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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi
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sabato 13 luglio 2013

Le stagioni non sono più le stesse

Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase, che sembra sia ormai un luogo comune. 

Eppure presa come metafora della nostra società, dobbiamo convenire che ci sono cambiamenti epocali in atto, che incidono profondamente nella nostra coscienza. 

In un intervento molto puntuale ed acuto in un convegno giuridico è venuto alla luce che la deontologia  professionale è ampiamente e frequentemente violata.

Se allarghiamo il campo oltre l'avvocatura, ci accorgiamo che quotidianamente il verbo da seguire è l'arricchimento veloce e con qualsiasi mezzo, sfruttando tutte possibilità che il sistema di potere offre e perseguendo un solo principio arraffare soldi da chiunque, anche se povero, meglio se sprovveduto. 

E' mondo che è cambiato già da decenni; la politica è un mestiere per costruirsi patrimoni e non per realizzare il bene comune. La partitocrazia non fa distinzioni: crea le caste e le custodisce. 

I giovani per lo più pensano a trovarsi la strada più agevole per spillare quattrini senza considerare la persona umana e  il rispetto che merita.

L'uomo non è più un fine da rispettare, ma uno strumento per la conquista del proprio spazio vitale.

No, le stagioni non sono più quelle di un tempo e noi non sappiamo più se adattarci o fuggire. 

Ma è ancora possibile la fuga?  

venerdì 19 ottobre 2012

Il pdl? Una massa informe

Guardando il pdl, abbiamo di fronte una massa informe e purtroppo allo sbando...e, secondo me, per nulla destinata a vincere. 
Il berlusconismo, tradito dallo stesso leader un tempo carismatico, lascia una triste eredità ed una infinita serie d' imprese nefaste consumate da un branco di furbetti a livello nazionale e locale, privo di cultura di governo e dedito al proprio personale tornaconto. 
Uno spettacolo degradante, che ora lascia il campo a personaggi poco credibili come la Santanchè, la quale vorrebbe rottamare tutti per occupare la scena ( con quali meriti non si sa). L'ineffabile Santanchè pensa che gli elettori moderati (o no) abbiano la memoria corta? 

Persevera nel ruolo di pasionaria berlusconiana, di rottamatrice del centro-destra, dopo che per anni ha perseguito le sue personalissime ambizioni di arrampicatrice, dando vita ad equivoche esibizioni e volgarissime polemiche, con un pedigree  punteggiato di sostegni pubblicitari e frequentazioni poco affidabili, nel nome della più furbesca ideologia: ''levati tu che mi ci metto io''. 

Che contributo possa dare alla rifondazione dell'area liberal-popolare Dio solo lo sa. E' certo che il suo sgangherato appeal può portare più danni che benefici ad una seria opera di ricostruzione della politica dell'ex pdl.

Il ruolo che meglio le si attaglia è quello di teenager un po' attempata e di interlocutrice permalosa del 'mitico' Zucchero, nelle esibizioni canore condite d'insulti contro i neo-ricchi della dorata Costa Smeralda.
Se l'Alfano non corre subito ai ripari e vince il proprio complesso d'inferiorità rispetto al padre- padrone, contrapponendosi alla sinistra e ai giochetti interni di potere, che prilegiano solo chi vuole conservare le poltrone anche con la 'nuova' legge elettorale sarà difficile evitare la débacle.
Torni il delfino alle indicazioni dei referendum Segni e dia un segnale vero di riscossa, all'insegna di quella rivoluzione liberal-popolare tradita nei fatti e sia la voce della protesta dei ceti medio-piccoli e deboli contro uno stato partitocratico, che giorno per giorno ci porta verso la schiavitù più estrema

venerdì 11 gennaio 2008

Spazzatura e unità nazionale


La Sardegna si rivolta contro la spazzatura importata dalla campania. E' un segno di egoismo, di mancanza di solidarietà, considerato che il cumulo di rifiuti rappresenta oggi l'Italia all'estero?


E' vero un assunto, al di là della tragedia ambientale ed umana che è sotto gli occhi di tutti. Non c'è unità nazionale.


Il nostro è un paese disunito, non tanto perché non c'è solidarietà per risolvere il grave problema di Napoli e della Campania, quanto perché non esiste oggi in Italia né il senso dello Stato (retaggio della destra storica post risorgimentale, definitivamente eclissatosi dopo la vittoria ed il consolidamento della partitocrazia ed il contestuale rafforzamento di quella "democrazia mafiosa", ben individuata, a metà degli anni sessanta, da Panfilo Gentile), né lo spirito comunitario (che resse fin dopo il miracolo economico, come lascito della civiltà contadina, fino alle soglie dell'attuale postindustrialismo).


Siamo una nazione sfilacciata e temo che il"federalismo sociale" possa fare ben poco, senza una seria riforma delle istituzioni e la selezione di una nuova classe dirigente, cui anche la riforma della legge elettorale potrà contribuire a formare in qualche misura.


Detto questo, mi pare di poter aggiungere che, in Campania ed in Sicilia e regioni limitrofe, la camorra, l'ndrangheta, la mafia, etc. comandino più spudoratamente che nelle regioni del Nord, dove un maggior rispetto della legalità sussiste, ma non è proprio esemplare, grazie al degrado causato dalla politica romana.


Chi potrebbe risolvere adeguatamente la situazione, mandando in galera i responsabili e risanando gradualmente la situazione disastrosa determinatasi in 14 anni di disinteresse?


Forse Antonio Di Pietro.


Prendetela pure come una provocazione, ma forse un Ministro "plenipotenziario", che affronti l'emergenza, con i metodi del Prefetto Mori, potrebbe reincarnarsi nell'ex magistrato di mani pulite, se gliene dessero la possibilità e lui volesse raccogliere la sfida, operando concretamente, anziché limitarsi ai proclami...

domenica 30 dicembre 2007

L' amore al tempo del rock



Come sarà stato l'amore nelle generazioni precedenti?

Qual era la concezione e la pratica di questo indistruttibile strumento di crescita ed emancipazione?

A sentire chi ha vissuto al tempo del rock, quello primigenio di Elvis Presley, Little Richard, Bill Haley, all'epoca di James Dean e del primo Marlon Brando, quando si ruppero gli schemi della società tradizionale con i figli che cominciavano la contestazione nei confronti dei padri (sia quelli appartenenti alla mitica e dorata società americana del way of life per un nuovo Eden, nato dalle ceneri della seconda guerra mondiale, e sia quelli che in Europa si rimboccavano le maniche, cercando d' imitare i modelli, un po' ingenui, del benessere d'oltreoceano, con la consapevolezza di dover conquistare con il lavoro ed i sacrifici senza soste ciò che sarebbe divenuto il miracolo economico della ricostruzione del dopoguerra,) l'amore si librava come una farfalla tra petali in fiore.

Il pudore abbassava i toni e si attestava sul minimo comun denominatore della libertà dei costumi moderatamente intesa.

Senza grandi clamori, avvolta in un'elegante discrezione, ma scevra da pregiudizi e convenzioni puritane.

I sentimenti avevano l'opportunità di manifestarsi più apertamente che in passato, con poche e semplici regole lontane dal perbenismo di maniera ed il sesso si conquistava con entusiasmo e gradualità, apprezzandolo come un frutto, al tempo stesso, proibito e prelibato.

Si svelava a poco a poco, assimilando le idee, non conformiste e liberatorie, legate alla scoperta dell'istinto vitale di uomini e donne che finalmente potevano ascoltare, senza tabù la voce della propria intima natura, così ben descritte da David Herbert Lawrence nell 'Amante di lady Chatterley.

L'amore al tempo del rock non aveva nulla di cinico e prevedibile. Si costruiva nella maniera più naturale ed il ritmo di quella musica, allegra, gaudente, ribelle e scatenata, era il segnale di una svolta epocale, unica nella storia del costume del novecento.

Nessuno poteva immaginare che avrebbe, poi, aperto le porte al sessantotto e alla demolizione degli ultimi rifugi dell'io, per fare spazio alla massificazione e alla banalizzazione, per instaurare l'omologazione e la globalizzazione del più positivo e creativo, rivoluzionario ed individualista dei sentimenti umani.

Forse era, quella del rock, la misura più equilibrata che la rivolta giovanile di quella generazione potesse acquisire e lasciare in eredità per un mondo più libero.

Ma noi, forse, non abbiamo saputo amministrarla come meritava.
Che bello il vecchio "Rock around the clock".