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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi

sabato 28 febbraio 2009

Chicco Testa nuclearista!

Sembra un insulto. Forse lo è.
Almeno se a pronunciare la frase è qualche vecchio nostalgico di Lega Ambiente,

la prima dura e pura associazione ecological- ambientalista del nostro paese.
Quella passata alla storia come la più implacabile, formidabile ed inespugnabile roccaforte dei cieli e mari puliti, prati verdi, cavalli galoppanti su ampie distese di arenili..., nata per fare la felicità di vecchi e bambini, quasi come i biscotti fatti in casa, o tutt'al più presso i Mulini bianchi della principessa Marina Doria.

Ho sentito Chicco a Raitre Scienza e sono rimasto sbalordito.Una metamorfosi
simile chi l'avrebbe mai immaginata?
Io ricordavo il radicale doc, non chic, fondatore della suddetta Lega e ce ne era voluto del bello e del buono per assimilare la sua figura sbarazzina, da impertinente pierino, a manager del parastato, una volta che fu incoronato capo dell'Enel.

Intanto era irriconoscibile la sua voce: si era fatta maschia e perentoria, da basso, alla Nicola Rossi Lemeni, irridente ed insofferente nei confonti degli ambientalisti suoi ex compagni, trattati da poveri stupidi, incompetenti, ignoranti e ridicoli.
Poi, il suo dire era un infinito snocciolare di concetti scientifici, tecnologici e frasi apodittiche, sentenze senz'appello verso i trogloditi anti nucleari, gli analfabeti della tecnica moderna.

Alla fine dell'intervista, faticai non poco a comprendere il mutamento di specie, a rendermi consapevole di questa alchemica trasformazione del metallo vile, di venti o trentanni fa, nell'oro splendido e lucente di oggi.

Tutto al servizio del patto Berlusconi- Sarkò.


Confesso che, pur attribuendo al termine nuclearista lo stesso valore offensivo di fascista, pari cioè a zero di zero, questo non contribuisce a rendermi simpatica oggi la figura del boiardo elettrico, creato in vitro dalla partitocrazia imperante nella prima e, purtroppo, nella seconda repubblica.

Avvezzo a considerare certi carrozzoni frutto di accordi semi-mafiosi e le congreghe che li dominano come escrescenze purulente del sistema feudale tuttora dominante sulla democrazia autentica, la conversione quasi religiosa dall'oscuro fondamentalismo ecologista alla celebrazione devota del nucleare mi fa venire l'orticaria.

Io ricordo vagamente di aver votato sì al nucleare, quando questo era stramaledetto da tutti o quasi.

Ora mi sento in imbarazzo con i neofiti di rango, che ricordano vagamente i cari vecchi marrani, genuflessi più al Potere che alla Religione o alla Scienza.


domenica 22 febbraio 2009

Il governo e il testamento biologico



Angelo Panebianco ha interpretato molto bene l'opinione di chi predilige, in materia di testamento biologico, in un articolo apparso di recente sul "Corsera",la libertà di coscienza e respinge l'invasività dello stato nella vita privata dei cittadini, fino al punto di regolamentare anche gli ultimi esiti dell'esistenza con l'intervento della burocrazia.


Una forma d'intrusione che ci fa sentire schiavi senza speranza di un Moloch sado-masochista.




Il problema non si risolve con le stereotipate impostazioni ideologiche, che distinguono ossessivamente e grottescamente la destra e la sinistra.




Ricordo un appunto di Filippo Facci sul Giornale, in cui si dava conto della condizione estrema, di disperata desolazione, in cui versava la vita vegetale di Eluana, le ferite irreparabili sul suo viso, tormentato dall'accanimento delle macchine, per idratarla e nutrirla. Una feroce descrizione degl'insulti che, in diciassette anni d'immobile degenza, il suo corpo e la sua anima avevano subito ad opera dei terapeuti e dei custodi dello spirito, degl'interpreti ortodossi della religione cristiana.




Il silenzio si addice al dolore, e la pietà è l'unico sentimento che dovrebbe pervadere vicende di questo genere, dove la politica non dovrebbe mai entrare, se non per dettare regole di larga condivisione, nel rispetto della libertà e della dignità della persona.




Ora, quel che meraviglia è che questi principi, ad onta delle dichiarazioni ufficiali, stiano per essere stravolti, nell'attuale discussione del disegno di legge sul testamento biologico, che stride orrendamente con l'art. 32 della Costituzione e con i più elementari principi liberali.




Ritengo che il dissenso espresso dall'onorevole Benedetto Della Vedova, all'interno della maggioranza, sia il sintomo di un disagio molto diffuso nel paese e che l'attuale governo debba tenerne conto, per evitare frammentazioni nel suo seno e tra l'elettorato, lasciando da parte calcoli politici non propriamente encomiabili.




Si limiti a candidare Clemente Mastella al parlamento europeo, ma lasci fuori della porta temi troppo importanti come la sacralità della vita, che non appartengono, in via esclusiva, ad alcuno schieramento.




Tenga piuttosto a mente che un pontefice illustre, come Paolo VI, aveva già definito i limiti d'intervento del medico e della medicina, indicando la soglia invalicabile in "una vita in condizioni di essere umanamente e compiutamente vissuta".







mercoledì 18 febbraio 2009

Contro il fondamentalismo politico, una poesia di Thomas Merton


Come aveva già enunciato Mircea Eliade nel suo fondamentale saggio "Il sacro e il profano", la società moderna, avendo espunto il sacro delle società arcaiche, ha dovuto sostituirlo con le ideologie, che non hanno alcun pregio, ma servono bene allo scopo d'incrementare le nascite di asini a cui applicare i paraocchi e moltiplicare i soggetti blindati in chiusure mentali ermetiche, nella vana credenza di raggiungere, con la politica cosidetta politicante ( quella di basso conio, pedestre e deliquenziale, cinica e impastata di pregiudizi e superstizioni, parole d'ordine e banalità), "il paradiso in terra".

Pazienza. Occorre esercitare la compassione nei confronti di simili sventurati fanatici, che si comportano come gl'indiani d'america di fronte ai doni di palline di vetro dei conquistatori.

A costoro dedico una poesia religiosa di Thomas Merton, che cercava la verità e l'assoluto tra mille pericoli, ansie, incertezze, rendendosi conto che il cammino è arduo e irto di difficoltà (altro che slogan e ricette stregonesche, come quelle dei fondamentalisti d'oggi, i quali, mentre invocano" giustizia e libertà", sono pronti a realizzare un nuovo totalitarismo).

Ora, da buon laico, io ascolto ogni voce, ed anche le preghiere, che non sono più di moda, ma che aiutano a riflettere sulla vita, più dei comizi, urlati o no, dei partitanti.

Thomas Merton ebbe rapporti di amicizia anche con il Dalai Lama, il quale nutrì nei suoi confronti grande stima e profonda considerazione.

« Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
Non vedo la strada che mi sta davanti.
Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
Secondo verità, non conosco neppure me stesso
e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.
Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti
e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque io possa non capirne nulla.
Avrò sempre fiducia in te,
anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell'ombra della morte.
Non avrò paura,
perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli. »
(Tomas Merton, Preghiere)

Io ti loggherò


  

Non so se termini come "taggare", "loggare," e via dicendo, siano entrati nei vocabolari della lingua italiana. E' certo però che la loro introduzione nel linguaggio corrente ormai è avvenuta più o meno subdolamente. 

Pur essendo non proprio un novellino del web, confesso che questi neologismi (a voler essere buoni) mi fanno una strana impressione. 

Le prime volte, di fronte all'oscurità completa del loro significato, rimanevo interdetto. 

Ritraevo dalla loro pronuncia sensazioni inquietanti. Strane reazioni avvenivano nel mio subconscio, mentre provavo lentamente a coniugare questi “verbi non verbi” al presente, al passato, al futuro, e provavo ad immaginare che cosa potessero pensare degli ipotetici interlocutori a sentirsi apostrofare, per esempio, con un imprevedibile e minaccioso" io ti loggherò" ovvero con un vagamente ricattatorio " ti ho loggato!", quasi simile, per le orecchie di uno sprovveduto, a "ti ho visto furfante, ora dovrai fare i conti con me!". 

E poi, un'ansia da prestazione rendeva alcune giornate estremamente stressanti, nel far fronte al dilemma “taggo, non taggo?”, riflettendo sulle conseguenze, comunque importanti, di una scelta tra l'una o l'altra soluzione, mentre il dubbio amletico, implacabile, continuava a tormentare il mio animo. 

Se taggo, mi adeguo al malvezzo comune, pensavo. Se non taggo sono un pedante misoneista, che rischia l'isolamento, soggiungevo. 



Che fare? 



E' ancora presto per fare scelte di campo così nette. 



E dire che parole nuove od inusitate, a volte, trovano pieno accoglimento nel mio lessico, senza colpo ferire né lunghi indugi. 



Adottare il fortemente polemico "isterizzare", per me, è stato pefettamente naturale, tanta è la carica violenta e dissacrante contenuta in esso. 

Un'istintiva simpatia mi porta a utilizzarlo di fronte ad ogni spettacolo individuale o collettivo di fanatismo ideologico, di miserabile malvagità mentale, di stupidità dei singoli o delle masse: lo trovo, in certe situazioni, molto appropriato ed efficace. 



Come concludere, dunque, questo discorsetto sui cambiamenti del linguaggio indotti da internet? 



Molto semplicemente consiglio a me stesso di aspettare. 

E' meglio assuefarsi. 

Poco alla volta, come nel famoso esercizio di Mitridate, quel tanto di velenoso che riuscirò ad assimilare, un bel giorno mi consentirà di raggiungere l'atarassia anche nei confronti delle trasformazioni ineluttabili della nostra lingua. 



Mi sembra tutto sommato un logghevole intento.

domenica 15 febbraio 2009

Anoressia dello Stato e bulimia legislativa

Le denunce della Procura generale della Corte dei Conti, all'inizio dell'anno giudiziario, sono impietose, ma non costituiscono una novità. Il ministro Brunetta a proposito di uno dei vari scandali denunciati dalla magistratura contabile ha preannunciato un'inchiesta per accertare la trasparenza o no della pubblica amministrazione, che pare sostanzialmente negata nella prassi quotidiana degli uffici.

D'altro canto sulla correttezza delle procedure seguite dall'agenzia di riscossione, la famosa Equitalia spa, la corte medesima avanza seri dubbi nel momento in cui riconosce che i crediti incassati sono aumentati.

Sono curiosamente dei segnali inquietanti che si aggiungono alla scoperta di truffe di vario tipo nel sistema sanitario nazionale, per non parlare delle altre malefatte, che hanno ormai ridotto lo stato ad una specie di gruviera dove i topi allignano e crescono con velocità esponenziale, senza che alle lagnanze seguano i rimedi.

In Italia esistono da decenni cahier de dolèance lunghi quanto la penisola, sui quali i governi scorrazzano tranquillamente senz'assumere adeguate iniziative.

Il povero Ministro per le riforme avrà i mezzi per tentare di approntare qualche ammodernamento, quando la prima elementare constatazione è la proliferazione di norme e la scarsa o nulla applicazione concreta da parte di un'imbelle classe dirigente pubblica e dei piccoli e grandi burosauri, che non sanno o sanno troppo bene come trascorrere le loro giornate, traendo benefici dalla comoda posizione di chi non deve render conto a nessuno con la sicumera di farla franca, per la lentezza e gli alti costi della giustizia ordinaria.

L'Italia è la culla del diritto, ma soffre di bulimia da decenni. Intento lodevole sarebbe quello di eliminare quelle inutili, quelle frutto di accordi di lobby e quelle clientelari. In questo senso speriamo non si riveli un'illusione il tentativo del governodi potare i rami secchi della legislazione repubblicana e di quella precedente, coordinando le normative più importanti in appositi testi unici divisi per materia.

Ma la proliferazione incontrollata di provvedimenti di vario genere ha reso il sistema tanto più deprecabile quanto più andava, consolidandosi nel tempo, generando confusione e incertezza nei cittadini.

I principi di un moderno stato di diritto contemplano poche leggi ma buone e, soprattutto, la loro corretta applicazione da parte dei funzionari pubblici.

Costoro nella giungla attuale hanno spesso l'agio di farne un uso improprio e distorto, interpretando il loro ruolo non già come servitori del cittadino, ma come tanti piccoli satrapi presuntuosi, arroganti e prepotenti.

L'Italia è una Repubblica fondata sulla burocrazia e questa è costituita da vassalli, valvassini e valvassori. come nel feudalesimo.

sabato 14 febbraio 2009

Fausti pensieri: "Tempus fugit"


Avevamo cominciato per gioco, traendo spunto dall'augurio di un'illustre scrittrice, a considerare il titolo come un'appropriata lavagna per riflessioni estemporanee su fatti ed impressioni quotidiani.
Il primo approccio fu dedicato alla punteggiatura correlata ai sentimenti che accompagnano le relazioni personali e i cambiamenti di giudizio che possono avvenire nel corso delle stesse: "Punti e puntini".
Stavolta, ci piace sottolineare la frenetica corsa del tempo che ci trascina in un vortice ineluttabile. Passiamo dal lunedì alla domenica in un baleno.
E ci ritroviamo a rincorrere appuntamenti trascorsi, cercando di recuperare i giorni fuggiti via con il lazo della coscienza, alla disperata ricerca di un recupero degli eventi non rispettati."Tempus fugit" e noi fuggiamo con esso, sperando di trovare quiete in un luogo calmo e riparato dai venti.
Speranza impossibile.
I mesi rotolano via e ciò che dispiace è non poter occupare il tempo nel modo migliore, com'è nei nostri desideri, ma essere costretti ad occuparci di piccole e inutili cose, che rendono l'anima prigioniera ed impotente.

martedì 3 febbraio 2009

Traccheggiare

Non è facile essere uomini liberi.

Nel mondo intellettuale poi lo è ancora di più, perché al timore di essere isolati si aggiunge il senso di colpa per avere dissentito violando la regola dell'omertà, che vige tra coloro che hanno contratto un vincolo indissolubile per entrare in una società massonica.

Risale ad alcuni anni fa l'impressione sgradevole che trassi dall'alleanza semi-silenziosa tra alcuni giornalisti, anche di spicco, i quali si trovavano riuniti lontano dalla sede del loro giornale per condurre, da inviati speciali, un'inchiesta sul banditismo in Barbagia.

A vederli assisi allo stesso tavolo di ristorante a scambiarsi notizie e interpretazioni della vicenda c'era da rimanere allibiti: destra sinistra centro, confusi in un unico calderone a bollire uniformemente, per offrirsi in pasto al pubblico, senza differenza di sapori, senza dissapori.

Erano tutti raggruppati nella confraternita o corporazione e tra loro vigeva la regola uno per tutti, tutti per uno, salvaguardando solo l'apparenza di una diversa coloritura ideologica.

Ora, non c'è da meravigliarsi che tra gente di cultura e fieri pensatori ci sia un vicendevole assenso a non esagerare nei giudizi e a cercare un modus in rebus in cui il principio dominante è il traccheggio.

Non voglio dire che il fair play debba essere abbandonato ed il dialogo tra persone di diverso orientamento non sia auspicabile, per ritrovarsi a brandire la clava, affidandosi alla legge della giungla.

Ma c'è un limite a tutto.


Sarei un illuso se credessi alla ricerca della verità e alla difesa della stessa a spada tratta.

Pura utopia.

La democrazia è il regime migliore rispetto a tutti gli altri, ma fa convergere verso il compromesso. E' lo scotto che si deve pagare alla pace sociale, che impone anche il rispetto di alcuni tabù e di diversi luoghi comuni, per assicurarsi la sopravvivenza ed alcuni benefit legati alla professione intellettuale.

Io ti attacco, ma non troppo. Faccio finta di oppormi, ma in realtà ti strizzo l'occhio.

Tutto a condizioni di reciprocità.


La libertà è meravigliosa ma irraggiungibile nella sua pienezza e la censura esiste anche nei sistemi liberali, per garantire comunque la stabilità del potere e la continuità della distinzione tra "governanti e governati", anche se la circolazione delle elites non avviene secondo i criteri di una buona selezione, favorendo piuttosto la vittoria della mediocrità.

In questo panorama, acquistano quindi maggior rilievo le figure di quei pochi che riescono a esprimere le proprie idee, senza camuffamenti, mezze frasi, ammissioni parziali (per rimanere comunque nel giro).
Casi limitati che però ci confortano nel riflettere sul destino della libertà.

L’esistenza di scrittori, tanto per fare un esempio recente, come Gian Paolo Pansa, fa ben sperare sulla possibilità di vedere riunite le qualità dell’intelligenza e del coraggio, nell’affrontare temi spinosi, cantando fuori dal coro, uscendo illesi dalla violenza morale, dal dileggio, dalla condanna e l’aggressione del branco.

Ci sono, vivaddio, delle eccezioni al traccheggiare dei tanti don Abbondio, che aspirerebbero a divenire maitre à penser, ma che sono solo pallidi replicanti, vittime delle proprie irredimibili debolezze.


mercoledì 28 gennaio 2009

Di Pietro's decadence


L'esibizione dell'onorevole Di Pietro e il duro inusitato e per certi versi incomprensibile attacco al capo dello Stato è importante segnale di un'inversione di tendenza dell'opinione pubblica nei confronti dell'ex magistrato di "Mani pulite".
Da che cosa nasce quest'impressione?Proprio dal tono minaccioso e dagli argomenti grossolani, tipici degli atteggiamenti di Santoro e Travaglio, ai quali il leader dell'IDV ha voluto in piazza dare manforte, sperando in qualche improbabile ricompensa mediatica, trincerandosi dietro il solito paravento dell'indipendenza della magistratura a cui quasi nessuno presta molta attenzione ormai dopo la sequela di scandali che hanno colpito il terzo potere.
L'aggressività è sempre un segnale di debolezza e è facile intuire che le vicende della Procura di Napoli, la sconfessione politica del figlio Cristiano e gli opachi rapporti di Mautone con politici, imprenditori e portaborse hanno indebolito fortemente la posizione dell'intemerato giustizialista, il quale forse teme gravi contraccolpi alla sua immagine all'esito delle inchieste giudiziarie in corso.
Il fiuto di Tonino e la sua proverbiale astuzia contadina questa volta non hanno funzionato a dovere e provocheranno un isolamento politico nello schieramento del centrosinistra.La simpatia che potrà raccogliere nelle frange della sinistra radicale e d antagonista sono di effimera durata e non l'aiuteranno sul piano del consenso elettorale. In questi ambienti la figura del p.m. è tutto sommato marginale anche se utile per il movimentismo extraparlamentare per acquisire un po' di visibilità, ma egli non è considerato un personaggio rappresentativo del leninismo di ritorno. E quindi? Gli spazi si restringono e quando non sarà più utile la sua funzione contestatrice, il povero onorevole sarà liquidato col solito cinismo estremista.Il declino è ormai iniziato e sarà difficile fermarlo.

domenica 11 gennaio 2009

Ballando con Sgarbi




La popolare trasmissione condotta da Milly Carlucci, ", Ballando con le stelle", ha iniziato un nuovo ciclo con la presenza straordinaria(!) di Vittorio Sgarbi.

Il noto urlatore, autore di sgarbi quotidiani , sui giornali ed in tv, è stato presentato come un elegante gentlemen dalla conduttrice, la quale lo ha invitato ad esibirsi, in qualità di jolly, con una graziosa e timida dama, in un valzer - rumba assai esilarante, definendolo, al termine del ballo, coram populo, come un grande.

Avevamo qualche dubbio sulla tenuta della Carlucci, dopo le penose comunicazioni pubblicitarie, alla presenza dei pargoli, per una nota marca di burro , privo dei soliti grassi, ma l'annuncio della metamorfosi di Sgarbi è degno della migliore commedia all'Italiana.

Proponiamo la Carlucci per l'Oscar come migliore interprete femminile.

giovedì 8 gennaio 2009

Fausti pensieri (sic!)

"PUNTI E PUNTINI"
Ella passò.
Da punto di riferimento stabile si trasformò in punto esclamativo, carico di dubbi
e sorprese negative, fino a divenire un punto e a capo di un'indicibile delusione.
Lasciò dietro di sé nient'altro che una serie indefinita di puntini
di sospensione nel vuoto
dell'universo.

giovedì 1 gennaio 2009

Felice 2009





Buon Anno E Auguri A Tout Le Monde

mercoledì 10 dicembre 2008

La classe dirigente


La notizia di oggi sulle accuse della Procura militare all'ex Generale della GdF Speciale, ora parlamentare del Pdl è scandalosa, ma non sorprende. Da quello che si è capito l'alto ufficiale, quando ricopriva l'incarico di Capo di Corpo, avrebbe utilizzato un aereo militare per trasferire alcune casse di pesce fresco (sic!), che nulla avevano a che fare con il presunto accompagnamento di un'alta autorità per scopi istituzionali.


Il Procuratore militare è un personaggio già distintosi in passato per alcune azioni giudiziarie eclatanti e noi siamo rigorosamente garantisti se attendiamo doverosamente l'esito del processo.


Però alcune considerazioni si possono già fare, sulla scorta della gravità delle informazioni pubblicate dalla stampa, che meritano peraltro di essere vagliate accuratamente, prima di trarre conclusioni definitive ed oltraggiose nei confronti degl'indiziati di reato.


Non c'è da stupirsi, comunque, se negli alti gradi della burocrazia e delle forze armate si riscontrano episodi di squallido malcostume, ma questo s'inserisce nel clima di assoluta disgregazione del senso dello Stato, che accomuna la classe dirigente alla classe politica che governa, sia di destra che di sinistra.


Purtroppo, casi di disfacimento dell'etica pubblica si accompagnano ad una disinvolta gestione del potere, a tutti i livelli e, quindi, non c'è da scandalizzarsi troppo su questi avvenimenti.


La partitocrazia genera simili mostri in tutte le strutture istituzionali (basta assistere all'indecorosa lotta fra le toghe negli ultimi fatti di Catanzaro e di Salerno) ed ormai la questione cosiddetta morale non può essere riferita ad uno schieramento in particolare.
Si pensi all'antagonista di Speciale, l'ex Ministro Visco, che, se ricordiamo bene, si era reso protagonista di alcuni abusi urbanistici.


L'assalto alla diligenza si sta generalizzando e, alla fine, rimarranno solo le povere vittime di chi ancora si ostina ad essere onesto, ma è inevitabilmente destinato ad essere stritolato dal sistema.


Una volta si diceva che la democrazia non vive senza un minimo di corruzione. Le parole di Clemenceau appaiono oggi grottesche di fronte allo spettacolo osceno delle nostre Istituzioni, sempre più utilizzate non per servire un interesse generale ma di parte o privato.
Povera Patria! E' il caso di dire.

martedì 28 ottobre 2008

Innovazione e conservazione


Il più grande ostacolo alla modernizzazione del nostro paese è dato, oggi, dalla pubblica amministrazione in senso lato (comprendendo in questo termine anche la scuola e la magistratura).

L'occasione per constatare, ancora una volta, una situazione ampiamente documentata, nel corso degli anni, si è verificata con gli scioperi della scuola e i lamenti di lesa maestà da parte del sindacato dei giudici.
E' bastato menzionare i tornelli, nel senso di auspicare maggiore produttività per tutti i dipendenti statali, per creare malumori e resistenze da parte delle varie corporazioni presenti anche all'interno del sistema statale.
Il ministro Brunetta non ha fatto che esplicitare l'esigenza di riformare radicalmente la macchina pubblica, da decenni oggetto di auspicio della maggioranza dei cittadini, per i quali non è una novità assistere allo sfascio consistente dell'apparato amministrativo, dall'istruzione alla giustizia.
Ora, ai tentativi di metter mano, anche con i tagli degli sprechi o della
cattiva gestione del denaro pubblico incontra invece resistenze forti, derivanti soltanto dalla volontà di mantenere intatta la situazione presente, che assicura benefici prebende privilegi e una sorta d'immunità, la quale consente di non essere ritenuti, mai o quasi mai, responsabili di errori e omissioni e di continuare a sfruttare vantaggi economici e no, che suonano come uno sberleffo o un insulto alla gente comune.
C'è un discrimine naturale, che si rende sempre più chiaro, man mano che le proteste si diversificano per settori, ma sostanzialmente rimangono tese alla conservazione dello status quo, ed è quello tra chi intende realizzare il cambiamento e chi non vuole mutare di una virgola la comoda posizione che occupa.

domenica 26 ottobre 2008

Un sardo emerito: Francesco Cossiga


Non solo Presidente emerito della Repubblica, ma emerito sardo, il senatore a vita Francesco Cossiga, in un'illuminante intervista concessa al gruppo QN, Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino, rispondendo alle domande di un illustre commentatore come Franco Cangini, ha tracciato un quadro del nostro paese e di quanto accade in questi giorni, senza reticenze o pregiudizi, senza titubanze o ipocrisie, ma semplicemente con chiarezza estrema ed acume brillante, da sardo colto, dotato di senso dello Stato, esperto della macchina politica, parlamentare e burocratica dell'Italia, esponendo valutazioni molto attente alla realtà sociale ed ai gravi rischi, che la nostra fragile comunità nazionale corre per il riaccendersi di polemiche ideologiche, le quali non aiutano certamente ad affrontare la grave crisi del momento, alla quale occorrebbe rispondere con spirito di concordia e volontà di riforme.


Cossiga è un sardo autentico, individualista, con lo spirito rivolto al futuro, ma ricco del patrimonio ideale della tradizione della propria terra.

Non è amante dei compromessi, è un anarchico celestiale, che crede nel cattolicesimo, nella religione della libertà e nella lealtà come regola di vita.


Ricordo ancora come celebrasse, qualche tempo addietro, la sua amicizia con Mesina e ne ricordasse il gesto d'amicizia nel porgergli il coltello dalla parte del manico, in segno di fiducia e stima, da uomo che aveva ampiamente saldato il proprio debito con la giustizia con grande dignità.


Chi l'avrebbe fatto tra i potenti, chi l'avrebbe sottolineato con parole dense di commozione di orgoglio?


Alcuni giorni fa, nel proclamare la sua solidarietà a Del Turco, non mancò di aggiungere che sarebbe andato a trovarlo in carcere, da amico, se l'avessero condannato quale responsabile dei fatti oggetto di accuse infamanti, peraltro ancora tutte da provare.


L'amicizia, la generosità, il senso di giustizia, la volontà di stare dalla parte del più debole, il rispetto della verità e della parola data, il coraggio morale.
Queste doti, che una volta caratterizzavano il sardo e che oggi, purtroppo, vanno diluendosi nella modernità ingannatrice della globalizzazione e del consumismo, sono la cifra più pregiata per Francesco Cossiga, il quale non cessa di farne uso e di distribuirla con aristocratica dovizia e senso dell'umorismo, con spiccata ironia ed orgoglio d'isolano antico.


Lunga vita al Presidente, che migliora ogni anno di più nelle sue qualità di uomo esemplare per i galantuomini ed i cittadini amanti del proprio paese e preoccupati del suo destino.

martedì 14 ottobre 2008

My funny Lambertucci




Rosanna Lambertucci imperversava in televisione, fin dalla nostra prima giovinezza.
Emula del divo Giulio, cui, si dice, fosse legata da filiale gratitudine, ha accompagnato i nostri passi dalla giovinezza alle soglie dell'età adulta.
Ha superato tutte le crisi istituzionali della nostra Repubblica e ieri ha nientemeno tenuto a battesimo nella sua sempiterna trasmissione, che crediamo si chiami tuttora "Più sani e più belli" il Prof Bernabei, gerontologo di chiara fama al Gemelli di Roma, e degno figlio di uno dei patron storici della Rai-Radiotelevisione Italiana, che generazioni e generazioni di telespettatori ricordano come il più vispo tra gli organizzatori di rete, Ettore Bernabei, a sua volta figlioccio, se non andiamo errati, dell'emerito democristiano e cavallo di razza politica purissima, quale fu il piccolo grande uomo Amintore Fanfani, personaggio singolarissimo, facondo, colto, ed influente, devoto cattolico di terra toscana.
Dall’inossidabile signora, lievemente somigliante alla celebre Barbie, ma pur sempre affascinante e carismatica, abbiamo appreso, nel corso dell'intervista con il giovane cinquataseienne gerontologo, fortunato marito, fra l'altro dell'altro mito del cinema degli anni sessanta, Sidney Rome, che tre sono le cose che fanno rimanere sulla breccia fino alla quarta età, per l'invidiabile traguardo dei cent' anni di vita.
Bere a colazione una spremuta d'arancia, mangiare, a pranzo, un trancio di pizza, fare attività fisica e sessuale per il resto della giornata...
Ma come si fa, direte voi, a conciliare pasti così frugali con la ginnastica da camera e no?
Misteri della gerontofilia.

venerdì 10 ottobre 2008

Addosso alla Carfagna !

"Non sottovalutiamo i recenti fenomeni di violenza. L'Italia è un Paese dalla forte tradizione cattolica. Perciò non vanno confusi gli atti isolati di pochi ignoranti con il sentimento della società italiana. Determinati fenomeni non debbano venire sottovalutati, né affrontati con superficialità."


Sono parole della Ministra Mara Carfagna, la quale da quando ha assunto iniziative piuttosto eclatanti, invocando in qualche occasione la cattolicità degli italiani, ha suscitato polemiche aspre e incandescenti, soprattutto per opera delle donne.



Ricordiamo tutti la squallida rappresentazione della Guzzanti, in piazza con i disobbedienti all'esordio del nuovo Governo, e le oscenità pronunciate anche contro la parlamentare della maggioranza.



Ora, le frasi surriportate hanno consentito di proporre ulteriori critiche, perché non sposano le tesi dell'opposizione e citano ancora una volta lo spirito cattolico della nostra popolazione e, quindi, la propensione all'ospitalità e alla tolleranza verso gli stranieri, che vengono invece negati dall'intellighenzia di sinistra.



E' strano come il fanatismo alligni negli ambienti laici e progressisti, degni eredi della rivoluzione giacobina, contro tutto ciò che non s'inquadra negli schemi mentali stereotipati della vecchia ideologia paramarxista, vera malattia infantile, che tuttora affligge gli eredi del sessantotto.



Se poi si scatenano odi razziali, per la dissennatezza di chi antepone al buon senso il fondamentalismo neo-illuminista, non soppesando adeguatamente le conseguenze, che le polemiche esasperate e dozzinali possono provocare, lo si è visto da poco con la povera Santanchè, la quale ha dovuto rifugiarsi tra le guardie del corpo, per non subire aggressioni, fomentate dai soliti spiriti rivoluzionari (da salotto).



A scoppiettanti performance antirazziste e di comodo, per dare addosso, comunque sia, alla compagine governativa si assiste ogni giorno.
L'ultima riguarda proprio la Carfagna, rea di aver pronunciato frasi equilibrate, per cercare di valutare obiettivamente la situazione legata alla violenza e all'immigrazione.



Siamo un paese razzista?
Io penso che, prima di emettere un giudizio, occorra guardare bene ai fatti e non farsi fuorviare dalla propaganda.



Allora, adelante con juicio.



Atteniamoci alla realtà e poi vediamo se, per caso, in Italia non vi sia un problema di sicurezza e di ordine pubblico, che non è legato né al colore della pelle, né a quello politico o di classe od area geografica.



L'immigrazione clandestina è o non è un problema?
La violenza nelle grandi città esiste o no?
Gli immigrati, bianchi o celesti, neri o gialli che siano, sono tutte anime innocenti o, siccome sono immigrati, per ciò stesso, devono essere giustificati in tutto ciò che fanno?



Finora, come lo struzzo, qualsiasi governo della seconda repubblica ha sostanzialmente fatto finta di nulla: non ha regolato il fenomeno, non ha impedito che degenerasse, ma ha consentito che dilagasse, inquinando lo stesso mercato del lavoro, con sfruttamenti ed abusi di ogni sorta, proprio a danno dei più deboli.



Io vorrei vederci chiaro, prima di emettere sentenze contro l'italiano, cattolico o no, definito razzista, magari, per pura strumentalizzazione ideologica contro la maggioranza al potere.



Quanto alla Carfagna, non mi pare abbia detto parole banali o superficiali. Per quanto bella, non è un'oca.


La chiesa cattolica, poi, mi pare l'istituzione che, fino ad oggi, si è schierata a favore degli immigrati, invocando maggiore comprensione ed apertura da parte dei soggetti pubblici e privati. Ma, in un momento in cui i problemi dell'occupazione diventano urgenti per il paese, non si può fare a meno di notare, come del resto sottolineava Marcello Foa, in un recente articolo post, sul suo blog, che la pressione dell'immigrazione, in aumento costante, provoca problemi assai gravi e delicati di compatibilità economico-sociale nella nostra comunità nazionale.



Un'ultima considerazione. Gli attacchi più velenosi contro la Ministra provengono da donne. Che una tale virulenza sia determinata anche dall'istinto di competizione femminile ?
Vuoi vedere che se si fosse trattato di una rappresentate del gentil sesso meno graziosa ed avvenente, si sarebbero lanciati meno aculei contro di lei?

giovedì 9 ottobre 2008

Etica bancaria


Vittorio Feltri definisce irresponsabile il nostro sistema bancario, che dopo lo scandalo della Parmalat ha continuato ad ingannare i risparmiatori voltando la faccia all'insegnamento che i bond avrebbero dovuto impartire per primi ai dirigenti delle banche.

Essi si sono ben guardati dal cambiare atteggiamento nei confronti dei clienti e dei consumatori. Hanno anzi insistito sulla linea all'indebitamento, riducendo in schiavitù i piccoli utenti ai quali si sono praticati mutui esorbitanti per la crescita progressiva degli interessi.

Ci chiediamo se esista un'etica bancaria e se i rapporti sempre più dominati dall'inganno nei confronti del comune cittadino siano comuni al nostro paese e al Giappone, dove pare esistere un clima diverso nelle relazioni tra istituzioni pubbliche e private ed un patto di lealtà con il singolo e la comunità.

Siamo degli ingenui o la differenza dei costumi influenza anche l'economia di quella nazione?


Ci auguriamo che sussista anche in questo campo una diversità sostanziale tra l'Italia e l'impero del sol levante, che consideriamo da sempre un contraltare ai difetti e alle storture del cosiddetto bel paese.

martedì 7 ottobre 2008

Vade retro Benigni!


Non bastava lo spettacolo oceanico della piazza fiorentina, durante le serate dedicate alla lettura della Divina Commedia di Dante, rendendoci inequivocabilmente allergici al grande poema (da noi coltivato amorevolmente, ai tempi del liceo, con l'accompagnamento, passo passo, del celebre e inappuntabile commentario del Buti, per rendercelo più chiaro ed apprezzabile sotto il profilo storico-letterario), purtroppo ridotto ad uno show popolare di dubbia qualità ed ancor più incerta comprensione per un pubblico impreparato ed incolto, sprovvisto di qualsivoglia spirito critico, che consenta di discriminare la nobile poesia dalla plebea selezione delle veline.
Non era difficile immaginare che i geni della TV di Stato avrebbero ritentato l'impresa, per allargare l'audience di scarso respiro delle proprie emittenti, con un'altra opera, alla quale andrebbero dedicate letture personali, scelte con ben più profonda riflessione e spessore intellettuale, di quanto non sia l'ascolto passivo e massificato, le messe in scena di dubbio gusto nel volgare cocktail di santa romana chiesa con l'esibizione di guitti o giullari, i quali nulla possono dare per valorizzare testi di sacrale regalità come la Bibbia.
C'è poco da sperare nel progresso intellettuale della nostra gente, facendo ricorso a mezzi di basso imbonimento imitando maldestramente usi di altre contrade, inadeguati ad arricchire o ridestare la spiritualità del singolo. Quanti clienti degli alberghi nostrani hanno preso in mano o leggiucchiato il Vangelo posato accanto al letto d'albergo alla maniera dei paesi anglosassoni?

Quanti neofiti o nuovi attenti lettori guadagnerà l'iniziativa televisiva di massa, pur con l'alto patrocinio del pontefice, per capire nelle sue varie sfaccettature, amare e seguire la parola del Signore da una lettura cooperativa ed improbabile di attori o personaggi noti, che, con tutto il rispetto per le esperienze acquisite in altri campi, sono interpreti fuori ruolo per la grandezza del testo e dell'insegnamento in esso racchiuso?

Per parte nostra, da laici ed agnostici, ancora una volta diciamo vade retro Benigni. Il suo intervento ha l'indesiderato, ma indubitato effetto di farci allontanare dalle Sacre Scritture.

giovedì 2 ottobre 2008

Fede e canzonette


Come meravigliarsi della crisi delle vocazioni religiose, se succedono episodi come quello di Livorno?

Il vescovo di quella città, durante la messa domenicale, ha citato Jovanotti ed alcune strofette di una sua canzone, assurta, non si sa come, a fonte di dottrina ecclesiale.

Qualcuno dirà che l'episodio va visto nel suo contesto e che il canzonettista è stato menzionato, quale termine di confronto, per indicare la via più elevata della ricerca della verità e del rafforzamento della fede, ma a noi portare l'esempio di un cantautore, ci è parso come far entrare il cane in chiesa.
Anzi, il fedele amico dell'uomo, a dispetto delle restrizioni in materia, avrebbe più diritto di entrare in parrocchia dei vaniloqui musicali, inequivocabile segno di debolezza e confusione teologica.

Il sacerdote, a corto di argomenti, ha voluto dimostrare ai fedeli quant'è moderno ed attento alle ansie e ai desideri del mondo giovanile, così ben espressi nelle cantilene di Lorenzo Cherubini, (sarà stato il cognome ad ispirate il prelato?), non rendendo così un servigio alla sua religione, bensì all'audience e alle tasche del cantante, che non ha bisogno né di pubblicità, né di sussidiarietà.

Andate a a chiedere ai musulmani se episodi del genere si sono mai verificati all'interno delle loro moschee.

mercoledì 1 ottobre 2008

Bulimia di parole





Filippo Facci, lamenta l'abuso di parole: contribuiscono in maniera irrilevante alla formazione dell'opinione pubblica.


Ci pare di poter aggiungere che se l' inflazione del linguaggio genera soltanto inconsistenza verbosa, la gente comune è anche scarsamente informata per mancanza di autentici approfondimenti.


Sopraffatti dalla bulimia di lingue ed immagini che hanno il sopravvento sui fatti e sui contenuti.


Ormai non importa a nessuno chi ha detto e chi si è contraddetto.Conta il momento in cui dici e fai. Dopo, non si ricorda più nulla e comunque non serve granché.


La coerenza è la virtù degl'imbecilli...si ripropone come viatico per chi avrebbe il dovere dell'obiettività: uomini pubblici, opinion maker, sociologi, filosofi, intellettuali in genere.


L'incoerenza è la regola, l'istante domina su tutto.


Facci si
chiede pure se la situazione sia un'eredità di vecchi regimi politici, un connotato della civiltà contemporanea ovvero un vizio costituzionale dell'Italia.

Abbiamo paura che questo male sia il contrassegno della cosiddetta civiltà moderna e contemporanea.

Ma, in Italia, più che in altri paesi, la confusione regna sovrana ed è più difficile, persino, individuare a chi faccia capo lo spin, cioè la disinformazione programmata da parte dei gruppi di potere per influenzare a proprio vantaggio i cittadini, com'è avvenuto negli Usa con il flagello dei mutui bancari subprime.
C'è, inutile negarlo, una caratteristica peculiare legata alla ricerca del vero.E' quella che espresse icasticamente l'arcitaliano Curzio Malaparte, quando scrisse che, in questa nazione, la verità ( sì, proprio quella) è come l'onore delle puttane.

domenica 28 settembre 2008

"Tra il sonno e il sogno"

Tra il sonno e il sogno
tra me e colui che in me
è colui che suppongo,
scorre un fiume interminato.
E' passato per altre rive,
sempre nuove più in là,
nei diversi itinerari
che ogni fiume percorre.
È giunto dove oggi abito

la casa che oggi sono.
Passa, se io medito;
se mi desto, è passato.
E colui che mi sento e muore

in quel che mi lega a me
dorme dove il fiume scorre –
questo fiume interminato.

Ovviamente, la poesia non è mia. "Tra il sonno e il sogno"è di Fernando Pessoa.
La sua lettura può servire a distinguere, nell'impermanenza del vivere quotidiano, ciò che vale da ciò che non vale.
E a concentrare l'attenzione sul filo d'erba ..., più che sulla menzogna e l'ipocrisia, le false illusioni e le inutili aspettative dell'apparenza.


sabato 27 settembre 2008

"Stanchezza"


Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza non di questo o di quello

e neppure di tutto o di niente:stanchezza semplicemente, in sé,stanchezza.

La sottigliezza delle sensazioni inutili,le violente passioni per nulla,gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,tutte queste cose -queste e cio' che manca in esse eternamente -tutto ciò produce stanchezza,questa stanchezza,stanchezza.

C'è senza dubbio chi ama l'infinito,c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,c'è senza dubbio chi non vuole niente -tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:perchè io amo infinitamente il finito,perchè io desidero impossibilmente il possibile,perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,o anche se non può essere...E il risultato?

Per loro la vita vissuta o sognata,per loro il sogno sognato o vissuto,per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...Per me solo una grande, una profonda,e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,una supremissima stanchezza,issima, issima, issima,stanchezza...

Alvaro de Campos(Fernando Pessoa)

Amare il finito, il possibile, quel che può essere...Pessoa non si dichiara idealista come gli appartenenti alle tre categorie indicate nelle strofe precedenti.
A scrutare la realtà e quello che non può essere si finisce ad accusare stanchezza e a sentirsi felici della scoperta?

Che cervello bizzarro e capriccioso potrebbe dire qualcuno, come già sottolineò il Vasari nei confronti del pittore rinascimentale ed eterodosso Durer.
Oggi si riconosce a Durer come del resto ad Arcimboldo la qualifica di rivoluzionari", in quanto non ortodossi e non allineati con il pensiero dominante del loro tempo.
Penso che sostanzialmente tale definizione possa attagliarsi anche a Pessoa, un personaggio enigmatico, affascinante e geniale, non integrato nella società dell'epoca, già in cammino verso la triade Ragione, Progresso, Uniformità.

Si deve ad Antonio Tabucchi il merito di aver reso noto lo scrittore e poeta portoghese in Italia ed in Europa.
Un uomo singolare, geniale nell'analisi dell'animo umano, della perdita d'identità nella società massificata, dal carattere malinconico e fatalista che affondava le sue radici nell'Africa lusitana.

giovedì 25 settembre 2008

L'anarchico Pessoa



(I know not what tomorrow will bring... )
Ritorna in libreria "Il banchiere anarchico" di Fernando Pessoa, un racconto lungo, nel quale si rintracciano le idee principe dello scrittore e poeta portoghese, considerato tra i massimi del novecento.
Pessoa
nacque anarchico, ma, nel corso della vita, dovette aggiornare la propria posizione libertaria di carattere assoluto, facendo i conti con la realtà, vale a dire con l'osservazione penetrante, lucida e pessimistica, della società e della natura degli uomini.
Fino al punto di considerare il conservatorismo come la via più consona, per mantenere intatto e praticabile il proprio anarchismo delle origini.
Provando a rileggere le pagine del libro, si ricavano concetti difficilmente revocabili in dubbio anche per il tempo presente.
Un breve esempio è dato dal seguente passo:
“Il vero male, l’unico male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alle realtà naturali – tutto, dalla famiglia al denaro, dalla religione allo stato. Si nasce uomo o donna – voglio dire, si nasce per essere, da adulti, uomo o donna; non si nasce, a buon diritto naturale, né per essere marito, né per essere ricco o povero, come non si nasce per essere cattolico o protestante, o portoghese o inglese”.

lunedì 22 settembre 2008

Tutto è bubbola?



Il dilemma non è nuovo.

Il mio blog non è proprio recente e quindi posso parlare con cognizione di causa.

Dovrei indispettirmi quando le mie opininioni sono clonate o parafrasate, riconoscendo corrette ed appropriate, adeguate e congrue, almeno implicitamente, le mie osservazioni?
No.
Mi prendo la soddisfazione di vedere confermate le mie intuizioni e tanto mi basta.
Non ho intenzione di apparire ed esserci a tutti costi.

Le rassegne, le passerelle, gli show li lascio agli altri, ai narcisisti di professione, convinto come sono che le esibizioni servono a poco.
Tanto rumor per nulla si potrebbe dire, riecheggiando il titolo di un'opera di Shakespeare.
A proposito del quale, en passant, udite udite, si dice che fosse cattolico, ma non potesse dichiarare liberamente la sua fede, per paura delle ritorsioni del potere.
E'incredibile come il mondo, mutatis mutandis, non cambi sostanzialmente mai.

Sarà vero?

C'è da dubitare di tutto.

La mia fortuna consiste nel fatto che, con l'esperienza e il trascorrere degli anni, mi vado convincendo quanto sia vana l'esistenza e la ricerca dell'assoluto, secondo i criteri impartiti dalla scienza o dalla filosofia, ad uno sguardo non miope, ad occhi che vogliano vedere lontano e spaziare su piani diversi, regioni inesplorate, accogliere nuove prospettive, abbandonando l'abitudine e la pigrizia.

Credevo, di essere il centro dell'universo e niente è più ingannevole dell'universo.
Quando si ritiene di averlo compreso, sfugge di mano come sabbia.
Non si riesce a trattenere neppure un granello della vita e quando ci si rende conto di essere solo un pulviscolo dell'infinito, vagante nell'atmosfera in cerca di posarsi in qualche punto immoto, ecco che tutto il resto, quanto è fondato sull'apparanza di sé e la presunzione del proprio io è solo una grande, avvolgente ed ingannevole, bubbola.

sabato 20 settembre 2008

Lettera a Marcello Veneziani


"La guerra delle parole"
Caro Veneziani,
Lei si è indignato con Gianfranco Fini, indicandolo come un voltagabbana, che non rappresenta più la destra per il proclama steso alla festa di Azione Giovani e lo ha fatto con un rovente articolo apparso su Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri.


Sull'analisi dell'evento non sono d'accordo e spiego perché.


Purtroppo l'area moderata ha perso, da tempo, quella che Mario Tedeschi definiva "la guerra delle parole" ed, oggi, Fini non fa che adeguarsi: antifascista è sinonimo di democratico, mentre ancora anticomunista è sinonimo di fascista.
E' bastato che Alemanno distinguesse tra razzismo e fascismo o che il neo-Ministro della difesa ricordasse tutti i caduti della guerra civile e no, perché si scatenasse il putiferio sulla stampa ed i media di regime, nonostante la stragrande maggioranza degl'italiani sia perfettamente convinta che "la destra" non ha nulla da spartire con il ventennio mussoliniano, vera autobiografia della storia.
E allora che deve fare un "povero Presidente della camera", il quale, neppure anagraficamente, può essere definito "fascista", se non proclamarsi "antifascista", indicando la nuova strada a tutta Allenza nazionale, compresi i suoi giovani militanti?


Duole rilevare, sempre per la sconfitta, sul piano propagandistico, del centrodestra, che il Partito democratico "non ha passato le acque" e non ha necessità di proclamarsi "anticomunista", per essere legittimato a governare e può tranquillamente allearsi, addirittura, con gli eredi dichiarati del comunismo e del marxleninismo.


Speriamo soltanto nel lavoro degli storici autentici ed in una riforma della Costituzione, fin troppo viziata dai tabù dei cnl, per ristabilire, in futuro, un maggior equilibrio antitotalitario ed il rispetto della verità.


Certo, un atteggiamento meno conformista, per affermare il rispetto dei princìpi liberaldemocratici da parte di un leader della destra moderata e libertaria, conservatrice o tradizionalista che sia, sarebbe stato auspicabile.


Ma, come don Abbondio, se uno il coraggio non ce l'ha...


Auspichiamo piuttosto un "gramscismo" di segno opposto a quello praticato finora, con successo, dai vetero-comunisti e loro discendenti, grazie al prolungato monopolio dell'industria culturale, con il nuovo "Popolo delle libertà", al servizio della democrazia sostanziale, della libera circolazione delle idee e del sapere non inquinato da ideologismi.


Ed auguriamoci, anche, con l'aiuto di "Libero", di mettere al bando i troppo zelanti neofiti, replicanti e cortigiani, di casa nostra, pronti a genuflettersi, pur di non perdere la poltrona, o le prebende, di fronte a qualsiasi potente, grande o piccolo che sia.

venerdì 19 settembre 2008

Van Gogh e il Giappone






Silente geisha un filo d'erba sente soffio del vento.

Nel primo volume "Sugli orienti del pensiero", l'autrice, l'illustre estetologa, Grazia Marchianò, descrive "la natura illuminata" e cita, nell'indicare i rapporti tra l'artista e l'oggetto da rappresentare, il pittore folle Van Gogh, il quale soffermava la sua attenzione sul filo d'erba, per giungere poi alla comprensione della vita e dell'universo intero, secondo l'insegnamento religioso - estetico del Giappone, che concepisce l'esistenza dell'uomo come parte della natura.


Colpisce come un artista definito pazzo possa aver espresso un'idea talmente profonda, da inserirsi a pieno titolo nella larga messe di riflessioni filosofiche e dottrinarie, che caratterizzano la comprensione della speculazione intellettuale orientale.

Erasmo aveva scritto un "elogio" di questa stravagante deriva della mente, la quale, attraverso "la dissennatezza", poteva giungere ad esiti di tutto riguardo, per l'intuizione della verità.
Mi pare che il genio di Van Gogh testimoni appieno questo percorso.

Ecco il brano illuminante del pittore, tratto da una lettera del 1888 diretta al fratello Theo:

Studiando l'arte giapponese, si vede un uomo, indiscutibilmente saggio,filosofo e intelligente, che passa il suo tempo a far che?A studiare la distanza tra la terra e la luna? No.A studiare la politica di Bismarck? No.A studiare un unico filo d'erba. Ma quest'unico filo d'erba lo induce a disegnare tutte le piante, e poi le stagioni e le grandi vie del paesaggio e infine gli animali e poi la figura umana.Così passa la sua vita e la sua vita è troppo breve per arrivare a tutto.Ma insomma non è una vera religione quella che c'insegnano questi giapponesi così semplici e che vivono in mezzo alla natura come se fossero essi stessi dei fiori?

domenica 14 settembre 2008

BlogFest e lobby








Alla "BlogFest" di Riva del Garda se ne vedono di tutti colori.
Il Potere non può fare ameno d'ignorare il fenomeno globale dei blog e quindi deve, in qualche modo, attestare la propria attenzione verso un fenomeno non facilmente controllabile e dominabile, sebbene la tendenza all'omologazione si faccia strada anche in questo settore, grazie all'istinto gregario, latente in molti blogger, il quale porta all'aggregazione ed al lobbismo, alle nuove corporazioni, ai gruppi di pressione, al condizionamento psicologico ed al soft mobbing , in grado di orientare idee e comportamenti, mettendoli, se possibile, al servizio dell'establishment, nel quale ha spazio rilevantissimo il monopolio telematico.
Franco Bernabè, a similitudine di Obama al congresso del partito democratico negli USA, si presenta a Riva del Garda e graziosamente concede se stesso, la visibilità del suo gruppo, a partecipare al dibattito, rispondendo alle domande di alcuni interlocutori pre - selezionati tra i presenti all'evento, ed esprimere così il volto moderno, accattivante della sua società, già apprezzata, nel tempo, per significative ragioni di eterodossia, manifestata, in campo nazionale ed internazionale, nei settori piu sotterranei della politica e dell'economia.
E che succede?

Vorremmo sbagliare, ma l'impressione è che i qualificatissimi rappresentanti dei succitati coagulatori di blog, quelli che, a loro volta, tramite solidarietà pelose ed arruffianamenti istituzionali, si pongono riverenti e paghi al di cotanto personaggio, quasi fosse un Obama all'amatriciana, ovvero un'altra madonna apparsa nella città trentina come capitò ai fedeli salmodianti o a quelli in pectore, a Civitavecchia o a Medugorie.

"Grazie Franco, benvenuto tra noi, sei grande e democratico, e non faremo nulla per cambiare te ed il grande fratello, del quale sei legittimo erede con la tua inimitabile società per azioni", sembrano ripetere, da soli o in coro, tanti fieri campioni d'anticonformismo parolaio e bloggarolo.

Meditiamo su quest'aspetto dei meeting organizzati da rampanti opinionisti del web, più o meno in buona fede, con legami sottili con la grande stampa, i media, la telefonia mobile e fissa, i cosiddetti "poteri forti" e cerchiamo di sottrarci al richiamo del branco.

Domandiamoci quanti affari si fanno a Riva del Garda e quanta autentica voglia di libertà ci sia tra questi nuovi santoni, che si fanno in quattro per accogliere, con smodati inchini, i potenti piccoli e grandi, del nostro stravagante paese, magari rendendosi disponibili, con la loro riverenza, ad accettare di corsa un posto, che assicuri loro non solo il biblico piatto di lenticchie, ma anche pane, companatico, dessert e benefit vari, sempre pronti a contestare con licenza delli superiori.
A loro, blogger o no, ripetiamo uomini siate e non pecore matte.

martedì 2 settembre 2008

Tucci ed il buddhismo


Una volta era privilegio di pochi definirsi buddhisti. Una certa ritrosia condizionava la scelta di dichiararsi di una religione diversa dalla cattolica, anche tra le personalità di rango.
Oggi c'è per fortuna maggiore libertà di culto e non culto.
In compenso è aumentata la confusione.
Quando uno studioso come Tucci (stando a quanto riferiscono i suoi allievi) affermava di essere diventato buddhista per seguirne la dottrina etica, in quanto, in questo modo, era tutto “più semplice e si sentiva più libero”, in realtà non indicava una via spirituale, una speculazione profonda del pensiero, ma un’opzione tra le varie morali.
Ora, da un personaggio di tale levatura, che ha fatto conoscere in Occidente, fra l’altro, il Tibet ed il suo spirito religioso, conducendo ricerche benemerite e dirigendo l’Istituto per L’Asia e l’Africa, uno strumento di collaborazione ed amicizia, oltre che di affinamento di conoscenze culturali tra l’Italia e l’Oriente, ci si sarebbe aspettato di più nei riguardi di lettori ed ammiratori, i quali, conservando ampia libertà di condividere idee, giudizi, valutazioni, si attendono peraltro contributi di valore scientifico, più che la descrizione di episodi legati ad esperienze personali, da mantenere, più correttamente, in un ambito riservato, in quanto nulla aggiungono al patrimonio intellettuale ereditato dal Maestro.
Ma tant'é.
Non bisognerebbe confondere la vita privata con quella pubblica, proprio per non dare adito ad equivoci, ambiguità, distorsioni.
Ed invece spesso s'intersecano i due aspetti e si dà luogo ad un quadro non propriamente compiuto del soggetto, né dei risultati acquisiti dalla sua operosa attività, con il rischio di sminuirne il valore e l’immagine per rendere noti piccoli eventi, cronachette di scarso rilievoo aneddoti comunque legati ad aspetti particolari della sua vita e personalità, più adatti a chiacchiericci da salotto che non a panorami estesi o alte vette di montagna, cioè i luoghi preferiti dell’autore.
Ancora oggi, c'à chi interpreta il buddhismo come una raccolta di norme comportamentali, sostanzialmente svincolato da una visione religiosa e chi lo vive come ideale mistico.
Senza considerare che per molti seguaci occidentali è una sorta di via consolataria ai mali delle società progredite economicamente od anche un'attrattiva intellettuale o perfino una moda.
Non penso, comunque, per chiunque segua, con intima convinzione, le regole del buddhismo, anche soltanto come insegnamento morale, sia senza ostacoli e difficoltà applicarne i precetti.
La semplicità in questo campo non
esiste.