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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi
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sabato 10 luglio 2010

Un popolo di eroi



Chi ebbe l'ardire di definire l'Italia un popolo di eroi, non sapeva sicuramente che piega avrebbe preso quest'affermazione.

Tramontati i tempi degli eroi romani, risorgimentali e della grande guerra; ripudiati tutti quelli che furono innalzati sull'ara della patria durante il ventennio, insufficienti quelli resistenziali, logorati dall'indifferenza anti-retorica del regime democristiano e catto-comunista e dal successivo revisionismo storiografico, siamo arrivati a fare tabula rasa della categoria, inquinando spesso e volentieri il significato originario di questo termine, già tenuto in grande sospetto da intellettuali sessantottini e filo-marcusiani.

Siccome alle sorprese non c'è mai fine e, bene o male, ai miti della musica e del cinema era necessario affiancare qualche personaggio di maggior spessore nel rappresentare il costume della nostra terra, a qualcuno è venuto in mente, non molto tempo fa, di sparigliare del tutto il campo, andando a cercare i propri elevati riferimenti nazional- popolari in terreni accidentati e ancora inesplorati sulla strada del capovolgimento dei valori del passato.

Venne in testa al funambolico e creativo Marcello Dell'Utri, non si sa bene perché, andare a cercare nelle stalle di Arcore la figura che meglio potesse impersonare l'eroe contemporaneo, libero da pregiudizi e luoghi comuni, spoglio delle armature soffocanti della tradizione.

L'ineffabile senatore, noto intellettuale controriformista, organizzatore culturale
dei circoli del buongoverno, scoprire di documenti inediti, bibliofilo e raffinato umanista, implicato in storie di mafia dai contorni oscuri, in puro stile neo-classico, attribuire, fin dalle prime battute del processo a proprio carico, a Vittorio Mangano, l'uomo che sussurrava ai cavalli parole in codice mafiologico, l'attributo di eroe (o quasi).

Anche con quel 'quasi', semplicemente apposto per pudicizia, lo scudiero della Brianza è assurto quindi all'Olimpo dei simboli del coraggio e della lealtà, del disinteresse e dell'attenzione al bene comune, servendo un'organizzazione seria e disciplinata come 'Cosa nostra'.

Tant'è.

Nel processo d'appello testé conclusosi a Palermo, l'ex dirigente di Publitalia ed attuale rappresentante in senato del pdl, pare abbia confermato la propria opinione su Mangano, ignorando totalmente quanto disse di lui Paolo Borsellino, indicandolo come una delle teste di ponte tra la mafia siciliana e le industrie del nord, allo scopo di favorire i traffici più loschi.

Il prossimo 19 luglio si celebrerà l'anniversario della strage di Via d'Amelio, nella quale perse la vita, abbandonato dalle istituzioni, il magistrato siciliano sempre in prima linea contro i mafiosi di grosso calibro e la rete politico-affaristica che li sosteneva.

Quale modo migliore, per sottolineare l'evento, che cambiare il nome della Via dove morirono gl'ingenui servitori dello Stato in ''Via Vittorio Mangano (Eroe)'' ?


venerdì 11 gennaio 2008

Spazzatura e unità nazionale


La Sardegna si rivolta contro la spazzatura importata dalla campania. E' un segno di egoismo, di mancanza di solidarietà, considerato che il cumulo di rifiuti rappresenta oggi l'Italia all'estero?


E' vero un assunto, al di là della tragedia ambientale ed umana che è sotto gli occhi di tutti. Non c'è unità nazionale.


Il nostro è un paese disunito, non tanto perché non c'è solidarietà per risolvere il grave problema di Napoli e della Campania, quanto perché non esiste oggi in Italia né il senso dello Stato (retaggio della destra storica post risorgimentale, definitivamente eclissatosi dopo la vittoria ed il consolidamento della partitocrazia ed il contestuale rafforzamento di quella "democrazia mafiosa", ben individuata, a metà degli anni sessanta, da Panfilo Gentile), né lo spirito comunitario (che resse fin dopo il miracolo economico, come lascito della civiltà contadina, fino alle soglie dell'attuale postindustrialismo).


Siamo una nazione sfilacciata e temo che il"federalismo sociale" possa fare ben poco, senza una seria riforma delle istituzioni e la selezione di una nuova classe dirigente, cui anche la riforma della legge elettorale potrà contribuire a formare in qualche misura.


Detto questo, mi pare di poter aggiungere che, in Campania ed in Sicilia e regioni limitrofe, la camorra, l'ndrangheta, la mafia, etc. comandino più spudoratamente che nelle regioni del Nord, dove un maggior rispetto della legalità sussiste, ma non è proprio esemplare, grazie al degrado causato dalla politica romana.


Chi potrebbe risolvere adeguatamente la situazione, mandando in galera i responsabili e risanando gradualmente la situazione disastrosa determinatasi in 14 anni di disinteresse?


Forse Antonio Di Pietro.


Prendetela pure come una provocazione, ma forse un Ministro "plenipotenziario", che affronti l'emergenza, con i metodi del Prefetto Mori, potrebbe reincarnarsi nell'ex magistrato di mani pulite, se gliene dessero la possibilità e lui volesse raccogliere la sfida, operando concretamente, anziché limitarsi ai proclami...