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'Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso'

Mahatma Gandhi

giovedì 17 marzo 2011

La mischia


Il romanzo di cui vado a scrivere oggi si intitola La Mischia (Riotous Assembly, 1971) ed è stato scritto da Tom Sharpe, autore britannico che purtroppo non è molto noto in Italia. Dico purtroppo perché per gli amanti del genere umoristico, questo è senza dubbio un autore imperdibile.
Sharpe nasce nel 1928 a Londra, nel 1951 si trasferisce in Sud Africa dove lavora come insegnante ed assistente sociale. Nel 1961 viene espulso dal Paese con l’accusa di svolgere attività antigovernative.
Proprio il suo lungo soggiorno sudafricano gli fornisce l’ispirazione per scrivere questo suo primo romanzo, ambientato a Piemburg, desolata, decadente oltremodo noiosa cittadina della regione dello Zululand, in cui non succede quasi nulla di davvero notevole, fino al giorno in cui l’arzilla e ricca signorina Hazelstone di Jacaranda Park, non si autoaccusa dell’omicidio del suo cuoco-amante di colore.
A questo punto entrano in scena i bislacchi, assurdi protagonisti di questo esilarante romanzo: il capo della polizia van Heerden, che ha chiare origini boere ma che aspira neanche troppo velatamente ad essere integrato nella locale comunità inglese, il tenente Verkramp, che al contrario odia gli inglesi e si batte strenuamente per evitare la diffusione del comunismo nel Paese e l’agente Els, violento, razzista, sessualmente disturbato.
Di fronte ad una simile rivelazione il comandante van Heerden si preoccupa subito di non far divulgare la notizia, per non compromettere l’onore della città e della sua rispettabile popolazione. Nel maldestro tentativo di insabbiare il tremendo delitto (la signorina ha usato una terribile spingarda che ha letteralmente disintegrato il corpo del povero zulu), il comandante riesce a creare una serie di incredibili nonché rocambolesche situazioni, che alla lunga finiscono con il complicare ancor di più il già intricato fattaccio delittuoso.
Con questo romanzo (e gli altri a seguire) Sharpe dimostra di saper portare a galla l’immoralità, le nefandezze e le bassezze di un’intera società. Qui è il Sud Africa dell’apartheid e le sue assurde leggi razziali, la mentalità ottusa e violenta, la stupidità e la volgarità di un sistema politico; e non tragga in inganno il suo tono scanzonato e grottesco, o il fatto che spesso usi nei suoi dialoghi un campionario di volgarità degno dei peggiori scaricatori di porto!
In realtà Sharpe non è uno scrittore “facile”, anzi ha una notevole capacità e raffinatezza stilistica e le sue opere sono sì umoristiche, satiriche e taglienti ma non sono per nulla di basso livello. Ed è così capace nella sua scrittura, che riesce a far apparire quasi normali e assolutamente credibili anche le situazioni più illogiche ed irreali che sono la caratteristica ricorrente di tutti i suoi romanzi. Protagonisti esilaranti ed improbabili che si ritrovano sempre coinvolti in eventi comici e tragici allo stesso tempo, ma così ben raccontati da sembrare plausibili anche al lettore meno ingenuo di questo mondo.
Se vi volete fare due belle e sane risate La Mischia è quello che fa per voi.

Occhi azzurri

Voi, signora, che avete occhi azzurri, non potete considerare l'esistenza, giudicare le cose e gli eventi come se aveste occhi neri. Il colore del vostro sguardo deve fatalmente corrispondere al colore del vostro pensiero. (da Lettera trovata indosso a un annegato).


Guy de Maupassant

Moltitudini

Gli amori della moltitudine sono brevi ed infausti; giudica, più che dall'intento, dalla fortuna; chiama virtù il delitto utile, e scelleraggine l'onestà che le pare dannosa; e per avere i suoi plausi conviene o atterrirla, o ingrassarla, e ingannarla sempre. 


Ugo Foscolo




Principi inalienabili, consacrati dalla storia, ci confermano ogni giorno di più che la massa informe è volubile ed inaffidabile.
Lo straordinario successo del 150 anniversario dell'unità, deve farci riflettere sulla necessità che la democrazia sia sempre qualificata dalla libertà e non dalla manipolazione, per non correre il rischio che quel che vale oggi non valga più domani. 

mercoledì 16 marzo 2011

Accampamenti


Faccio riferimento al Giappone, per esprimere tutta l'insoddisfazione nei confronti del nostro popolo.


Il vessillo del meridione è ormai 'il chiagn' e fotti', mentre i simboli della lega sono la brioche ed il cappuccino, da consumare alla buvette del consiglio regionale lombardo...a spese del contribuente.

Oggi, ognuno si sente in grado di esprimere un giudizio storico sul Risorgimento, in un paese in cui l'istruzione e la qualità della scuola sono ai livelli più bassi in campo internazionale, dimenticando che l'Unità, con tutti i suoi difetti, fu comunque un progresso di fonte ai localismi egoistici e agli staterelli da operetta, che dominavano la penisola.

Nel solco della rivoluzione liberale che animava l'Europa, l'Italia, a costo di gravi sacrifici e grazie al frutto di lucide e coraggiose intelligenze, entrò nel novero delle nazioni protagoniste, soggetto attivo e non più oggetto delle altrui scelte politiche, allargando i confini del Regno sardo-piemontese.

Di fronte a certi esempi di volgarità ed auto-denigrazione, verrebbe da dire con Flaiano che ''L'Italia odierna è il paese dove sono accampati gli Italiani.''

venerdì 11 marzo 2011

Della Giustizia


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In Italia non si può ottener nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali.

Anche queste si hanno per via illecita: 
favore, raccomandazione, pressione, ricatto.

(G. Prezzolini)

domenica 6 marzo 2011

Sgarbi, sgarbi, fortissimamente sgarbi



La notizia è di qualche giorno fa.sgarbi (1).jpg
Vittorio Sgarbi presenterà nella televisione pubblica un proprio programma fondato non si sa bene su quale modello.
Certamente non verrà a parlarci d'arte, come faceva il suo maestro Federico Zeri, dal quale ha appreso ben poco sul piano dell'anticonformismo e della libertà di critica e della profondità di cultura.
Zeri era antipatico perché, come tutte le grandi personalità, possedeva un caratteraccio ma il suo eloquio affascinava.
Sgarbi no: è antipatico perché è un grande maleducato in tutti i sensi.
Uno che dovrebbe considerarsi cultore del bello e dell'estetica ed è divenuto l'esempio sgraziato dell'urlo, dell'insulto e della parolaccia gratuita, della trivialità e del trash più volgare, può mai comunicare alcunché di positivo?
Che cosa ci può aspettare da lui sul piccolo schermo?
Solo offese in  pubblico, tesi strampalate e fintamente anticonformiste, tutte legate al vincolo di servire una certa parte politica.
Si tratta semplicemente di un' operazione di bassa lottizzazione, voluta pare per controbilanciare Santoro e Saviano. Perchégli utenti che pagano il canone dovrebbero subire la sua indecenza nel gesticolare e nel parlare ?
Che cosa può insegnare ai giovani? Quale raffinatezza intellettuale può esprimere questo guitto del culturame delirante.
I suoi libri, generosamente pubblicati dall'editoria amica, non pare abbiano portato qualcosa di nuovo nella critica d'arte.
Sul piano ideologico o post-ideologico, poi,  cosa potrà presentare d'innovativo e corroborante per la nostra mente un personaggio di origine socialista, ai tempi in cui tale connotazione significava stare all'ombra del potere, e ritrovatosi rapidamente nel gran bazar berlusconiano, con motivazioni non certo ideali?
Vedremo solo una serrata controffensiva contro chi non è allineato al nuovo pensiero unico aziendalista. Presumibilmente tale sarà il  suo compito di militante governativo o filo-goverativo.
Il suo battage pubblicitario è già cominciato, come ospite in alcune trasmissioni di gossip,  seguite morbosamente da spettatori bocca buona.
In una recente performance se l'è presa, con lo sguardo furioso ed allucinato e la bava sul mento, contro una delle aspiranti veline del nostro tempo, colpevole di essere stata sessualmente aggressiva nei suoi confronti e quindi  meritevole di essere allontanata in malo modo, con irripetibili frasacce, dal suo principesco ed appetibile letto...
Un bella manifestazione di signorilità, non cè che dire.
Nomen omen dicevano i latini: sgarbi fortissimamente sgarbi.

Dal blog 'Il Brigantino'

mercoledì 2 marzo 2011

Gli affari sono affari...

Come scriveva il Guardian, nell'agosto del 2010, c’è un legame d’affari fra Gheddafi e Berlusconi. Una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il dieci per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. 


Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi».

martedì 1 marzo 2011

Vendette trasversali


Attaccare Pisapia per le defaillance della sua compagna nell’affittopoli  di Milano equivale  a compiere una vendetta trasversale di stampo mafioso.
I giornali non dovrebbere essere al servizio d’interessi di parte, come teorizza Sallusti, il neo-direttore del Giornale della famiglia Berlusconi (un tempo improntato all’etica della libertà montanelliana), ma al servizio dei lettori e delle idee di cui sono promotori, nel rispetto della verità dei fatti.

domenica 27 febbraio 2011

Vergogna!

La corte di Cassazione aveva stabilito che la prescrizione del diritto a ottenere la restituzione delle somme illegittimamente addebitate dalle banche iniziava dalla data di chiusura del rapporto, ossia 10 anni dalla data di chiusura del conto corrente. Ora invece la prescrizione, sempre di dieci anni, decorre dalla data di annotazione dell’addebito in conto corrente. Il maxiemendamento mantiene infatti il principio che "la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa". Un bel regalo alle banche che non dovranno così restituire il mal tolto a centinaia di utenti che hanno le cause in corso. Il decreto Milleproroghe ora è legge. Oggi, sabato 26 febbraio, il provvedimento è stato approvato dal Senato, con 159 voti a favore, 126 contrari e due astensioni.


LiberoRepoter.it

sabato 26 febbraio 2011

Le delusioni della pseudo-democrazia


Onofrio Pirrotta, indimenticabile, acuto giornalista ed inviato della Rai, in suo lucido scritto recente, si richiama ad Honorè de Balzac e alle sue ‘Le illusioni perdute’, per descrivere le amarazze e il disincanto di chi, in tanti anni di cosiddetta ‘democrazia post-fascista’, ha creduto nella possibilità in un effettivo cambiamento del sistema politico e della società italiana.
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Tutti i tentativi di riforma e le speranze sembrano ormai finiti nel nulla e noi ci ritroviamo punto e a capo, senza più un sogno da realizzare, immersi nella più banale e rovinosa realtà,  dominati da un’informazione distorta e servile, disperati per l’avvenire delle nuove generazioni.
Le considerazioni di Onofrio sono del tutto condivisibili (comprese quelle riguardanti i tentativi a metà di Mariotto Segni e dei radicali per arrivare ad un sistema elettorale di tipo anglosassone), e riconducono tutto alla causa principale dell’attuale disastro: la partitocrazia.

Fino a quando questa non verrà abbattuta, saremo tutti schiavi, sottoposti alla manipolazione di media e giornali, che non servono la verità, ma il potere.
Balzac aveva ragione, ma il suo era un tempo in cui, perlomeno, la borghesia colta aspirava ad imitare l’aristocrazia autentica, per introdurre quel modello politico, che seduceva un po’ tutti: la realizzazione di una democrazia selettiva, nel segno della qualità, per il miglior governo della cosa pubblica.
Oggi siamo giunti al livello più basso di un sistema anti-democratico ed illiberale e alla forma più compiuta del ‘Leviatano’, che sperpera il nostro denaro e ci tiene in catene con un fisco sempre più avido ed opprimente, una burocrazia ottusa e prevaricatrice, ed una casta,variamente articolata e tentacolare, che punta soltanto a mantenere i propri privilegi.

sabato 19 febbraio 2011

Gli scemi del villaggio



luca-e-paolo_le-iene.jpgLe due ex iene imperversano a Sanremo e subito la critica si affretta a garantire che si tratta di una novità assoluta, una rivelazione sul piano della comicità e della satira intelligente.
A chi facciano ridere con la canzonaccia ''Io ti sputtanerò'', o con le altreperformance, che tirano in ballo destra e sinistra, nord sud, est ed ovest, non è dato meglio sapere.
Le facce da allocchi (vere o modulate poco importa) dei due protagonisti, scelti dal vivaio miserabile di Mediaset, da un programma, che si distingue per le provocazioni triviali e la mancanza assoluta di senso comune e senso dell'umorismo, per volgarità ed istinto barbarico ricordano, senza far ridere, quelle di comici d'antan, della serie ''Vieni avanti cretino!'' impersonati da ben altri cospicui ed indimenticabili personaggi, come i beneamati Valter Chiari e Carlo Campanini.
Qui le immagini si attagliano perfettamente a testi semi-demenziali e furbeschi, concepiti per mescolare, in una improbabile alleanza tra la tv di stato e quella privata, a tutto vantaggio dell'establisment filo-governativo, nonostante l'apparenza bipartisan.
Quando mai avranno avuto il tempo di leggere qualche pagina di Gramsci, tirato fuori dal cilindro, per far credere che l'obiettività del festival è salvaguardata e, nel contempo, dare l'impressione che anche i guitti fanno cultura?
Roberto Benigni, se non altro, non si picca di fare l'intellettuale e di presentarsi per quello che non è, ma, con onestà d'intenti, riscopre, con convinzione, la nostra tradizione e la interpreta nella maniera più accessibile e popolare, ammirando, con semplicità e senza iattanza, i grandi poeti e la storia patria.
Il duetto dell'italietta televisiva dominante, invece vuole apparire, addirittura, istruito ed intelligente, prendendo per i fondelli l'opinione pubblica, la quale, pensano,  intanto,  non è smaliziata, si beve tutto e può essere coglionata a nostro piacimento e per rendere il dovuto servigio al padrone di turno.
Non pensano costoro che, a furia di trash e di trovate da circo, idiozie propinate a man bassa dai vari programmi televisivi commerciali, anche i più sprovveduti ormai non siano più tanto imbecilli da non  capire, nell'era della manipolazione, chi è paraculo e chi no?


giovedì 17 febbraio 2011

Viva l'organigramma

C'era da aspettarselo.

Dopo la crisi mistica di Luca Barbareschi in pellegrinaggio ad Arcore dal premier in preda ad un violento senso di colpa, per aver dubitato di Mediaset, altri onorevoli deretani  hanno preso a tremare per paura di non avere né libertà di clientela né futuro di rielezione.

Si capisce bene che un conto è la massa di gente comune, un conto sono gli elettori, un conto è il potere.

Ora, la partitocrazia -  non è una novità - significa da almeno un cinquantennio che la torta si spartisce tra maggioranza e opposizione in qualsiasi consesso, dal parlamento europeo all'ultima giunta del villaggio da amministrare: questo verbo vuol dire soprattutto maneggio di denaro pubblico e partecipazione ad iniziative, che rendono sempre qualcosa in termini di voti di scambio.

Ma per chi, sfortunato, ingenuo o sprovveduto, non fa parte di un organigramma, c'è il richio di piombare nell'anonimato dei peones, dei minus habens, di coloro che non contano nulla e che soprattutto non hanno possibilità di sopravvivenza.

Se cade la casta, c'è solo il diluvio universale. 

martedì 15 febbraio 2011

Wilde e l'educazione

'Avere avuto una buona educazione, oggi, è un grande svantaggio. Ti esclude da tante cose.'' (O. Wilde)

Oscar_Wilde

Non è più tempo di esteti o dandy o gentiluomini o semplici persone beneducate.

Un invadente influsso negativo legato alla massificazione, alla liberazione da norme costrittive da qualsiasi impegno personale, all'inurbamento, all'arricchimento truffaldino legato alla politica, al mito del livellamento democratico inteso precipuamente come assenza di fair-play, inducono la generalità dell'opinione pubblica, anche quella più avvertita ed istruita, ad acconsentire che tutto sia dovuto a tutti, per il semplice fatto di essere membri di una società evoluta.

Non essendo riconosciute differenze o individualità in grado di interloquire sulle scelte da compiere e le decisioni da assumere in qualsiasi campo dell'umano sentire, si va verso un soggetto collettivo, la nevrosi ed il nulla.

Alcuni giovinetti si lamentavano, in uno dei tanti spettacolini che la televisione ci ammannisce per il nostro piacere di minus habens, del fatto che non erano potuti entrare in una discoteca di Rimini, solo perché non avevano un abbigliamento consono all'etichetta del locale, secondo i criteri predefiniti dalsuo gestore.

L'obbligo di dover indossare una camicia al posto della maglietta, o un paio di pantaloni anziché i blue- jeans, veniva reputato un insulto ed un affronto al principio di eguaglianza, mentre conclamavano che il loro inalienabile diritto discendeva direttamente dal poter acquistare il biglietto d'ingresso come tutti gli altri, ben vestiti oppure no.

Ecco il punto.

Il denaro ormai nell'immaginario collettivo, anche giovanile, pare sia divenuto il solo principio selettivo: hai i soldi e puoi vantare pretese e facoltà; non li hai ed è giusto inibirti iniziative ede attività, parebbe essere il significato di quest'imperativo moderno e progressista.

Nessuno ha insegnato a questi ragazzi che la correttezza e la legalità, il rispetto delle regole date e condivise per generazioni è cosa diversa dall'esser ricchi o poveri, abbienti o indigenti, e che valori non monetizzabili sono il buon gusto e l'educazione e la libertà di autodeterminarsi.

Chi dice loro a scuola, in famiglia, per la strada, sui giornali ed i media in genere, che ogni uomo va considerato in quanto tale e non come appartenente al branco, mentre la società non è una gelatina, ma la somma di soggetti dotati di una propria personalità, con cui vale la pena di confrontarsi giorno e per giorno, per progredire sulla via della civile convivenza, della responsabilità individuale e della consapevolezza di sé ?

Come aveva genialmente intuito il grande Wilde, che ce ne facciamo della buona educazione se quel che prevale oggi è la collettivizzazione e l'omologazione, in un mondo sempre più privo d'identità e sottoposto al rischio della barbarie?

Quale giustizia?


Mi reco a quaranta chilometri di distanza per richiedere dei documenti albrunetta blog Tribunale competente per territorio.

Una giovane signora mi accoglie nell'ufficio ove mi si consentirebbe di prendere visione o estrarre copia degli atti.

Il condizionale è d'obbligo, visto che ci troviamo poi in una specie di terra di nessuno, dove la legge è fatta di volta in volta dai preposti ai vari servizi.

E difatti...

Una volta accertato il numero del fascicolo, compilo la domanda per ottenerne un duplicato, specificando, nel caso non sia possibile esaminarlo subito, la mia rinuncia a 'compulsarlo' preventivamente, considerato che provengo da un'altra città.

L'impiegata mi guarda con sorpresa ed annuncia di non avere tempo di andare in archivio, ubicato due piani sotto e raggiungibile con l'ascensore, per prelevare l'incartamento.

Replico di non avere fretta e di avere necessità della sola duplicazione, col pagamento dei contributi previsti, senz'alcuna cernita preliminare.

Mi accontenterei di un fax o dell'invio per posta elettronica od ordinaria, con addebito di spese a mio carico, ma ciò, stranamente, non è possibile. La prego solo di farmi sapere, quando posso ripassare per il ritiro di quanto richiesto, con la massima cortesia.

A quel punto l' interlocutrice mi comunica che è necessario telefonare, tra una settimana, per sapere se sussista la possibilità di prelevare dall' archivio il materiale da fotocopiare.

Non sono talmente ingenuo da pensare che, essendo io particolarmente affascinante, ella voglia a tutti costi rivedermi per essere corteggiata e combinare qualcosa d' intrigante, sul piano sentimentale ed erotico, nella stanza semibuia, posta al primo piano dell'edificio, dove magari sono propizi quegli amori ancillari che mi piacciono tanto.

Credo, molto più realisticamente, che la gentildonna voglia fare il proprio comodo e seguire la propria inclinazione a lavorare, più o meno bene, a seconda del proprio umore mattutino.

Però, m' interrogo: il ministro Brunetta, che ha la fissa dei cartellini e dei tornelli, o il suo collega Alfano o forse il maceratore Calderoli hanno mai pensato d'incaricare qualche loro funzionario per verificare come sono organizzati gli uffici amministrativi dei Tribunali nelle varie regioni d'Italia? Si sono mai presi la briga di far chiedere un qualsivoglia documento d'interesse del cittadino comune, tramite i propri collaboratori, per conoscere qual è la produttività media di cancellieri e collaboratori di giustizia?

Questi esemplari dell'apparato statale vivono generalmente in una sorta di limbo inaccessibile ai comuni mortali, dove regna una perfetta atarassia; gli addetti ai vari compiti sono maestri nel fare ciò che loro meglio aggrada, stropicciandosene delle esigenze del pubblico.

Lo sanno, i molto onorevoli riformatori della nostra Amministrazione, che l'indifferenza la fa da padrona e che né giudici, né dirigenti intervengono mai, o quasi mai, per stabilire se le regole sono rispettate dai dipendenti, i quali continuano a dormire, nonostante gli strepiti della gente, sonni tranquilli?

Nella tanto decantata riforma della giustizia, non c'è un piccolo spazio destinato all'abbattimento delle barriere burocratiche, perché gli utenti possano conseguire ciò che gli spetta pagando (salatissime) tasse all'erario come avviene nei paesi civili?

Facce di bronzo



A vedere certi esempi di umanità, c'è da rimanere esterrefatti.

In una cittadina di provincia, come in tante altre consimili, si bada al sodo in politica.

La giunta comunale è allo sbando per lotte intestine tra sindaco e assessori, uno dei quali ha ottenuto lo scranno parlamentare, ma vuole continuare ad occupare la poltrona di presidente di non so quale benemerito ente - carrozzone, che dovrebbe occuparsi di sviluppo industriale nel territorio e che offre prebende prelibate per chi faccia parte del consiglio di amministrazione.

Da chi ha l'appoggio? Da un altro parlamentare dello stesso partito, il quale presiede contemporaneamente la provincia della stessa zona.

Le facce di bronzo si stanno moltiplicando e la gente sta a guardare senza più meravigliarsi di nulla.

La ripulsa della politica


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Gli ultimi sondaggi danno una percentuale di astensioni pari al circa il 25% . Ad essa vanno aggiunte le fasce di indecisi e di insoddisfatti, che fanno salire a circa il 40% il numero degli elettori contrari all'attuale situazione della politica, la quale si manifesta sempre di più come il dominio della partitocrazia e della casta di potere, composta dalla nomenklatura dei partiti e dalle varie sue propaggini, nei giornali, nelle televisioni, nell'industria, nelle banche, nei vari comitati d'affari, in tutti gli enti locali e nella miriade di società a conduzione pubblica o semi-pubblica e nelle persistenti corporazioni.

Altro che poteri forti.

Pare che l'Italia ormai sia attanagliata in una morsa, nella qualeélites a rovescio, minoranze che governano e lucrano alle spalle dei cittadini, costringono i ceti medi e deboli ad alimentare, con la crescente tassazione, un enorme

pachiderma, sempre più pesante, soffocante, impacciato, vorace e prepotente.

Guardiamo a quello che sta succedendo nella cosiddetta sociale civile.

A sostegno della maggioranza, una manifestazione di dubbie qualità intellettuali ed estetiche, che inneggia alle mutande per giustificare il premier.

Le donne in piazza in numerose città, anche all'estero, a protestare contro la legittimazione delle escort e il ruolo di protagoniste assunto, in molti casi, nella vita pubblica, senza un minimo di requisiti di credibilità.

La convention del nuovo movimento 'futurista', probabilmente destinato ad essere assassininato nella culla, per ambizioni individuali e personalistiche, in aperto contrasto con il tentativo di affidarne l'organizzazione a persone estranee ad incarichi parlamentari e prive di sinecure nei vari enti locali.

Il governo alla disperata ricerca di appoggi, nei meandri di Montecitorio, per puntellare un'attività semi-paralizzata, incerta indecisa, equivoca, ambivalente.

L'opposizione sparsa in varie correnti di pensiero, incapace di proporre un programma alternativo, dimostrare unità d'intenti, per realizzare le tanto declamate riforme istituzionali e dare respiro all'economia, al disagio dei gio

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vani, alla sofferenza di classi proletarizzate ed indigenti, divisa in lotte intestine tra leader ed aspiranti leader.

Questo è lo scenario penoso sotto gli occhi di tutti, con l'opinione pubblica afflitta da un sistema mediatico sempre più asservito al potere reale, in vista di piò o meno prossime elezioni generali.

Il vero obiettivo per i partiti è mendicare, barattare, comprare consensi dal cosiddetto popolo sovrano,il quale s'incarna pateticamente nella raffigurazione, data nel secolo scorso, ma ancora valida oggi da Podrecca e Galantara con la loro cxelebre rivista L'Asino, destinato inesorabilmente alle bastonature dei padroni del vapore.

Dove andremo di questo passo?

Nessuno può dirlo, ma è certo che i segnali negativi, provenienti dall'anti-politica, significano disgusto ed insofferenza verso ceti dirigenti preoccupati solo di conservare i propri privilegi, beffandosene del bene comune.

mercoledì 2 febbraio 2011

La sortita di Barbareschi


Caro Barbareschi, questa sua sortita ad Arcore, in visita al capo del governo, in un momento in cui la confusione nel pdl è massima, non mi piace punto.

Mi pare una replica poco commendevole della gaffe compiuta da Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che, con la scusa di rottamare il pd, intanto andava ad incollare i cocci tra maggioranza ed opposizione, nell'interesse presunto, molto presunto, di servire la sua città e di conseguenza la nazione italiana.

Lei ha porto omaggio al premier, dopo la brutta figura di Bondi al Ministero dei beni culturali, e questo puzza un po' troppo di bruciato per un parlamentare, che si era distinto per ferme convinzioni ed intransigenza ed uscite pubbliche molto (e giustamente) polemiche nei confronti di chi si era pentito, all'ultimora, di essere stato presente alla manifestazione di Bastia Umbra, tornando all'ovile del predellino, magari per paura di perdere i vantaggi accordati in sede legislativa all'università fantasma della Cepu...

Io non ho motivi personali, perché non ho tessere di partito, ma dopo i risultati del tentato (e giustificato) golpe contro la berlusconiana 'azienda partito' , apprezzando il programma del 'manifesto per l'Italia', è obiettivamente difficile pensare che con lo scarso 6 % del favore dei sondaggi, si possa andare molto lontano, senza pensare ad alleanze che puntino ad un rassemblement liberal-popolare, nello spirito del ppe europeo, equivalente al neo- conservatorismo britannico, francese e tedesco, alle cui idee fli, se non sbaglio, s'ispira.

Allora, mi permetta di chiederle se non le pare esagerato manifestare inquietudini sul futuro del programma contenuto nel 'manifesto' ,solo per il fatto che i princìpi ivi enunciati sono compatibili con quelli del 'Nuovo Polo' e consentirebbero, in più, di condizionare in senso moderato il governo che uscirà dalle prossime elezioni, in alternativa ad un centro-destra berlusconiano decotto da alleanze innaturali con la lega, cricche vergognose tra affaristi e politicanti, compromessi ideologici da prima repubblica (con l'accordo nauseabondo dei vecchi partiti d'impronta craxiana, missina e democristiana), che continuano a massacrare i ceti medi-produttivi e le classi più deboli, nulla avendo da spartire con la politica moderata e popolare affermatasi in Europa, dopo il tramonto delle ideologie legato al crollo del muro di Berlino.


domenica 31 ottobre 2010

Manifesto d'ottobre




Ottobre 2010: si apre un varco per un atto di politica generativa, una decisione perché qualcosa avvenga. Politicamente, cioè nella vita di tutti, con l’azione di tutti: un patto per la rinascita della res publica. Non una litania di valori ma un progetto per l’Italia contemporanea, una concreta costruzione di rigore e di impegno civile.

La politica oggi non ha visione né passione, non sente né esprime i bisogni e i desideri dei cittadini, che, votanti o no, la rifiutano e ne sono rifiutati, confinati ai margini di una sfera pubblica occupata da interessi privati e oligarchici. Solo attraverso l’immaginazione e il progetto la politica può ritrovare il senso della realtà, rimediando alla rassegnazione esistenziale che spegne lo spirito individuale e contrastando lo scetticismo diffuso che azzera ogni sentimento della cosa pubblica.

Ma politica e cultura crescono insieme o insieme declinano. Senza cielo politico non c’è cultura, ma soltanto erudizione e retorica: un rinnovato impegno politico e intellettuale si offre oggi come occasione di rinascita civile, come segno di responsabilità che coinvolge tutti i cittadini e in prima persona chi lavora con il pensiero e l’invenzione, con l’intelligenza e la fantasia, per stabilire la stretta relazione tra Potere e Sapere che dà virtù all’etica pubblica.

La corruzione politica più grave non è quella di cui si occupano i tribunali: l’illegalità è solo l’altra faccia della routine e del cinismo al potere.La crisi è profonda perché come una vera ruggine ha sfigurato l’immagine e intaccato la sostanza della politica. Non sono solo i partiti a essere in crisi ma la politica stessa è in pericolo perché non ha più né parole né ragioni per dirsi.Le parole della politica sono corrose, sono spuntate, non fanno presa sulla realtà.

È urgente uscire da una fase di transizione infinita, aprendo la strada alla modernizzazione della politica, della cultura, dell’economia italiana. Occorre promuovere una fase costituente, sottoscrivere un nuovo patto fondativo: costituzionale in un senso non solo giuridico, politico in senso non solo istituzionale.

Occorre ritrovare il filo di un grande racconto, di una narrazione più vera e più nobile della cultura e della storia repubblicana contro il degradante clichè di una italietta furba e inconcludente: ripensare il modello italiano e incarnare quel progetto, ridare corpo a una tradizione civile di cui si possa andare orgogliosi.

Mettere in gioco un libero pensiero, critico e creativo, in sintonia con le energie del presente per investire inquesto nostro tempo: pensiero per sfidare il presente, ma insieme pensiero per costruire il presente. Non c’è cultura né azione politica efficace senza passione del proprio tempo.

Non c’è politica senza un pensiero di rottura delle consuetudine usurate: occorre abbandonare la retorica che inchioda il futuro al passato. Superando le vecchie einaridite appartenenze, congedando le ossessioni e i ricatti delle memorie ferite,la politica rinasce nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un nuovo patto politico.

Non c’è politica senza un pensiero che esprima la passione del presente come intelligenza del futuro, che non è solo dopo, ma è anche altro: è sparigliare le carte e le compagnie del gioco per disegnare nuove coordinate dell’impresa comune. Esatta passione, mobilitazione di energie intellettuali e politiche per l’edificazione di un nuovo paesaggio nazionale.

Il patriottismo repubblicano è la forma non retorica di questo sentimento che è regola, prima che tradizione, impegno prima che eredità. E che è anche cura del bene comune e dei beni comuni,difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio materiale e immateriale.

Patriottismo repubblicano è promuovere un’idea espansiva e non puramente negativa della libertà. La migliore garanzia contro l’ingerenza arbitraria del potere nella sfera della libertà personale è infatti l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: “La libertà politica significa infattiildiritto di essere partecipe del governo oppure non significa nulla” (Arendt). Per questo è essenziale assicurare ai cittadini gli strumenti utili a “conoscere per deliberare” (Calamandrei). La politica vive nel nesso inscindibile tra pensiero e azione, tra cittadinanza e partecipazione politica, non nella rigida 'divisione del lavoro' tra rappresentanti e rappresentati, che aliena gli uni e gli altri e degrada la vita pubblica, spingendola alle opposte derive tecnocratiche e populistiche.

La politica laica protegge, custodisce, riveste la nuda persona di tutti i diritti civili che vanno precisamente declinati e garantiti: ma afferma anche il valore dei diritti politici che fanno di una persona un cittadino attivo. Patriottismo repubblicano è anche coltivare un’idea positiva della competizione tra le parti e dell’agonismo tra le forze politiche come presidio della libertà, secondo la lezione che Machiavelli desume dall’esperienza della repubblica romana.

Politica, però, è non solo rappresentazione dell’esistente, ma presentazione dei ‘senza parte’. Rappresentare gli ‘invisibili’, la realtà molecolare e disaggregata degli outsider i cui interessi non contano e non pesano nei rilevamenti statistici o nelle simulazioni dei sondaggi: che non hanno espressione e finiscono schiacciati e confusi nell’area indifferenziata del non voto e della renitenza civile. Non sono tutti poveri. Non sono tutti disoccupati o sottooccupati. Non sono tutti marginali. Non sono tutti stranieri. Ma sono tutti ‘clandestini della politica’, esclusi dalle logiche della rappresentanza e della decisione pubblica. Si tratta di persone – e sono milioni – la cui precarietà, prima ancora che da condizioni economiche e sociali, dipende da ragioni di esclusione e di afasia politica: refrattari alla vita pubblica e, proprio in quanto politicamente e intellettualmente più esigenti, non corrisposti dalle logiche privatistiche, antipolitiche, anticulturali che in questi anni hanno monopolizzato la sfera istituzionale.

Non c’è politica senza un pensiero che anticipi e accompagni l’azione trasformatrice. Il principale compito intellettuale della politica consiste nel riaccendere l’immaginazione progettuale della società. La politica deve rispondere con parole e azioni adeguate alle opportunità e alle sfide della scienza e della tecnologia nell’era della globalizzazione, dotandosi delle forme procedurali e istituzionali che possano governare i processi e i progressidell’innovazione: investire strategicamente nella ricerca, nelle arti e nelle nuove sfide dell’apprendimentoper avere presa sul futuro.

Azione politica e impegno intellettuale: l’obiettivo è accrescere il capitale sociale rappresentato dall’intelligenza e dalle virtù civili degli italiani. La qualità di una Città e del suo futuro si misura sulla virtù e sul merito dei suoi cittadini.

È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. La principale sfida politica e intellettuale che attende l’Italia è trovare la misura per riconoscere, chiamandoli con nuovi nomi, quanti sanno governare il presente e progettare il futuro, rispetto a quanti difendono l'esistente come il miglior mondo possibile. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.

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Aldo Amati, ex sindaco di Pesaro
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Salvo Andò, giurista, docente e rettore Università Kore
Emanuela Andreoni Fontecedro, latinista, docente Università Roma Tre
Antonio Arena, funzionario parlamento europeo
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Silvio Bastiancich, regista
Daniel Michael Belardini, programmatore
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Franco Cardini, storico, docente SUM-Italia
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Ivelise Perniola, storico del cinema, docente Università Roma Tre
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Maurizio Pieroni, già presidente del Gruppo dei Verdi al Senato
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