nostra terra, a qualcuno è venuto in mente, non molto tempo fa, di sparigliare del tutto il campo, andando a cercare i propri elevati riferimenti nazional- popolari in terreni accidentati e ancora inesplorati sulla strada del capovolgimento dei valori del passato.

Venne in testa al funambolico e creativo Marcello Dell'Utri, non si sa bene perché, andare a cercare nelle stalle di Arcore la figura che meglio potesse impersonare l'eroe contemporaneo, libero da pregiudizi e luoghi comuni, spoglio delle armature soffocanti della tradizione.

L'ineffabile senatore, noto intellettuale controriformista, organizzatore culturale
dei circoli del buongoverno, scoprire di documenti inediti, bibliofilo e raffinato umanista, implicato in storie di mafia dai contorni oscuri, in puro stile neo-classico, attribuire, fin dalle prime battute del processo a proprio carico, a Vittorio Mangano, l'uomo che sussurrava ai cavalli parole in codice mafiologico, l'attributo di eroe (o quasi).

Anche con quel 'quasi', semplicemente apposto per pudicizia, lo scudiero della Brianza è assurto quindi all'Olimpo dei simboli del coraggio e della lealtà, del disinteresse e dell'attenzione al bene comune, servendo un'organizzazione seria e disciplinata come 'Cosa nostra'.

Tant'è.

Nel processo d'appello testé conclusosi a Palermo, l'ex dirigente di Publitalia ed attuale rappresentante in senato del pdl, pare abbia confermato la propria opinione su Mangano, ignorando totalmente quanto disse di lui Paolo Borsellino, indicandolo come una delle teste di ponte tra la mafia siciliana e le industrie del nord, allo scopo di favorire i traffici più loschi.

Il prossimo 19 luglio si celebrerà l'anniversario della strage di Via d'Amelio, nella quale perse la vita, abbandonato dalle istituzioni, il magistrato siciliano sempre in prima linea contro i mafiosi di grosso calibro e la rete politico-affaristica che li sosteneva.

Quale modo migliore, per sottolineare l'evento, che cambiare il nome della Via dove morirono gl'ingenui servitori dello Stato in ''Via Vittorio Mangano (Eroe)'' ?


lunedì 25 gennaio 2010

' Le bretelle di Paragone '


'L'ultima parola', la trasmissione in tarda (e lunga) serata in onda, ogni santo sabato, sul secondo canale della Rai, vorrebbe essere un antidoto dell'Infedele dell'ex lottacontinuista, in quota Fiat, Gad Lerner.

L'ultima puntata è stata un potpurri (o melting pot) di vari elementi legati al problema dell'immigrazione e del razzismo e alla natura xenofoba della lega, per acquisire una maggiore consapevolezza di quel che accade nel nostro paese, a causa dell'aumento della presenza degli stranieri in cerca di occupazione.

Per quanto vispo ed intelligente, il brillante giornalista di 'Libero' e della 'Padania', non ha potuto nascondere l'ansia di assolvere il movimento leghista, per il quale tifa con temperato entusiasmo, dall'accusa di chiusura e d'intolleranza nei confronti dei migranti.

Gli ospiti in studio, dallo stesso Lerner a Mughini e Penati e all'ineffabile Salvini, recentemente convertitosi al cattolicesimo delle parrocchie, hanno espresso liberamente la propria opinione, mostrando i propri tic e le proprie inclinazioni. Il palcoscenico, diviso in due settori, ha visto anche la presenza di ospiti di colore, sistemati di fronte ai partecipanti l dibattito, per dimostrare che anche in Italia, da decenni ci sono personaggi perfettamente integrati ed orgogliosi di essere chiamati negri e non neri (bel colpo Feltri!).

Il ministro La Russa, intervenuto a distanza, ha spiegato ai tutti che cosa intenda il governo per società multietnica e multiculturale e per integrazione, meta a cui tendere nel rispetto delle regole.

L'inquieto Lerner, costretto alla disciplina dell'invitato, ha continuato ad insinuare il dubbio che, dietro le parole dei leghisti, ci sono fatti incresciosi, come la condanna del sindaco di Verona per istigazione all'odio razziale ed i cori anti-napoletani dello stesso Salvini.
Quest'ultimo fa un penoso distinguo tra quanto si urla nella curva sud degli stadi e quello che si costruisce in positivo nel parlamento e nel governo delle città, mentre il Presidente della provincia di Milano, Penati, si preoccupava di recuperare alla ragione gli operai transfughi della sinistra, andati ad ingrossare le fila dell'elettorato della lega nord.

L'unico che manteneva una certa lucidità di mente, in mezzo ad una 'bagarre' dalla quale era impossibile uscire con un un minimo di idee chiare, era Mughini, il quale, allenato dalle domeniche sportive, aveva buon gioco a dire che anche i siciliani come lui, avevano potuto integrarsi nell'unità italiana, pur mantenendo alcuni tratti caratteristici originari, divenendo 'multiculturali' tra Catania, Roma, Torino e Milano.

In definitiva, nonostante i servizi giornalistici che hanno infarcito il programma, per mettere in evidenza come diversi protagonisti di nascita africana hanno potuto divenire cittadini italiani a pieno titolo (fino al punto di declinare la lingua nazionale ed alcuni dialetti del profondo settentrione), il problema multirazziale è ancora tutto da risolvere, perché mancano strumenti legislativi, burocratici, economici e culturali adeguati all'impellenza delle masse d' irregolari presenti nel nostro paese.

Al termine del dibattito, continuavano a colpire l'attenzione del pubblico le mirabolanti bretelle di Paragone,al quale sarebbe opportuno riferire che quel tipo di accessorio si porta sotto il gilet e sotto la giacca e non va esibito sulla camicia sbottonata, alla maniera dei Soprano's, ovvero degl'italo-americani del secolo scorso, affiliati a qualche temuta gang di Chicago o New York.

lunedì 26 ottobre 2009

Vizi privati e pubbliche virtù


Che dire del caso Marrazzo?

In questi casi, vale la regola 'La mia casa è un castello, neppure il re d'Inghilterra può entrarvi', o, più prosaicamente, ' I panni sporchi vanno lavati a casa'.

Certo una differenza c'è, secondo me, tra scappatelle con donnine, trans, escort, e via elencando in materia di gusti sessuali, che non posso, con tutta la tolleranza ed il rispetto per i vari generi, considerare come 'varianti di un comportamento normale', ma, da buon individualista, come 'vizi o debolezze o inclinazioni differenti di persone differenti'.

Vi è un solo limite, che accomuna quest' aspetto all'altro (altrettanto privato) delle condizioni di salute dell'uomo pubblico: non possono esservi riflessi negativi sulla corretta gestione del potere.
Il benemerito senatore Francesco Cossiga non sarà ricordato per il suo 'presunto disturbo bipolare', ma soprattutto per essere stato un buon Presidente della Repubblica.

mercoledì 1 luglio 2009

Porto Rotondo ed il suo YCI

E' un vero peccato che sia andata a fuoco la sede dell'yci di Porto Rotondo, uno dei simboli della località fondata dai fratelli Donà Delle Rose.



La prestigiosa costruzione, tutta in legno, sul modello di un analogo manufatto di Newport, dai colori bianco-celesti, dava il benvenuto a tutti i diportisti, all'ingresso del porto turistico, unitamente a due preziose colonne romane - vestigia antiche per un insediamento moderno, dotato di tutti i confort, dotato di equilibrate prospettive architettoniche vagheggianti la laguna di Venezia, patria dei due fratelli, irriducibili amanti del mare.



Centinaia di manifestazioni sportivo-mondane, premi e celebrazioni di rilevanza internazionale, davano al pregiato manufatto il carattere del cuore autentico dell'elegante borgo sardo-veneto.



Un banale incidente è stata la causa dell'incendio, che ha decapitato il fabbricato, per un danno complessivo di un milione di euro.



Dopo la violazione voyeristica e barricadera di Villa Certosa, ecco un altro 'vulnus' portato al mito della Costa Smeralda.



Sembra quasi la fine di un'epoca, già segnata dal passaggio di testimone dal principe ismaelita cultore di bellezza, al filocapitalista americano Tom Barrack.



Lo yci portorotondino era uno dei vecchi baluardi dell'estetica al servizio del turismo qualificato e rispettoso della natura, in un periodo in cui cominciavano ad affacciarsi i primi condomini dei multicostruttori romani.



Ora che avverrà?



La ricostruzione è prevista presumibilmente con le stesse caratteristiche.



Ma, ci domandiamo, lo spirito originario della Costa, quella magia voluta dall'Aga Kan e da imprenditori con il gusto artistico, desiderosi di un'architettura inserita nella natura, e la gente rispettosa del silenzio, del bello, del mare, del vento, dei fiori variegati e della meravigliosa macchia mediterranea, quello potrà mai ritornare?




C'era una volta il play boy

Con la consueta 'nonchalance', Bruno Vespa ha voluto celebrare i fasti degli anni sessanta, ricordando figure femminili, che non avevano bisogno della 'rivoluzione femminista' per imporsi e divenire modelli ammirati da parte della società del tempo.

Brigitte Bardot e Catherine Spaak, che seguivano a ruota l'Anita Eckberg della felliniana 'Dolce Vita', spopolavano sulle pagine dei rotocalchi, al cinema e alla televisione con i loro numerosi flirt e matrimoni, atteggiamenti anticonvenzionali e liberi.

Stranamente era quello anche il tempo dei 'play boy'.

Con un pizzico di orgoglio nazionale, le folle plaudivano alle conquiste di Gigi Rizzi, seduttore impenitente, passato alla storia come il più veloce conquistatore della celeberrima BB.

Intervistato dall'ineffabile mattatore di' Porta a Porta', egli ha commentato il suo rapporto breve, ma intenso, con l'affascinante diva francese, scendendo, ma non troppo, in qualche particolare piccante.

Uomo maturo e personaggio inimitabile legato ad una fase della storia nazionale, nella quale la 'leggerezza dei costumi' faceva discreto ed elegante ingresso nella vita italiana ed europea, limpido esempio di un sano ed equilibrato edonismo epicureo, Gigi appare ora l'immagine dell'ultimo uomo latino, prima della devastazione della figura del' lover' da parte del sessantotto.

Sembrano passati secoli e certamente oggi c'è chi arriccerebbe il naso a sentirgli raccontare le gesta da don Giovanni, con la sua profonda considerazione della donna e delle sue qualità di creatura semidivina.

Roba ormai superata dalla parità dei ruoli, dalla caduta della libido, dal rampantismo di veline ed escort.

venerdì 26 giugno 2009

Declino

Il paese è povero d'idee, sentimenti, emozioni. Non ha capacità reattive, sta perdendo l'stinto di sopravvivenza.

La politica- teatrino sta spegnendo le ultime energie di un popolo sopraffatto dal debito pubblico, dai commedianti, dalla casta, dagli speculator,i da chi è attestato su rendite di posizione parassitarie, dalla confusione dei ruoli, dal vociare continuo, dal trionfo della volgarità, dall'odio viscerale per chi non è sottomesso alle fazioni e non si accoda ai feudatari di un regime onnipresente da oltre un cinquantennio.

L'italia è un disastro: il referendum è avversato dalla classe dei politici di professione, apparteneneti a club che sfiorano il 10 per cento dei consensi e che se perdessero il cadreghino non saprebbero che fare.E il popolo minuto acclama le consorterie, chiedendo protezione agli schiavisti della partitocrazia.

Qui ci balocchiamo tra le bordate ad effetto di bankitalia, le piroette di D'Alema, il sogno disperato di una video-monarchia ereditaria, le centinaia di foto del premier a Villa Certosa in giro per il mondo, calpestando i più elementari diritti delle persone, la teoria del complotto, la rinconrsa di Obama, lo stravolgimento dei fatti ad uso e consumo della propaganda ideologica e l'assoluta mancanza di carità, che è uno dei tratti caratteristici della cultura 'umana', in contrapposto a quella' animale' (come ben descriveva nella sua 'Crisi della Civiltà', il profetico storico olandese Johan Huizinga).

Ecco: siamo riducendo la nostra società ad una sorta di foresta primitiva dove si prepara il ritorno alla ferinità, di palude d'ipocrisia e cinismo, bassezza e volgarità.

mercoledì 10 giugno 2009

Il partito-persona e la società civile


Premesso che la personalizzazione della campagna elettorale, in questa come in altre occasioni, è stata effettuata anche dell’opposizione e che la figura del leader è comunque necessaria alle democrazie moderne, senza scadere ovviamente nel culto della personalità, tipico dei regimi totalitari, si deve convenire che il problema più urgente per l’area moderata è la selezione di una classe dirigente a livello nazionale e locale, che nasca da un proficuo rapporto con la società civile, fuori dalle logiche partitocratiche e clientelari.

Il radicamento nel territorio nasce dalla vicinanza alla gente comune ed ai cittadini non tanto con la sottoscrizione di tessere nè di presenza all’interno dell’apparato.

E’ un compito difficile perché dovrebbe svol gersi sul piano dell’acquisizione del consenso alle proprie idee, fuori della logica del potere e del voto di scambio.

Mi pare che su questo piano ci siano gravi manchevolezze organizzative e di elaborazione di programmi e progetti validi per il presente e soprattutto per il futuro, che riguardino la scelta di una leadership all’altezza di un grande movimento liberal-popolare, prevenendo l’apertura di una grave e, forse esiziale, crisi del post-berlusconismo.

Per raggiungere risultati positivi in questo senso, i personaggi dotati del carisma adeguato al compito di guidare una ragguardevole forza politica dovrebbero chiaramente esporre le proprie idee nelle sedi adeguate, con spirito di lealtà e di servizio, senza creare correnti, ma proponendo organiche ed articolate prospettive, raccogliendo le sfide della modernità sui temi principali da affrontare, soprattutto in materia sociale, economica e culturale, per delineare un’identità suscettibile di larga approvazione presso la base elettorale.

Il modo di proporsi della ‘Lega’ è a questo proposito illuminante e, come si vede, in grado di raggiungere esiti stabili e gratificanti.

mercoledì 27 maggio 2009

I benefici effetti del canto lirico sul corpo femminile


Esercitarsi nel canto lirico porta più vantaggi alla donna che all'uomo.

Oltre ai benefici per la voce e l'esofago, infatti, studi recenti hanno condotto a ritenere come l'applicazione costante nell'apprendimento e nell'esercizio di questa forma d'arte, praticata dalle femmine delle varie specie, fin dall'antichità, porti al conseguimento, fra gli altri, dei seguenti specifici brillanti risultati.
Il corpo imparerà a respirare nel modo migliore.Dalla respirazione ben modulata si avvantaggerà, in primis, la circolazione sanguigna e poi la pelle, divenendo, via via, più elastica e vellutata.
Notevoli effetti si riscontreranno per seno e gambe, che assumerannono posture equilibrate ed armoniose e saranno più tonici e torniti.Le spalle rimarranno dritte ed il collo si eleverà il tanto che basta per dare al viso un aspetto aristocratico.
I piedi si adatteranno al terreno con maggiore facilità, favorendo la mobilità delle dita (alluci in particolare).
Il fondo schiena risulterà più sollevato, rispetto a qualsivoglia piano di calpestìo, eliminando o riducendo l'effetto 'tasso' (tipico del culo basso).Il naso, a lungo andare, si rimodellerà secondo linee più affilate (la stessa Callas, all'inizio della sua carriera, aveva un naso più voluminoso di quello acquisito all'apice del successo).
Braccia e mani, seguendo ritmi melodici, otterrano forme e movimenti eleganti, che contribuiranno a rendere l'immagine femminile più graziosa ed invitante...

mercoledì 15 aprile 2009

Tetris

Riprende 'Tetris', un programma televisivo lanciato dalla 7, dall'andamento altalenante e controverso, condotto da un giornalista relativamente giovane come Luca Telese, un volto nuovo per la tv cosiddetta alternativa, nella quale finora è riuscito a primeggiare forse, dopo Giuliano Ferrara, solo Antonello Piroso, il quale è giunto faticosamente ad innalzare l'audience di questa emittente legata alla Telecom, se non andiamo errati, con una serie d'interviste a personaggi noti.
Ora, questo Telese, non si sa bene che pesce sia realmente.
Vorrebbe passare per uno scanzonato, non conformista, amico di Travaglio e poi si scopre che scrive sul 'Giornale'. Ha imbastito un'autobiografia un po' naif e un po'beat su FB, qualificandosi, con raro sprezzo del ridicolo, 'old communist of italy' o qualcosa del genere, ed aggiungendo una citazione di Woody Allen per proclamarsi, niente meno!, che 'ateo e materialista'.
L'abbiamo sentito qualche volta esibirsi su Rai Tre, che è un'emittente seria, nella rubrica Tabloid, nella quale non perdeva occasione per farsi insultare pesantemente dal pubblico, dopo aver rifiutato sprezzantemente la qualifica di 'uomo di destra' (attribuitagli, ovviamente, per il suo rapporto di lavoro con il quotidiano diretto da Mario Giordano).
All'esordio di 'Tetris', ebbe qualche infortunio con Giuliano Ferrara, che lo definì un 'apprendista giornalista' e meritò i rimproveri del pur tollerante Giampiero Mughini, il quale, di fronte alla successiva bagarre con il direttore del 'Foglio', ebbe a definire quel vergognoso show 'una costellazione di orrori massmediatici, che andrebbero dimenticati dal primo all'ultimo'.
Evidentemente i padroni della Sette non hanno molto di nuovo da programmare, se non l'ennesimo talk show, dove la superficialità del gossip, s'intreccia col trash dei giorni nostri, con protagonisti di miserabili sceneggiate, come Fabrizio Corona, prossimo ospite della prima puntata.
Avete capito, no, come s'incrementa lo share?
Con il pubblico di bocca buona. Lo stesso che accalca le curve sud, o quello che partecipa al GF e alla Fattoria.
Queste sono le chance televisive nel nostro paese.
Comunque staremo a vedere quel che succederà in questo programma, che, purtroppo, forse per il nome o per la scenografia, ha in sé ineluttabilmente qualcosa di tetro e funesto.
Terque, quaterque...

sabato 28 febbraio 2009

Chicco Testa nuclearista!

Sembra un insulto. Forse lo è.
Almeno se a pronunciare la frase è qualche vecchio nostalgico di Lega Ambiente,

la prima dura e pura associazione ecological- ambientalista del nostro paese.
Quella passata alla storia come la più implacabile, formidabile ed inespugnabile roccaforte dei cieli e mari puliti, prati verdi, cavalli galoppanti su ampie distese di arenili..., nata per fare la felicità di vecchi e bambini, quasi come i biscotti fatti in casa, o tutt'al più presso i Mulini bianchi della principessa Marina Doria.

Ho sentito Chicco a Raitre Scienza e sono rimasto sbalordito.Una metamorfosi
simile chi l'avrebbe mai immaginata?
Io ricordavo il radicale doc, non chic, fondatore della suddetta Lega e ce ne era voluto del bello e del buono per assimilare la sua figura sbarazzina, da impertinente pierino, a manager del parastato, una volta che fu incoronato capo dell'Enel.

Intanto era irriconoscibile la sua voce: si era fatta maschia e perentoria, da basso, alla Nicola Rossi Lemeni, irridente ed insofferente nei confonti degli ambientalisti suoi ex compagni, trattati da poveri stupidi, incompetenti, ignoranti e ridicoli.
Poi, il suo dire era un infinito snocciolare di concetti scientifici, tecnologici e frasi apodittiche, sentenze senz'appello verso i trogloditi anti nucleari, gli analfabeti della tecnica moderna.

Alla fine dell'intervista, faticai non poco a comprendere il mutamento di specie, a rendermi consapevole di questa alchemica trasformazione del metallo vile, di venti o trentanni fa, nell'oro splendido e lucente di oggi.

Tutto al servizio del patto Berlusconi- Sarkò.


Confesso che, pur attribuendo al termine nuclearista lo stesso valore offensivo di fascista, pari cioè a zero di zero, questo non contribuisce a rendermi simpatica oggi la figura del boiardo elettrico, creato in vitro dalla partitocrazia imperante nella prima e, purtroppo, nella seconda repubblica.

Avvezzo a considerare certi carrozzoni frutto di accordi semi-mafiosi e le congreghe che li dominano come escrescenze purulente del sistema feudale tuttora dominante sulla democrazia autentica, la conversione quasi religiosa dall'oscuro fondamentalismo ecologista alla celebrazione devota del nucleare mi fa venire l'orticaria.

Io ricordo vagamente di aver votato sì al nucleare, quando questo era stramaledetto da tutti o quasi.

Ora mi sento in imbarazzo con i neofiti di rango, che ricordano vagamente i cari vecchi marrani, genuflessi più al Potere che alla Religione o alla Scienza.


domenica 22 febbraio 2009

Il governo e il testamento biologico



Angelo Panebianco ha interpretato molto bene l'opinione di chi predilige, in materia di testamento biologico, in un articolo apparso di recente sul "Corsera",la libertà di coscienza e respinge l'invasività dello stato nella vita privata dei cittadini, fino al punto di regolamentare anche gli ultimi esiti dell'esistenza con l'intervento della burocrazia.


Una forma d'intrusione che ci fa sentire schiavi senza speranza di un Moloch sado-masochista.




Il problema non si risolve con le stereotipate impostazioni ideologiche, che distinguono ossessivamente e grottescamente la destra e la sinistra.




Ricordo un appunto di Filippo Facci sul Giornale, in cui si dava conto della condizione estrema, di disperata desolazione, in cui versava la vita vegetale di Eluana, le ferite irreparabili sul suo viso, tormentato dall'accanimento delle macchine, per idratarla e nutrirla. Una feroce descrizione degl'insulti che, in diciassette anni d'immobile degenza, il suo corpo e la sua anima avevano subito ad opera dei terapeuti e dei custodi dello spirito, degl'interpreti ortodossi della religione cristiana.




Il silenzio si addice al dolore, e la pietà è l'unico sentimento che dovrebbe pervadere vicende di questo genere, dove la politica non dovrebbe mai entrare, se non per dettare regole di larga condivisione, nel rispetto della libertà e della dignità della persona.




Ora, quel che meraviglia è che questi principi, ad onta delle dichiarazioni ufficiali, stiano per essere stravolti, nell'attuale discussione del disegno di legge sul testamento biologico, che stride orrendamente con l'art. 32 della Costituzione e con i più elementari principi liberali.




Ritengo che il dissenso espresso dall'onorevole Benedetto Della Vedova, all'interno della maggioranza, sia il sintomo di un disagio molto diffuso nel paese e che l'attuale governo debba tenerne conto, per evitare frammentazioni nel suo seno e tra l'elettorato, lasciando da parte calcoli politici non propriamente encomiabili.




Si limiti a candidare Clemente Mastella al parlamento europeo, ma lasci fuori della porta temi troppo importanti come la sacralità della vita, che non appartengono, in via esclusiva, ad alcuno schieramento.




Tenga piuttosto a mente che un pontefice illustre, come Paolo VI, aveva già definito i limiti d'intervento del medico e della medicina, indicando la soglia invalicabile in "una vita in condizioni di essere umanamente e compiutamente vissuta".







mercoledì 18 febbraio 2009

Contro il fondamentalismo politico, una poesia di Thomas Merton


Come aveva già enunciato Mircea Eliade nel suo fondamentale saggio "Il sacro e il profano", la società moderna, avendo espunto il sacro delle società arcaiche, ha dovuto sostituirlo con le ideologie, che non hanno alcun pregio, ma servono bene allo scopo d'incrementare le nascite di asini a cui applicare i paraocchi e moltiplicare i soggetti blindati in chiusure mentali ermetiche, nella vana credenza di raggiungere, con la politica cosidetta politicante ( quella di basso conio, pedestre e deliquenziale, cinica e impastata di pregiudizi e superstizioni, parole d'ordine e banalità), "il paradiso in terra".

Pazienza. Occorre esercitare la compassione nei confronti di simili sventurati fanatici, che si comportano come gl'indiani d'america di fronte ai doni di palline di vetro dei conquistatori.

A costoro dedico una poesia religiosa di Thomas Merton, che cercava la verità e l'assoluto tra mille pericoli, ansie, incertezze, rendendosi conto che il cammino è arduo e irto di difficoltà (altro che slogan e ricette stregonesche, come quelle dei fondamentalisti d'oggi, i quali, mentre invocano" giustizia e libertà", sono pronti a realizzare un nuovo totalitarismo).

Ora, da buon laico, io ascolto ogni voce, ed anche le preghiere, che non sono più di moda, ma che aiutano a riflettere sulla vita, più dei comizi, urlati o no, dei partitanti.

Thomas Merton ebbe rapporti di amicizia anche con il Dalai Lama, il quale nutrì nei suoi confronti grande stima e profonda considerazione.

« Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
Non vedo la strada che mi sta davanti.
Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
Secondo verità, non conosco neppure me stesso
e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.
Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti
e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque io possa non capirne nulla.
Avrò sempre fiducia in te,
anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell'ombra della morte.
Non avrò paura,
perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli. »
(Tomas Merton, Preghiere)

Io ti loggherò


  

Non so se termini come "taggare", "loggare," e via dicendo, siano entrati nei vocabolari della lingua italiana. E' certo però che la loro introduzione nel linguaggio corrente ormai è avvenuta più o meno subdolamente. 

Pur essendo non proprio un novellino del web, confesso che questi neologismi (a voler essere buoni) mi fanno una strana impressione. 

Le prime volte, di fronte all'oscurità completa del loro significato, rimanevo interdetto. 

Ritraevo dalla loro pronuncia sensazioni inquietanti. Strane reazioni avvenivano nel mio subconscio, mentre provavo lentamente a coniugare questi “verbi non verbi” al presente, al passato, al futuro, e provavo ad immaginare che cosa potessero pensare degli ipotetici interlocutori a sentirsi apostrofare, per esempio, con un imprevedibile e minaccioso" io ti loggherò" ovvero con un vagamente ricattatorio " ti ho loggato!", quasi simile, per le orecchie di uno sprovveduto, a "ti ho visto furfante, ora dovrai fare i conti con me!". 

E poi, un'ansia da prestazione rendeva alcune giornate estremamente stressanti, nel far fronte al dilemma “taggo, non taggo?”, riflettendo sulle conseguenze, comunque importanti, di una scelta tra l'una o l'altra soluzione, mentre il dubbio amletico, implacabile, continuava a tormentare il mio animo. 

Se taggo, mi adeguo al malvezzo comune, pensavo. Se non taggo sono un pedante misoneista, che rischia l'isolamento, soggiungevo. 



Che fare? 



E' ancora presto per fare scelte di campo così nette. 



E dire che parole nuove od inusitate, a volte, trovano pieno accoglimento nel mio lessico, senza colpo ferire né lunghi indugi. 



Adottare il fortemente polemico "isterizzare", per me, è stato pefettamente naturale, tanta è la carica violenta e dissacrante contenuta in esso. 

Un'istintiva simpatia mi porta a utilizzarlo di fronte ad ogni spettacolo individuale o collettivo di fanatismo ideologico, di miserabile malvagità mentale, di stupidità dei singoli o delle masse: lo trovo, in certe situazioni, molto appropriato ed efficace. 



Come concludere, dunque, questo discorsetto sui cambiamenti del linguaggio indotti da internet? 



Molto semplicemente consiglio a me stesso di aspettare. 

E' meglio assuefarsi. 

Poco alla volta, come nel famoso esercizio di Mitridate, quel tanto di velenoso che riuscirò ad assimilare, un bel giorno mi consentirà di raggiungere l'atarassia anche nei confronti delle trasformazioni ineluttabili della nostra lingua. 



Mi sembra tutto sommato un logghevole intento.

domenica 15 febbraio 2009

Anoressia dello Stato e bulimia legislativa

Le denunce della Procura generale della Corte dei Conti, all'inizio dell'anno giudiziario, sono impietose, ma non costituiscono una novità. Il ministro Brunetta a proposito di uno dei vari scandali denunciati dalla magistratura contabile ha preannunciato un'inchiesta per accertare la trasparenza o no della pubblica amministrazione, che pare sostanzialmente negata nella prassi quotidiana degli uffici.

D'altro canto sulla correttezza delle procedure seguite dall'agenzia di riscossione, la famosa Equitalia spa, la corte medesima avanza seri dubbi nel momento in cui riconosce che i crediti incassati sono aumentati.

Sono curiosamente dei segnali inquietanti che si aggiungono alla scoperta di truffe di vario tipo nel sistema sanitario nazionale, per non parlare delle altre malefatte, che hanno ormai ridotto lo stato ad una specie di gruviera dove i topi allignano e crescono con velocità esponenziale, senza che alle lagnanze seguano i rimedi.

In Italia esistono da decenni cahier de dolèance lunghi quanto la penisola, sui quali i governi scorrazzano tranquillamente senz'assumere adeguate iniziative.

Il povero Ministro per le riforme avrà i mezzi per tentare di approntare qualche ammodernamento, quando la prima elementare constatazione è la proliferazione di norme e la scarsa o nulla applicazione concreta da parte di un'imbelle classe dirigente pubblica e dei piccoli e grandi burosauri, che non sanno o sanno troppo bene come trascorrere le loro giornate, traendo benefici dalla comoda posizione di chi non deve render conto a nessuno con la sicumera di farla franca, per la lentezza e gli alti costi della giustizia ordinaria.

L'Italia è la culla del diritto, ma soffre di bulimia da decenni. Intento lodevole sarebbe quello di eliminare quelle inutili, quelle frutto di accordi di lobby e quelle clientelari. In questo senso speriamo non si riveli un'illusione il tentativo del governodi potare i rami secchi della legislazione repubblicana e di quella precedente, coordinando le normative più importanti in appositi testi unici divisi per materia.

Ma la proliferazione incontrollata di provvedimenti di vario genere ha reso il sistema tanto più deprecabile quanto più andava, consolidandosi nel tempo, generando confusione e incertezza nei cittadini.

I principi di un moderno stato di diritto contemplano poche leggi ma buone e, soprattutto, la loro corretta applicazione da parte dei funzionari pubblici.

Costoro nella giungla attuale hanno spesso l'agio di farne un uso improprio e distorto, interpretando il loro ruolo non già come servitori del cittadino, ma come tanti piccoli satrapi presuntuosi, arroganti e prepotenti.

L'Italia è una Repubblica fondata sulla burocrazia e questa è costituita da vassalli, valvassini e valvassori. come nel feudalesimo.

sabato 14 febbraio 2009

Fausti pensieri: "Tempus fugit"


Avevamo cominciato per gioco, traendo spunto dall'augurio di un'illustre scrittrice, a considerare il titolo come un'appropriata lavagna per riflessioni estemporanee su fatti ed impressioni quotidiani.
Il primo approccio fu dedicato alla punteggiatura correlata ai sentimenti che accompagnano le relazioni personali e i cambiamenti di giudizio che possono avvenire nel corso delle stesse: "Punti e puntini".
Stavolta, ci piace sottolineare la frenetica corsa del tempo che ci trascina in un vortice ineluttabile. Passiamo dal lunedì alla domenica in un baleno.
E ci ritroviamo a rincorrere appuntamenti trascorsi, cercando di recuperare i giorni fuggiti via con il lazo della coscienza, alla disperata ricerca di un recupero degli eventi non rispettati."Tempus fugit" e noi fuggiamo con esso, sperando di trovare quiete in un luogo calmo e riparato dai venti.
Speranza impossibile.
I mesi rotolano via e ciò che dispiace è non poter occupare il tempo nel modo migliore, com'è nei nostri desideri, ma essere costretti ad occuparci di piccole e inutili cose, che rendono l'anima prigioniera ed impotente.

martedì 3 febbraio 2009

Traccheggiare

Non è facile essere uomini liberi.

Nel mondo intellettuale poi lo è ancora di più, perché al timore di essere isolati si aggiunge il senso di colpa per avere dissentito violando la regola dell'omertà, che vige tra coloro che hanno contratto un vincolo indissolubile per entrare in una società massonica.

Risale ad alcuni anni fa l'impressione sgradevole che trassi dall'alleanza semi-silenziosa tra alcuni giornalisti, anche di spicco, i quali si trovavano riuniti lontano dalla sede del loro giornale per condurre, da inviati speciali, un'inchiesta sul banditismo in Barbagia.

A vederli assisi allo stesso tavolo di ristorante a scambiarsi notizie e interpretazioni della vicenda c'era da rimanere allibiti: destra sinistra centro, confusi in un unico calderone a bollire uniformemente, per offrirsi in pasto al pubblico, senza differenza di sapori, senza dissapori.

Erano tutti raggruppati nella confraternita o corporazione e tra loro vigeva la regola uno per tutti, tutti per uno, salvaguardando solo l'apparenza di una diversa coloritura ideologica.

Ora, non c'è da meravigliarsi che tra gente di cultura e fieri pensatori ci sia un vicendevole assenso a non esagerare nei giudizi e a cercare un modus in rebus in cui il principio dominante è il traccheggio.

Non voglio dire che il fair play debba essere abbandonato ed il dialogo tra persone di diverso orientamento non sia auspicabile, per ritrovarsi a brandire la clava, affidandosi alla legge della giungla.

Ma c'è un limite a tutto.


Sarei un illuso se credessi alla ricerca della verità e alla difesa della stessa a spada tratta.

Pura utopia.

La democrazia è il regime migliore rispetto a tutti gli altri, ma fa convergere verso il compromesso. E' lo scotto che si deve pagare alla pace sociale, che impone anche il rispetto di alcuni tabù e di diversi luoghi comuni, per assicurarsi la sopravvivenza ed alcuni benefit legati alla professione intellettuale.

Io ti attacco, ma non troppo. Faccio finta di oppormi, ma in realtà ti strizzo l'occhio.

Tutto a condizioni di reciprocità.


La libertà è meravigliosa ma irraggiungibile nella sua pienezza e la censura esiste anche nei sistemi liberali, per garantire comunque la stabilità del potere e la continuità della distinzione tra "governanti e governati", anche se la circolazione delle elites non avviene secondo i criteri di una buona selezione, favorendo piuttosto la vittoria della mediocrità.

In questo panorama, acquistano quindi maggior rilievo le figure di quei pochi che riescono a esprimere le proprie idee, senza camuffamenti, mezze frasi, ammissioni parziali (per rimanere comunque nel giro).
Casi limitati che però ci confortano nel riflettere sul destino della libertà.

L’esistenza di scrittori, tanto per fare un esempio recente, come Gian Paolo Pansa, fa ben sperare sulla possibilità di vedere riunite le qualità dell’intelligenza e del coraggio, nell’affrontare temi spinosi, cantando fuori dal coro, uscendo illesi dalla violenza morale, dal dileggio, dalla condanna e l’aggressione del branco.

Ci sono, vivaddio, delle eccezioni al traccheggiare dei tanti don Abbondio, che aspirerebbero a divenire maitre à penser, ma che sono solo pallidi replicanti, vittime delle proprie irredimibili debolezze.